80 anni fa usciva il romanzo di Via col vento: 5 motivi per leggerlo

Non è un segreto: Gone with the wind è il film che amo di più al mondo. Non il mio preferito – per motivi più tecnici che altro -, ma senz’altro quello che più mi appassiona e che non smetto mai di voler guardare, traendone ogni volta lo stesso piacere (e lo stesso dolore). Ma oggi non parlerò della pellicola, ma del libro che ne ha permesso la nascita sul grande schermo: 80 anni fa usciva il romanzo di Via col vento, per l’appunto, portando nel nostro immaginario collettivo personaggi che tutt’ora la gente conosce, anche se ignara della loro vera storia. Perché è innegabile: anche chi si è sempre rifiutato – per qualche arcano motivo – di vedere il film o leggere il libro, a determinate citazioni collegherà comunque i suoi protagonisti, ponendo l’accento su quanto questi due pezzi di storia siano diventati – e continuino ad esserlo – iconici. Siccome mi dispiaccio sempre che ci sia ancora qualcuno non disposto a regalarsi la conoscenza di questi gioielli, ho deciso di stilare 5 motivi che spero vi convinceranno ad aprire le pagine di questo splendido romanzo, o almeno di liberarvi qualche ora per guardare il film. Quest’ultimo risulta – tra tutti i libri che abbia letto – uno dei più fedeli al suo originale (sebbene, com’è ovvio, non ci sia proprio tutto tutto e alcune cose siano state mutate e/o cancellate), quindi vi perdonerò se sceglierete di saltare uno dei due, per dedicarvi all’altro. Ma fatelo.

1. Romanzo di un’era.1

Nonostante sia stato più volte accusato di razzismo, per motivi che risultano piuttosto ovvi, dato il ruolo di “animali da compagnia” degli schiavi neri, che vengono dipinti in toni scherzosi e, a volte, denigratori, non ponendo mai davvero l’accento sulla loro reale situazione dell’epoca, Via col vento risulta un romanzo dove la realtà della società suddista viene mostrata con l’esatto scopo di sottolinearne i difetti, l’arroganza e la dimensione assolutamente distante dalla realtà. I personaggi, infatti, tutti estremamente caratterizzati – punto fondamentale della bellezza di tale opera -, vengono presentati all’inizio come immersi in una specie di dipinto, dove i merletti e i baciamano sono le uniche preoccupazioni di una generazione “vuota”, priva di fondamenta. E non è un caso che i suoi protagonisti – “anomali” per quella società, ritenuti privi di valori che poi valori non sono – siano i veri sopravvissuti di tutta la vicenda. Come romanzo storico si pone l’obiettivo di essere preciso riguardo a dati realmente accaduti, ad eventi che quella gente ha realmente vissuto, ma non si pone lo scopo di rendere il tutto “reale”, ma anzi profondamente soggettivo. I nordisti sono maledetti perché è il sud a parlare, i “negri” sono “inferiori”, perché è la classe bianca dell’epoca a vederli così, e anzi non bisogna dimenticare che uno dei personaggi principali, che segna tutta la vicenda e che ricopre un ruolo per nulla marginale, è proprio quello di Mammy, che – per quanto stereotipata – porta luce alla sua gente e ha avuto – come personaggio – anche il merito di far vincere per la prima volta ad un’attrice di colore l’Oscar, che l’ha portata alla luce sul grande schermo. Mica cavoli. Ad ogni modo, tutto questo giro di parole mi serviva per difendere l’unica critica che a mio avviso potrebbe essere fatta a questo “romanzo storico”, che però per il resto è molto fedele e mantiene una precisione nelle descrizioni di eventi e luoghi incredibilmente fedele e apprezzabile, il tutto condito con tanta nostalgia.

2. La figura femminile.2

Ovviamente partirò parlando della sua protagonista, Rossella. Per quanto molti la odino, perché profondamente egoista e infantile, sotto molti punti di vista, Rossella è un personaggio con tanti di quegli attributi da far impallidire molti eroi uomini della letteratura. Questa giovane e bellissima ragazza viene privata di tutto ciò che per lei rappresentava la normalità di punto in bianco, portandola ad affrontare morti di persone amate, la guerra e la fame, quell’orribile terrore di non riuscire a sopravvivere ai propri morsi allo stomaco. E lei come ne esce? Mostruosamente trasfigurata, pronta a passare sopra a chiunque, pur di ottenere ciò che desidera, ma – e sì, c’è un MA – ancora ancorata – in modo un po’ patetico, ma certo disperato – alla bambina che era e alle speranze che l’avevano caratterizzata un tempo in quell’unico e deleterio desiderio di avere quel primo uomo che l’aveva rifiutata. C’è un’introspezione filosofica in Rossella che nemmeno vi immaginate. Ma questa magnifica prima donna non è certo l’unico personaggio femminile sul quale porre l’attenzione e sono contenta di poterne scrivere, finalmente: chi ama Rossella, inevitabilmente ha in antipatia la dolce e mesta Melania. Ebbene, io le amo profondamente entrambe e questo proprio perché rappresentano ciò che ho sempre cercato di difendere nelle prime principesse Disney: la forza della donna di una volta. Quella che non alza la voce, quella che può sembrare sottomessa, ma che – magari a testa bassa – affronta avventure che non si sarebbe mai aspettata e ne esce sempre più forte, non perdendo mai la sua naturale dolcezza. Del resto, come dice lo stesso Rhett: “Melania è una sciocca, ma non nella maniera che credi (…) è una persona troppo onesta per concepire la disonestà nelle persone che ama.” E, per non dilungarmi, citerò soltanto anche Mammy e Bella, che non hanno niente da invidiare, come forza e intraprendenza, alla protagonista.  Non ricordo esattamente

