91 giorni a Star Wars – Episodio VII

Ci siamo, gente.1

Sei film, qualche serie – contorno, spin-off dedicati, videogiochi, romanzi, universi espansi, fan fictions conducono infine a questo punto: 91 giorni a Star Wars – Episodio VII, 91 giorni che non dimenticheremo. Almeno io non lo farò, perché, come spesso succede quando arriva una cosa di questa importanza nei cinema, speculare sulla qualità finale del film è sacrosanto; fare il contrario è impossibile. Ma, soprattutto, credo che questi 91 giorni saranno essenziali per capire cosa Star Wars possa ancora rappresentare per noi oggi, per il nostro sistema di valori, per il nostro rapporto con la realtà e l’arte. Perché Star Wars non è più, da tempo, solo cinema. Star Wars è un archetipo dell’immaginario collettivo; attendendolo ci prepariamo a tornare a casa, e a fare i conti con i suoi contenuti esattamente come facciamo quando riapriamo un vecchio libro di favole dei Grimm. Non ci credete? Proverò a convincervi.

1. Il valore di una leggenda

Allora, anzitutto 21provo a dire quello che penso della saga. Bene, parliamoci chiaro: da un punto di vista cinematografico e tecnico, rispetto agli standard più sviluppati del film d’avventura contemporaneo, non solo la seconda trilogia dei primi anni 2000 (derisa e fatta a pezzi forse in modo troppo gratuito), ma anche i primi film di Lucas appaiono troppo arcaici, troppo faciloni, senza troppo sviluppo psicologico. Oh, intendiamoci: mai fino a quel punto avremmo potuto immaginarci di vedere un super-cattivo vestito di nero e dalla spada laser color rosso diabolico fosse in realtà un “buono decaduto”, né che (udite-udite, perché secondo me è straordinario!) Luke non convolasse a giuste nozze con nessun’eroina, rimanendo una figura ascetica e solitaria. Oggi però quegli standard si sono talmente consolidati da far sì che li si guardino come “superati”. In tutto: nella retorica, nei valori, nella narrativa. Uno degli ultimi grandi film “spaziali” visto al cinema è stato, con tutti i suoi difetti, Interstellar: via l’epica, via la componente fantasy, solo la storia realistica di una difficile missione spaziale. E l’ultimo grande universo fantascientifico al cinema è stato quello di Riddick con Vin Diesel; un universo che girava attorno ad un criminale adatto ad essere protagonista di un thriller che di un’epopea. I viaggi spaziali sono quelli, cambia tutto il resto: non riusciamo più a trovare consolazione nel coraggioso Jedi che combatte il male. È come se, per la maggior parte di noi, della critica (ed occhio: non sempre la critica non è importante), apprezzasse di più le storie sporche che quelle linde e tranquille. Persino il fantasy è diventato sporco (Game of Thrones). Perché non la fantascienza, genere angosciante per eccellenza?

2. Oltre la storia, l’epica.

Eppure non possiamo vedere in coloro che ancora spendono soldi per biglietti, gadgets, raduni di ma3ssa a tema Star Wars gente “fuori moda”. Affatto. Possiamo avere qualche dubbio sullo sfruttamento commerciale di quel brand storico, che forse non permette lo sviluppo di idee innovative. Non è cosa normale, per una cultura, sia essa popolare e su larga scala come la nostra, produrre intrattenimento e arte sullo stesso soggetto per oltre quarant’anni. Ma ci pensate? I modellini di Millennium Falcon che usciranno nei negozi di qui a qualche mese saranno identici a quelli con cui giocavano fratelli maggiori o zii trent’anni fa. I motivetti della saga, che continuiamo a fischiettare da quarant’anni, sono sempre quelli. Non so a voi, ma a me dà da pensare. Vuol dire che, con buona pace di registi innovativi o di altri prodotti più potenti, che quell’universo ormai arcaico continua ad ispirarci nonostante tutto. I detrattori diranno che è moda, che è un atteggiamento senza critica che non tiene conto di alcune banalità e stupidità della trama dei vecchi film, o completamente in balìa di un marketing che non è mai finito. Non credo sia così, gente. Luke e Han Solo sono per il nostro immaginario massificato ciò che Aragorn e Eomer sono stati per le generazioni cresciute a pane e romanzo nel dopoguerra: stanno lì e ci ispirano nel modo di intrattenerci dandoci le linee guida per capire se un’opera a loro successiva ci può piacere o meno.

3. Nuove speranze

Il primo film 4di J.J. Abrams arriverà al cinema a metà dicembre, continuando il cammino dell’eroe iniziato tanto tempo fa. Non sappiamo cosa ci aspetta: i primi dettagli della trama vogliono soltanto che una nuova minaccia ancora più pericolosa dell’Impero sta tornando; dicono si ispiri al fenomeno storico che criminali nazisti fuggiti in Argentina dopo la Seconda Guerra Mondiale, immaginando cosa sarebbe successo se fossero riusciti a ricostituire una potente organizzazione paramilitare. Luke sarà ancora destinato a combattere. Nuovi Jedi si affacceranno sulla scena e, Episodio III docet, soffriranno; forse la Nuova Repubblica ricostruita a fatica da Leia e soci cadrà di nuovo, e tutti soffriremo. Anakin farà cucù durante il film come Fantasma della Forza (ci scommetto la mia copia della trilogia in DVD). È una sensazione inebriante: il mito non è finito, a quanto pare c’è ancora un pezzo di leggenda da raccontare. Cosa spero io? Un salto di qualità. Abrams è un bravo sceneggiatore, moderno, brillante. Se riuscirà ad unire la sua buona tecnica allo spirito della saga per eccellenza. Se così non sarà, beh… almeno, sapremo comunque “semplicemente” cosa è successo dopo l’epilogo de Il Ritorno dello Jedi. Ed io, non so voi, non devo l’ora.

– Fabio Antinucci – 

Rispondi