Artisti più influenti dell’Austria

Queste settimane di rubriche dedicate agli stati dell’Unione Europea serviranno a tutti noi per conoscere – o rinfrescare la memoria – meglio il panorama letterario/cinematografico/gastronomico/musicale e infine artistico delle varie nazioni, facendoci sentire subito dopo molto più acculturati! Oggi andremo a parlare degli artisti più influenti dell’Austria, partendo da quelli più famosi, per arrivare anche a nomi che potreste non aver sentito, ma che fareste subito bene ad annotarvi. Eccoci dunque porre come inizio il più noto tra loro: Gustav Klimt. A questo grande artista dobbiamo la fondazione, insieme ad altri diciannove colleghi, nel 1897 della Wiener Sezession (secessione viennese), dove chi aderiva aspirava, oltre a portare l’arte al di fuori dei confini della tradizione accademica, anche a una rinascita delle arti e dei mestieri.  Il simbolo del Secessionismo era la Pallade Atena, dea greca della saggezza e delle buone cause, che Klimt raffigurerà nel 1898 in uno dei suoi capolavori. Nel 1903, invece, Klimt si recò due volte a Ravenna, dove conobbe lo sfarzo dei mosaici bizantini e, ispirato da questi e dagli appena nati Wiener Werkstatte (Laboratori Viennesi), produsse alcune delle sue opere più celebri: Giuditta I (1901), il Ritratto di Adele Bloch-Bauer I (1907) e Il bacio (1907-08). Concluso il suo “periodo aureo”, Klimt però si trovò a vivere un periodo di crisi esistenziale e artistica, peggiorato anche dal tramonto del magico periodo della Belle Époque, che lo porterà a mettere in discussione la legittimità stessa della propria arte, soprattutto nel conoscere la produzione di artisti come Van Gogh, Matisse e Monet che lo influenzeranno nella realizzazione di tavole più colorate e soggetti diversi. Nonostante i profondi mutamenti, comunque, l’artista viennese fu espositore alla Biennale di Venezia nel 1910, vincendo pure, nel 1911, il primo premio dell’Esposizione Internazionale di Arte di Roma con Le Tre Età della Donna. Il suo straordinario dono, però, si interruppe l’11 gennaio 1918 quando fu colto da un insulto apoplettico che lo portò alla morte circa un mese dopo.

Pupillo di Klimt, fu invece Egon Schiele, uno dei maggiori artisti figurativi del primo Novecento, nonché esponente assoluto del primo espressionismo viennese insieme ad Oskar Kokoschka. Un talento incredibile che riuscirà, nonostante la morte precoce a soli 28 anni, a produrre circa trecentoquaranta dipinti e duemilaottocento tra acquerelli e disegni! Il suo lavoro è noto per l’intensità espressiva, l’introspezione psicologica e la comunicazione del disagio interiore che l’autore dimostrava in particolar modo verso la figura femminile, con numerosi soggetti nudi, contorti e spesso non interamente completati. Schiele viene senz’altro influenzato dal linguaggio prezioso e raffinato di Klimt, ma nella sua pittura c’è un evidente bisogno di mettere a nudo l’inconscio, di rappresentare un preciso e marcato stato emotivo. Nella fase finale della sua vita il tratto divenne ancora più nervoso, raggiungendo la massima libertà espressiva e realizzando molti paesaggi, soprattutto delle cittadine di Krumau e Neulengbach. Lavori in cui è sempre presente un costante senso drammatico e una visione della realtà sofferta e meditata nell’interiorità. Un artista davvero interessante, che affascina proprio per la sua capacità di entrare dentro chi osserva, con le sue angosce e le sue paure. I maggiori capolavori di Schiele sono ospitati principalmente a Vienna: alla Österreichische Galerie Belvedere sono conservati La famiglia, Ritratto dell’editore Eduard Kosmack, Gli amanti, La morte e la follia e molti ritratti tra i più famosi, che possono essere ammirati assieme ai dipinti di Klimt. La maggior parte delle opere di Schiele sono invece ospitate al Leopold Museum di Vienna.

Come promesso, passiamo ad autori meno noti, ma ugualmente interessanti: Gottfried Helnwein, un artista concettuale, che si occupa principalmente di psicologia e ansia sociale, questioni storiche e argomenti politici, considerato per questo spesso provocatorio e polemico. A lui dobbiamo la progettazione di alcuni grandi palcoscenici e il disegno di costumi per teatro, balletto e produzioni operistiche: fra queste la Staatsoper Hamburg, la Volksbuhne Berlin e l’Opera di Los Angeles. Inizialmente associato all’Iperrealismo, visto lo stile dei suoi primi acquerelli raffiguranti bambini feriti, Helnwein riunisce poi nelle sue opere una grande gamma di influenze, come l’espressionismo tedesco e la Pop Art americana, legandosi soprattutto a quest’ultima nella realizzazione di opere come Pink Mouse, che prende un’icona del mondo infantile e la rende inquietante e volutamente sinistra.  Concludiamo con Xenia Hausner, che ha iniziato la sua carriera creando scenografie per teatri come il Burgtheater di Vienna e il Covent Garden di Londra. Meno famosi sono le sue pitture, che incorporano in esse una forte presenza femminile, rappresentata oli e acrilici con ampi e vivaci tratti luminosi. Le sue immagini sono enigmatiche, le situazioni che descrive ambigue, il tutto ottenuto utilizzando una varietà di tecniche che costruisce una nuova realtà.

– Lidia Marino –

Rispondi