3. Rhett Butler.3

Per quanto mi riguarda avrei messo Rhett in tutti i punti, perché è il miglior personaggio che esista e che si possa amare. Cercando di discostarsi da Gable – cosa che ammetto mi risulta alquanto difficile -, il protagonista maschile non ne risente affatto, essendo così caratterizzato da non necessitare di un volto per immaginarlo parlare, muoversi ed agire. Rhett è la versione più matura e meno “fredda” di Rossella: lui la ama proprio perché vede in lei qualcuno di non falso, di spontaneo, di egoista, nel senso buono del termine. Ma è proprio questo amore che lo rende schiavo del cambiamento della donna e gli rende impossibile andarle incontro, lottando contro i mulini a vento che lei mantiene nella sua testa, lasciando entrambi a mani vuote. Rhett non potrà che farvi innamorare di lui, che siate donne o uomini, perché rappresenta la faccia spregiudicata della realtà, quella che non si spaventa dei giudizi della gente, quella che agisce per volontà propria, quella che ama senza maschere, e quella che può essere distrutta proprio per quest’ultimo punto. Sarcastico, irriverente, ma dolce e appassionato, per me rappresenta davvero la perfezione per un personaggio, che – come tutti gli altri – cresce e muta nel corso della storia, arrivando al punto finale in cui per lui “la causa persa” che tanto l’aveva sempre attratto diventa troppo dolorosa da essere vissuta. Proprio nel momento in cui avrebbe potuto vincerla. Certo, nella mia mente Rossella, che ha giurato di riprenderselo, alla fine ce l’ha fatto e quindi riesco a convivere con il dolore che mi provoca tutte le volte la conclusione del romanzo.

4. Forza e coraggio.4

Oh, sembra una sciocchezza ed invece non lo è affatto: questo romanzo ti spinge a pensare: “cavolo, posso farcela.” Perché? Perché è quello che la protagonista pensa ed ottiene per tutto il tempo. Lei è caparbia, forte e non si lascia mai piegare dall’immane fatica che vuole schiacciarla e sconfiggerla. Lei ce la farà. E allora perché non dovremmo pensare la stessa cosa? Insomma, pensateci: le citazioni più importanti del romanzo (e del film) quali sono? Domani è un altro giorno, francamente me ne infischio e ci penserò più tardi, più tardi avrò il coraggio di sopportarlo: un inno al pensiero positivo, al mettere da parte ciò che ci piega, per focalizzarci su ciò che potremmo realizzare domani, su ciò che ci renderà forti un altro giorno, infischiandosene dei problemi. Insomma, se Rhett, dopo anni di amore, sofferenza e profonda depressione, riesce a lasciarsi alle spalle la sua amata, andando verso l’orizzonte di speranza, questo dovrebbe dare forza anche a noi. E se Rossella si asciuga le lacrime, riflettendo su ciò che le è stato portato via, ma trova il coraggio alla fine di alzare il pugno al cielo e prepararsi per un’altra sfida, questo dovrebbe essere il nostro modo di comportarci. Insomma, forse non proprio un romanzo pedagogico, ma senz’altro uno spunto di riflessione per quando ci sentiamo veramente a terra, no?

5. Storia d’amore non convenzionale.5

Non ho mai amato le storie d’amore “semplici”, quelle dove i due innamorati sembrano poter affrontare ogni ostacolo, dove il sentimento tra i due è forte all’inizio così com’è forte alla fine, dove la realtà sembra non cambiare davvero i caratteri di nessuno dei due protagonisti. Non sono una fan, insomma, di coppie come Romeo e Giulietta, Tristano e Isotta, persino Jack e Rose (per quanto ami Titanic) o Bella ed Edward. Io sono fan di quegli amori, spesso non corrisposti, dove i due protagonisti sembrano fare di tutto per remarsi contro e rimangono legati dalla profonda passione che inevitabilmente li fa scontrare, ma senza dargli il sollievo dell’incontro e del lieto fine. Ecco perché Rhett e Rossella rappresentano per me una coppia estremamente affascinante: entrambi rimangono essenzialmente due personaggi singoli, ognuno con la propria reazione e crescita, uniti da un amore che per uno è evidente per l’altra è difficile da accettare, ma che – per loro puro orgoglio – non può che finire male. La loro storia d’amore, infatti, non è il vero fulcro del libro, ma bensì il risultato di due anime che avrebbero potuto essere felici e non lo sono state. Lo so, è profondamente triste tutto questo, ma anche poetico, ammettetelo. Ed è anche una storia che, pur se romanzata, mantiene una realtà che tutti dovrebbero ricordare: l’amore non basta, se non c’è la testa, la pazienza e la presenza.

E dopo questa frase sdolcinata, vi invito nuovamente ad andarvi subito a cercare questo romanzo. Vi prego.

– Lidia Marino – 

Rispondi