3 libri di Fleur Jaeggy da procurarsi e divorare

Con questa autrice svizzera inizia la rubrica di Walter, che vi svelerà i tre libri che proprio non potete perdervi di vari autori. Prendete appunti e buona lettura!

Misteriosa e folgorante, è una scrittrice svizzera nata a Zurigo nel 1940. Amica di personalità illustri come Ingeborg Bachmann e Thomas Bernhard, è la moglie dell’editore e saggista Roberto Calasso, mitico presidente della Adelphi. Oltre ad essersi inabissata nella difficilissima traduzione di autori come Thomas de Quincey o Marcel Schowb, ha scritto per il teatro e si è nascosta dietro lo pseudonimo Carlotta Wieck per collaborare ad alcuni testi di Franco Battiato. Tradotta a sua volta, viene letta in almeno ventitre lingue. L’esordio letterario è del 1968 con il romanzo “Il dito in bocca”, storia di Lung, una ragazza che non riesce a perdere l’abitudine infantile di tenere il dito in bocca. L’ultima pubblicazione è del 2014 con la raccolta di racconti “Sono il fretello di XX”. Il suo stile è perfetto, letale. Ogni parola è scelta sempre con la massima cura, senza mai un eccesso, senza sbavature. Leggendola, vi perderete tra riferimenti funebri, storie a loro modo ironiche, suggestioni appena suggerite, straniamenti da rincorrere. Ma soprattutto, storie indimenticabili.

Ecco 3 libri di Fleur Jaeggy da procurarsi e divorare:

1 Proleterka.b

Romanzo di una crociera agghiacciante e tenerissima in cui il viaggio diventa un modo per conoscersi; lo strano rapporto tra una figlia e un padre, la loro estraneità, il bisogno di riconoscersi e spesso l’impossibilità di farlo, si esprimono in una galleria precisa e pungente di incontri, di panorami. Ad accrescere la tensione, il fatto che il viaggio sia rivissuto nel ricordo, recuperato con pathos da un passato ormai vecchio. Dall’incipit non ci si può fermare: “Sono passati molto anni e questa mattina ho un desiderio improvviso: vorrei le ceneri di mio padre”.

a2 La paura del cielo. Vincitore del Premio Moravia 1994, si tratta di una raccolta di racconti in cui lo stile di Fleur Jaeggy si esprime in maniera esemplare. I titoli apparentemente generici (“Una moglie”, “La promessa”, “I gemelli”, “La casa gratuita”) dischiudono in realtà un universo inquieto, agitato da forze sotterranee. Si ha sempre l’impressione di vedere paesaggi popolati di spettri, di perversioni sopite; la morte, come una quieta presenza, compare e scompare, accompagna i personaggi. La tensione è sempre fortissima e si esplica nel delitto o in un silenzio onirico che nasconde tutto.

c3 I beati anni del castigo. Capolavoro assoluto della scrittrice, con cui ha raggiunto il grande consenso di pubblico e critica, i Beati anni del Castigo vinse nel 1990 il Premio Bagutta. Il ricordo dell’adolescenza in un collegio svizzero si snoda fino ad avvolgere tante vite e le pene occultate in quelle vite. Il nitore della prosa fa da contrappunto all’offuscamento dei sentimenti, sempre mortiferi, spesso congelati. Che pure, trovano tremendamente il modo di incendiarsi e bruciare tutto. Non a caso, il poeta Iosif Broskij, che alla Jaeggy ha dedicato varie liriche, ha avuto a dire: “Durata della lettura: circa quattro ore. Durata del ricordo, come per l’autrice: il resto della vita”.

Resta solo da sperare che la Adelphi pubblichi di nuovo le sue opere più vecchie, da troppo tempo fuori catalogo.

– Walter Farnetti – 

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