Commento alla prima serata del Festival di Sanremo

1A tutti voi che stasera non uscite, che non fate pipì, non parlate con nessuno. Che vi siete licenziati per non fare il turno di sera, che avete litigato al supermercato con un moccioso per avere l’ultima confezione di crocchette di pollo; questo pezzo è per voi, che pagherete il Canone Rai con la bolletta della luce e per cui una bella serata ve la siete guadagnata.

Sanremo 2016 comincia bene, con una carrellata di tutti i vincitori del Festival, dalla prima edizione a oggi, da Nilla Pizzi ai tre feticisti del Volo; si vedono un sacco di capelli e un sacco di nasi, quasi tutti di Iva Zanicchi. C’è un’anteprima carina, l’orchestra suona David Bowie, lo studio è un po’ troppo moderno, ma comunque luccicoso, interessante. Poi, buona lì; alle nove e quindici lo spettacolo era quasi finito. Non accade niente di particolarmente bello, ma soprattutto niente di veramente, oscenamente, sanamente brutto. Fragola è pronto per la Cresima, Noemi (con un vestito che sono quasi sicuro di aver già visto a Giusy Ferreri, il che non è mai – mai – un complimento) canta Masini che fa il ruffiano con le donne perché in passato le mandava a quel paese se non si mettevano con lui; ma niente di che. Le prime speranze si accendono con Deborah Iurato, vestita da Sonno della Ragione, ma comunque non abbastanza terribile da meritare attenzioni o sospiri.

Sta per avvenire l’incubo: canzoni non bruttissime, vestiti non bruttissimi, nemmeno un seno in giro di Alba Parietti (che 2ci prova come tutti gli anni a buttarlo fuori, spinge in tutte le direzioni, ma il regista ha occhi solo per Cristina Parodi seduta in prima fila). Persino Laura Pausini versione Titanic (che per carità il vestito Viennetta gusto fragola bello non era, ma comunque meglio di quando ha mostrato le grazie finendo un concerto in accappatoio) alla fine fa la sua figura. Mi attacco a tutto, pur di criticare, perché noi Sanremo lo guardiamo per quello, da sempre, per criticare, per sfogarci della nostra vita meschina; le pubblicità: le frasi di Fedez nei baci Perugina, Penelope Cruz che canta in romeno tu si na cosa grande; ma comunque Sanremo 2016 continua a essere solo noioso. Dov’è il brio, dove il sacro agognato trash, tutto nello spot di Ballando con le Stelle?

Ma ecco che le signore della platea sfoderano catapulte di cannocchiali per vedere pure i punti neri di Gabriel Garko che in realtà si chiama Dario Oliviero; quando presenta i cantanti, recita come nel Bello delle Donne (in maniera agghiacciante per noi uomini, sublime per voi donne), ma in più aggiunge risate inquietanti (che agli uomini risulteranno incomprensibili, alle donne tremendamente seducenti); io non riesco nemmeno a invidiarlo con gli occhiali di Lina Wertmuller.

Arisa c’era pure l’anno scorso, quando sembrava che si vestisse bene perché entrava insieme a Emma; quest’anno entra da sola e si vede che ha fatto shopping da Golden Point.

Si sa, il pubblico di Rai Uno è debole di cuore, così per non rischiare c’è una sorta di accordo: i comici, pure quelli bravi, dovrebbero cercare di non far ridere; così Aldo Giovanni e Giacomo nemmeno provano a scrivere una gag nuova, rifanno per la cinquecentomillesima volta un pezzo che ha stufato persino loro, che, nel dubbio, lo recitano senza maglietta, per farsi almeno dire che sono invecchiati decentemente. Virginia Raffaele sarebbe pure simpatica, ma non capisco la scelta di farle fare la Ferilli2, dicendo le cose che la Ferilli avrebbe detto davvero: non conveniva invitare la Ferilli?

Carlo Conti ringrazia le forze dell’Ordine per il loro lavoro.

Gli Stadio portano una canzone molto dolce, che infatti è piaciuta a Famiglia Cristiana, ma io devo imbottirmi di caffè. Nemmeno Morgan senza fiato insieme al cattivo di Chi ha incastrato Roger Rabbit riesce a darmi la svegliata che speravo; Enrico Ruggeri vestito come Renzi quando andava a Amici di Maria de Filippi fa il nonno di Nek, con un pezzo carino da balera del lungomare, in cui si fa tutti finta di non essere invecchiati. Invece io sono invecchiato eccome, nel frattempo. Anni, secoli. Quando è cominciato questo Festival?

Ringraziamo almeno Elton John che, nonostante il colore dei capelli (classico biondo Biscardi di quando mischi le tinte e sbagli tono), un sogno vero ce lo regala. Tutte le speranze sono per domani: il botox delle adorate Pravo e Kidman e la bellezza senza tempo di Nino Frassica. Per Cristina d’Avena dobbiamo aspettare fino a sabato, magari continuando a invecchiare inesorabilmente.

– Walter Farnetti – 

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