8 motivi per cui siamo cresciuti coi Piccoli Brividi

Per tutti coloro che li hanno letti, sfogliati, ricevuti, scambiati, ammassati nelle soffitte vicino ai pacchi coi pupazzi del presepe, I Piccoli Brividi sono un’istituzione e un ricordo indelebile. Fanno paura ma non fanno paura, e questo li rende adatti agli intrepidi, ma anche  agli impressionabili. Sono brevi, non superano quasi mai le 150 pagine scritte grandi, il che produceva orgoglio a ogni nuovo libro letto e voglia di comprarne altri e poi altri ancora; e ce n’erano talmente tanti che non si rischiava mai di averli letti tutti: li avevi sempre letti quasi tutti; stavi sempre a quasi tutti. Allevati con lo squittire di Geronimo Stilton e il suo formaggio, i bambini d’oggi sanno poco o nulla delle nostre ardimentose avventure, già relegate a un passato trapassato e polveroso. In piena nostalgia estiva, ecco 8 motivi per cui siamo cresciuti (felicemente) coi Piccoli Brividi.

1. Paure

1Ognuno ha le sue, alcuni ne hanno a migliaia. Io sono terrorizzato dalle mantidi religiose, dagli uomini coi capelli ricci e dalle commesse con le unghie lunghe. Cercare la propria fobia sui Piccoli Brividi è istruttivo e commovente: vampiri, licantropi, fantasmi, zombie, mostri di vario genere; ma anche zie grasse, custodi calvi e maestre orrorifiche. I deboli di stomaco avranno anche temuto la preoccupante frequenza della parola “conato”, senza mai esser riusciti a usarla nella vita o a capirne l’accento.

2. Immedesimazione
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I protagonisti sono spesso dei reietti. Chi racconta è il fratello sfigato di una sorella popolare, o la sorella sfigata di un fratello popolare. Perfetto per voi che leggete, perché probabilmente siete i fratelli sfigati di una sorella popolare o le sorelle sfigate di un fratello popolare, visto che state sul divano a leggere con la torcia, mentre tutti gli altri sono fuori a giocare a racchettoni (se poi i fratelli in questione erano particolarmente svegli, i racchettoni diventano metafora di molto altro).

3. Scelta
3Per molti di noi, I Piccoli Brividi sono stati il primo contatto col libero arbitrio. Vederne scaffali interi, ingombri, ci illudeva che la vita fosse tutta una questione di scelte. È un’esperienza inebriante che gli adulti cercano di riprodurre coi menù infiniti del ristorante cinese. In ultima pagina, poi, una lista con i titoli delle ultime pubblicazioni rendeva l’esperienza della libertà tascabile e perennemente trasportabile.

4. Dire R. L. Stine
4Tutti in fondo nutriamo il sublime piacere di pronunciare quei nomi puntati che stanno prima dei cognomi famosi. Questo forse spiega il successo strepitoso di J. K. Rowling, la donna dalle iniziali puntate più nominata al mondo, o di Clemente J. Mimun del tg5: tutti ci siamo chiesti almeno una volta “Che diavolo può rappresentare quel J puntato?”. E non vogliamo saperlo davvero, ma solo dirlo; tipo la raccolta differenziata: nessuno la fa sul serio.

5. Adesivi
5Gli editori dei Piccoli Brividi erano tanto generosi da prevedere, in fondo a ogni libro, una pagina piena piena di adesivi; siccome a quell’età i diari personali sono più importanti della Bibbia (servono ad esempio per vergare a lettere indelebili  frasi contrite come “Non piangere perché un amore è finito, sorridi perché c’è stato”), gli adesivi costituiscono un’arma potente; chi ne ha di più, ha il diario più bello; chi ha il diario più bello, ha l’anima più bella. Chi ha l’anima bella, governa il mondo.

6. Colori
6I Piccoli Brividi sono variopinti e spiccano su tutte le librerie; il numero di sfumature supera di poco quelle dei camicioni fantasia di Romina Power. Contemplarli nella loro allegria-arcobaleno è un piacere impronunciabile che da adulti sostituiamo coi cocci colorati comprati in Portogallo, da vecchi tingendoci i capelli come Aldo Biscardi.

7. Trama

7La trama di un nuovo Piccolo Brivido, tutto sommato, non si discosta mai troppo dal precedente che abbiamo letto; questo ci rassicura e protegge (sennò, non si spiega il successo di Real Time, in cui non solo tutte le puntate di un programma sono uguali, ma anche tutti i programmi e i loro titoli; si distinguono solo perché in alcuni non c’è Benedetta Parodi). Ma nonostante le somiglianze, eravamo sempre catapultati in qualche avventura fantastica. In tutti i giovani lettori di Piccoli Brividi risplendono vivide le atmosfere giocose ma tramate di sospetti, le feste su cui incombeva un pericolo, la realtà quotidiana che improvvisamente si macchiava d’incredibile; era il modo migliore di realizzare una magia, di scoprire che le paure si superano anche leggendo.

8. Film

8Dai Piccoli Brividi sono stati tratti dei film; terribili (e non certo perché spaventosi). Il piacere non era guardarli, ma far capire agli amici non lettori (si ricordi che tutti i lettori, per intima costituzione, sono spocchiosi e si credono superiori) che noi sapevamo. Sapevamo già la storia, i colpi di scena, le risoluzioni. E finalmente, con la stessa fierezza che ci avrebbe contraddistinto per tutta la vita, pronunciavamo quella frase: “Sì, il film è carino… ma il libro è meglio”. Frase che ha una sola, alchemica risposta (incredibilmente falsa, ma radicata in noi come il Peccato Originale): “I libri sono sempre meglio dei film”. Ah, sì? E allora Kubrick? E allora Gossip Girl?

– Walter Farnetti – 

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