Canzoni contro la guerra

In un momento come questo, quali migliori note da far echeggiare, se non quelle di alcune delle più belle canzoni contro la guerra? Sappiamo già per certo che la musica si impegna sempre ad esprimere sentimenti privati, emozioni, paure e denunce sociali, diventando per questo le sue opere veri e propri inni per l’umanità. Oggi il cinismo generale ci ha pervasi, allontanandoci dallo slogan degli anni ’60, “Peace&Love”, ma non ci farebbe certo male tornare ad avere un po’ di quelle speranze nel cuore e acquisire nuovamente quell’indignazione di fronte a ciò che sta accadendo attorno a noi, in ogni parte del mondo. Mi sono permessa di scegliere qualche brano su tale argomento, seguendo un mio gusto personale, ma siamo aperti a commenti e a suggerimenti. Buon ascolto.

Zombie – Cranberries

Tratta dall’album No Need to Argue del 1994, è uno dei grandi successi della band irlandese, che denuncia le violenze causate dal conflitto in Irlanda del Nord, in particolare dell’attentato organizzato dall’Ira a Warrington, in Gran Bretagna, in cui un bambino di 12 anni, Timothy Perry, perse la vita. L’evento colpì moltissimo la cantante che volle subito “dire la sua”. La canzone è un aggressivo e arrabbiato pezzo grunge in cui la voce, solitamente dolce e solare della cantante, appare insolitamente dura, in linea con la crudezza del testo. Gli zombie a cui si fa riferimento nella canzone sarebbero tutte quelle persone ormai assuefatte alla violenza.

La guerra di Piero – Fabrizio De André

Sfido chiunque abbia un cuore nel proprio petto a non sentirsi pervadere da brividi quando questa canzone lo attraversa, come un proiettile. Personalmente, tutte le volte che ascolto quel “aveva il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore” non posso fare a meno di sentirmi male. L’ispirazione venne a De André dalla figura di suo zio, Francesco. Il ricordo del suo ritorno dal campo di concentramento, i suoi racconti, il resto della vita trascorsa alla deriva, segnarono profondamente la sensibilità del nipote Fabrizio, che in più occasioni si ricorderà di lui. “Quando è uscita, La guerra di Piero rimase praticamente invenduta; divenne un successo solo cinque anni dopo, con il boom della protesta, con Dylan, Donovan e compagnia.” (Fabrizio de André, in un’intervista al Corriere Mercantile di Genova, 8 marzo 1968).

Imagine – John Lennon

Ovviamente, non poteva mancare questo inno alla pace, uno dei brani più famosi sul tema, che in questi giorni è stata anche molto cantata, in seguito agli attacchi a Parigi. La rivista Rolling Stone l’ha posizionata al terzo posto nella classifica dei migliori brani musicali di tutti i tempi. L’ex presidente degli Stati Uniti Jimmy Carter ha dichiarato che in molti paesi del mondo la canzone Imagine gode dello stesso rispetto che viene riservato agli inni nazionali. Lennon affermò che il brano era “anti-religioso, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista, e viene accettato solo perché è coperto di zucchero”.

Blowin’in the wind – Bob Dylan

Blowin’ in the Wind è una famosa canzone di contenuto pacifista, scritta da Bob Dylan nel 1962 e pubblicata la prima volta l’anno successivo nell’album The Freewheelin’ Bob Dylan. Viene considerato da molti il manifesto della generazione statunitense degli anni Cinquanta e Sessanta, delusa politica del proprio paese, che l’ha trascinata prima della Guerra Fredda e poi nella Guerra del Vietnam. Nel giugno 1962, la canzone venne pubblicata su Sing Out!, accompagnata dal commento di Dylan: “Non c’è molto che possa dire circa questa canzone tranne che “la risposta soffia nel vento”. Non è in nessun libro o film o programma TV o gruppo di discussione. È nel vento – e sta soffiando nel vento. (…) l’unico problema è che nessuno raccoglie la risposta quando scende giù dal cielo, quindi non tanti la vedranno e la conosceranno e allora volerà via. Ripeto ancora che alcuni dei più grandi criminali sono quelli che girano la testa dall’altra parte quando vedono qualcosa di sbagliato sapendo che è sbagliato. Io ho solo 21 anni e so che ce ne sono tanti… Voi che avete più di 21 anni, voi siete più vecchi e smaliziati.”

