Battute improvvisate diventate leggende nei film

Quante frasi indimenticabili sono entrate nel nostro linguaggio di tutti i giorni? Da francamente me ne infischio, a Bond, James Bond, da Gli farò un’offerta che non potrà rifiutare a Io sono tuo padre: insomma pura arte cinematografica raccolta in poche parole! Ebbene, tra queste leggende, così impresse nella memoria del pubblico, ci sono anche delle battute improvvisate diventate leggende nei film in cui sono state mantenute. Sì, perché i registi avrebbero potuto dire “naaah, questa la togliamo, non ti inventare niente” e invece si sono fidati degli attori. E meno male. Ne citerò cinque, ma vi stupireste di quanto spesso capiti ad un interprete di calarsi talmente nella parte da sentirsi perfettamente a suo agio a parlare come se fosse lui, creando pezzi di storia.

Ci serve una barca più grossa – Lo squalo

Ricordate Lo Squalo, il film del 1975 diretto da Spielberg? Nella storia, un grande squalo bianco, dall’infinito appetito, attacca dei bagnanti sull’isola di Amity, un immaginario luogo di villeggiatura estiva, spingendo il capo della polizia locale a cercare di ucciderlo, con l’aiuto di un biologo marino e un cacciatore di squali professionista. Nella scena in questione, Martin Brody, il poliziotto protagonista, interpretato da Roy Scheider vede l’enorme cacciatore per la prima volta, rimanendo (giustamente!) di sasso ed esclama, con una sorpresa più che spontanea, questa celebre battuta, destinata a diventare il simbolo della pellicola stessa. Non era presente nel copione. Spielberg, regista che nel corso della sua carriera ha sempre incentivato gli attori a contribuire allo sviluppo della trama del film e a sentirsi il più possibile in sintonia con i propri ruoli, decise di mantenerla nel montaggio finale, perché decisamente in linea con il personaggio. Questa miscela di shock, umorismo e  terrore che racchiude la frase rende bene sia lo stesso Brody che l’intera pellicola. Indimenticabile.

Sto camminando qui! – Midnight Cowboy

Scena tratta da Midnight Cowboy (Un uomo da marciapiede), film del 1969 diretto da John Schlesinger. Joe Buck (Jon Voight), annoiato dalla sua normale vita da lavapiatti, decide di trasferirsi a New York per fare il gigolò, convinto di poter mettere da parte facilmente una discreta somma di denaro in questo modo. Ovviamente, la realtà è ben diversa da quello che si aspettava e, sommerso dai problemi, Joe finirà per imbattersi in Rico (Dustin Hoffman), che gli complicherà ulteriormente la vita. A cosa dobbiamo questa frase famosissima? Ebbene secondo la versione più accreditata, raccontata sia da Hoffman che da Voight, la troupe non avrebbe ricevuto l’autorizzazione a chiudere le strade per le riprese, così venne inserita una telecamera in un furgone e furono piazzati dei microfoni nascosti nei vestiti degli attori. Le prime quattordici riprese però furono da buttare per tale motivo, mandando tutti fuori di testa, così quando alla quindicesima stavano per terminare e un taxi attraversò col semaforo rosso, rischiando di investire Hoffman, l’attore avrebbe esclamato “Sto camminando qui!” proprio per evitare di rovinare la scena ancora una volta! E pensare che piacque tanto da essere stata citata in numerosi altri film, da Ritorno al futuro II a Forrest Gump.

Ma dici a me?Taxi Driver 

Taxi Driver, fantastico film del 1976 diretto da Martin Scorsese, che non potete esservi perso. La trama tratta di Travis Bickle (Robert De Niro), un reduce di guerra che, a causa degli orrori che ha vissuto, soffre di una profonda insonnia, che lo porta ad accettare il lavoro di tassista notturno. Considerato uno dei più importanti e controversi film del cinema statunitense, è stato acclamato per le sue scene di forte impatto e per il suo ruvido realismo. Inoltre abbiamo una Jodie Foster tredicenne già meravigliosa. Ebbene in questa famosissima scena era previsto semplicemente che il protagonista parlasse con se stesso allo specchio, senza specificare cosa dicesse. De Niro si ispirò alle lezioni di recitazione dell’Actor’s Studio, dove gli veniva spesso chiesto di ripetere più volte la stessa frase con intonazioni diverse. Ha funzionato, direi! Una scena famosissima, omaggiata/parodiata mille altre volte, anche da De Niro stesso!

Lo so – Star Wars – Episodio V

Beh, come non parlare di uno degli episodi più belli della saga di Star Wars? Harrison Ford, decisamente a suo agio nei ruoli da scanzonato avventuriero, dalla battuta sagace e irriverente, non ha avuto grossi problemi ad inserire del suo in una delle citazioni più famose del cinema. Nella pellicola, su Bespin Han e Leia vengono consegnati al nemico e Vader, desideroso di tenere a bada Luke, utilizza, come prova del processo che cercherà di replicare poi sul figlio, l’ibernazione nella grafite su di Han. Prima di perdere del tutto i sensi per l’operazione congelante, Leia gli confessa il suo amore. Ecco gli sceneggiatori non sapevano come far reagire il personaggio, temendo di renderlo troppo banale e così affidarono la risposta ad Harrison Ford. E abbiamo avuto quel “lo so”: semplice, perfetto. Che altro aggiungere?

Come lacrime nella pioggia – Blade Runner 

Personalmente la mia preferita, anche se è difficile sceglierne una. Questa scena è tratta da quel grande capolavoro che è Blade Runner, film del 1982 diretto da Ridley Scott. Il poliziotto Rick Deckard (Harrison Ford) viene incaricato di eliminare quattro replicanti, simili nell’aspetto in tutto e per tutto agli esseri umani, i quali sono fuggiti dalle colonie in cui erano confinati e si sono nascosti a Los Angeles. Deckard compie il suo incarico, fino ad arrivare all’ultimo replicante, Roy Batty, interpretato da quel divino attore che è Rutger Hauer. Dopo un inseguimento sui tetti della città, Deckard rischia di cadere, ma Batty con le ultime forze rimastegli decide di salvare la vita al poliziotto. La pioggia scorre copiosa e c’è uno scambio di sguardi attoniti, prima che il replicante si lasci andare ad una riflessione che diventerà uno dei monologhi più celebri della storia del cinema. Il dialogo originale era molto più lungo, ma Hauer pensò che un replicante con poche energie in corpo non sarebbe riuscito a pronunciare tutte quelle parole e che forse nemmeno ne avrebbe avuto la voglia;, il suo addio doveva essere più diretto, ma doveva trasmettere quanto fosse profondo il suo pensiero e il suo animo. Tagliò il dialogo insieme al regista, ma durante le riprese della scena si lasciò andare, inserendo questo piccolo dettaglio, che però rese la frase ancora più d’effetto. L’interpretazione di Hauer fu così toccante e convincente che l’intera troupe ne rimase colpita, applaudendo e commuovendosi al termine delle riprese. Ah, se lo amo.

Ne sto tralasciando davvero moltissime, ma voglio citarne almeno qualcuna, perché sono certa che vi stupirà pensare a quanto a volte anche il caso può creare la storia. Vi dico solo Alla tua salute, bambina di Casablanca o Sono il lupo cattivo! di Shining o anche il Quello che ha preso la signorina di Harry ti presento Sally. Iconici.

– Lidia Marino – 

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