Auschwitz – Francesco Guccini 

Auschwitz è una delle più celebri canzoni di Guccini, simbolo del suo intendere la musica non solo come passione, ma come strumento di denuncia, in questo caso di un tema estremamente importante e delicato. Parte, infatti, dall’olocausto, per arrivare ad affrontare la natura stessa dell’essere umano. Sempre presente è l’immagine del vento, che sembra leggero e spensierato, ma che in realtà è pregno del peso di tutti quei morti, è un vento irrequieto che schiaccia l’uomo con l’intensità di tutte le colpe da lui commesse, accusandolo con l’innocente voce di un bambino. Questo vento è presente in tutte le strofe, sempre accompagnato da un senso di presente, di attualità, di qualcosa che necessita il pensiero e la riflessione di chi ascolta; ma pensare non basta, bisogna, è questo il significato delle ultime strofe, agire e cambiare, solo così “il vento si poserà” .

Peace Train – Cat Stevens 

Il cantante inglese ha inciso due canzoni contro la guerra: questa e Angel of War. Dopo aver registrato la sua ultima canzone per l’album “Back to Earth” nel 1978, si era ritirato dai riflettori in seguito alla propria conversione alla fede islamica. In seguito, però, è tornato a incidere per reinterpretare proprio Peace Train. “Come essere umano e come musulmano è il mio contributo per una soluzione pacifica”, ha detto Stevens in una dichiarazione apparsa sul suo sito internet. Attualissima, oltre che veramente bella. Il brano contiene un messaggio di pace, scritto all’epoca in riferimento soprattutto alla Guerra del Vietnam di quei tempi. Stevens ha cantato il brano nel 2006, in occasione del concerto che celebrava il Nobel per la Pace assegnato a Muhammad Yunus del Bangladesh.

Sunday bloody sunday – U2

Sunday Bloody Sunday è una canzone del gruppo rock irlandese U2, parte del repertorio storico della band, contenuto originariamente nell’album War, inclusa nella lista delle 500 migliori canzoni secondo Rolling Stone. La locuzione inglese Bloody Sunday si riferisce ad un drammatico evento, accaduto il 30 gennaio 1972 a Derry, nell’Irlanda del Nord, quando un plotone di paracadutisti inglesi del 1° Reggimento aprì il fuoco su una folla di dimostranti che manifestavano contro alcune norme di polizia che consentivano l’internment, ovvero la reclusione preventiva senza termini temporali per il processo. Tredici dimostranti, molti dei quali giovanissimi, restarono uccisi nella sparatoria. All’epoca dei fatti, Bono aveva solo 11 anni, ma ciò lo colpì moltissimo, tanto da ispirarlo dieci anni dopo a scrivere questo brano. Sunday Bloody Sunday fu eseguita per la prima volta in pubblico nel dicembre 1982 a Belfast e nel presentare il brano al pubblico, Bono disse: “Parla di noi, dell’Irlanda. Ma se non piacerà a voi, non la suoneremo mai più”. Al termine dell’esecuzione la reazione del pubblico fu un’ovazione per la canzone e per la band. Il brano venne quindi inserito come prima traccia nell’album War, pubblicato nel marzo 1983.

Generale – Francesco De Gregori

È una delle canzoni più note di De Gregori: una ballata introdotta da un riff di pianoforte di Alberto Visentin. Il testo si riferisce al periodo del servizio militare prestato dal cantautore presso il Battaglione alpini “Tirano” di Malles Venosta. La collina è il Col di Tarces, la notte “crucca e assassina” cioè di lingua tedesca e intrisa del sangue versato dai terroristi indipendentisti altoatesini.  La canzone nasce in seguito alla visita in caserma di un generale degli alpini e suscita i sentimenti pacifisti e nostalgici di chi si trova lontano da casa per fare il servizio militare e anela al ritorno e alla vita normale. Un brano che è pura poesia, che riempie gli occhi di chi ascolta di immagini nitide e che riesce a regalare quei ricordi, che non sono nostri (e si spera non lo saranno mai), ma che appaiono scolpiti nella voce di chi racconta.

– Lidia Marino – 

 

 

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