15 uomini sulla cassa del morto: i pirati, chi sono e dove trovarli

1Cos’è meglio dei pirati? Niente è meglio dei pirati. Forse perché molti ricordi della nostra infanzia sono legati ai pirati, omacci barbuti che ci squadravano da sotto i loro tricorni malconci ragliando: ciurma, all’arrembaggio! E se anche il bambino che è in voi non risponde subito con uno yarrr, allora l’adulto che è in voi può andare col pensiero allo spirito di avventura di questi indomabili abitatori dell’oceano, trasportati dal vento e dalla sete d’oro, che scrutavano l’orizzonte coi loro monocoli telescopici in attesa della prossima preda. Anche dopo la fine della loro età dell’oro, i pirati hanno continuato a solcare oceani, opere letterarie, pellicole cinematografiche e molto altro ancora, diventando imprescindibili icone pop. I pirati hanno vinto! Alla faccia della marina britannica. Per dimostrarvelo, ecco qui 15 nomi eccellenti di pirati di ieri e di oggi, comodamente suddivisi per categorie tematiche. Have a ruckas, mates!

Pirati da leggere

Partiamo da Shakespeare. Perché sì, in alcune opere del Bardo si parla di pirati: Hamlet racconta a Horatio di essere scampato a una ciurma di pirati; in Antony & Cleopatra si parla di Menas e Menecrates, due noti pirati dell’antichità; nella seconda parte di Henry VI incontriamo la ciurma di Walter Whitmore, uno degli archetipi del pirata di tutti i tempi: brutto, cattivo e con un occhio mancante. D’altro canto Shakespeare visse nell’età d’oro della pirateria e dei corsari: per lui ignorarla sarebbe stato come per uno scrittore contemporaneo ignorare Internet. A quel tempo, pittori, poeti e narratori si ispiravano alle storie dei grandi corsari e filibustieri contemporanei – se vi intriga il genere, vi consiglio Storia della pirateria di David Cordingly, opera che raccoglie le 2storie dei pirati realmente esistiti dall’antichità all’era moderna – e così avverrà nelle epoche successive: due secoli dopo, Daniel Defoe racconterà le avventure di Capitan Singleton, pirata dei mari orientali, probabilmente tratto dall’inglese Henry Every (detto Long Ben, 1659-1699). Perfino Edgar Allan Poe si cimenterà nel genere piratesco, con in un’insolita storia fitta di avventure e misteri intitolata The Gold-Bug: il protagonista, William Legrand, si ritrova senza volerlo nel bel mezzo di una caccia al mitico tesoro di Capitan Kidd (1645-1701), forse l’unico esempio di pirata “involontario” della storia (iniziò come corsaro di Sua Maestà ma, dopo una serie di sfortunati eventi e qualche legge infranta, fu costretto a darsi alla pirateria). Dal pirata in carne e ossa a quello sulla carta, insomma, il passo è sempre stato breve. Ironia della sorte, il pirata per eccellenza (quello con il tricorno, il pappagallo chiacchierone e una gamba di legno) è tuttavia un personaggio di pura invenzione. Parliamo di mastro Long John Silver, anche noto come Barbecue o il Cuoco di Mare, protagonista del classico Treasure Island (1883) di Robert Louis Stevenson, autore di una lunga serie di avventure di mare, nonché geniale creatore del dottor Jekyll e del signor Hyde. Maestro del doppio, Stevenson ha creato un personaggio che fa di ambiguità virtù: oratore insuperabile e virtuoso del voltafaccia, John Silver ha affascinato generazioni di lettori con il suo incorreggibile opportunismo. Non sappiamo cosa sia successo a Silver dopo l’ultimo saluto a Jim Hawkins – perlomeno non è Stevenson a dircelo. Ma se siete curiosi di saperne di più, potete leggere i due sequel di Björn Larsson, che ha immaginato l’epilogo della sua vicenda.
Tra i membri del suo equipaggio, sembra che ci sia stato anche un certo James Hook, ovvero Capitan Un3cino, nemesi di Peter Pan – o almeno così ci racconta l’autore J.M. Barrie: pare che Uncino sia stato l’unico uomo che Silver abbia mai temuto. Se oltre ai pirati vi piacciono anche i manga, non potrete non amare il capolavoro di Leiji Matsumoto, Capitan Harlock, dove al mare si sostituisce lo spazio, solcato dall’equipaggio della nave Arcadia in un’epica avventura ambientata “tanto tempo fa, nel lontano 2977”. Più recente ma ugualmente fenomenale la serie firmata Eiichirō Oda, One Piece: intrisa di sincero entusiasmo piratesco per l’avventura, la serie racconta la storia di Monkey D. Rufy detto Cappello di Paglia, che ha mangiato il frutto Gom Gom ed è alla ricerca del mitico tesoro di Gold Roger per diventare il re dei pirati. Se tutto questo non ha senso per voi, vi assicuro che dovrebbe: provare per credere. Infine, una chicca tutta italiana: lo sapete che il nostro caro vecchio Sandokan, la Tigre della Malesia, è uno dei pirati più famosi del mondo? Intere generazioni di lettori sono cresciuti con le decine di storie piratesche di Emilio Salgari, tradotte in decine di lingue diverse e oggi disponibili integralmente sul portale Liber Liber del Progetto Manuzio. In qualche calda serata estiva e in un’improbabile fascia oraria, se siete fortunati, potrete ancora vederlo sulla Rai impersonato dal mitico Kabir Bedi mentre infilza un nemico dopo l’altro con la sua sciabola perennemente immacolata (che volete, era uno show per tutta la famiglia!).

Pirati da vedere


Ça va sans dire
: Pirati dei Caraibi meriterebbe una menzione speciale soltanto per aver riportato in auge, dopo tanto tempo, le storie di pirati altrimenti dimenticate. L’intera serie di film (la prima trilogia in particolare), oltre a una regia impeccabile e4 una colonna sonora da brivido – targata Hans “Che-ve-lo-dico-a-fare” Zimmer – può vantare una sceneggiatura particolarmente accurata nella rivisitazione di noti personaggi della storia e della letteratura: un Johnny Deep ormai leggendario veste i panni di Jack Sparrow… pardon: Capitan Jack Sparrow. Non molti sanno che il suo personaggio riprende quello del pirata John Rackham o Calico Jack (1682-1720), famoso per il suo stile eccentrico, nonché per aver inventato il più famoso fra i Jolly Roger, la bandiera tradizionale dei pirati, con un teschio e due sciabole incrociate. Non dimentichiamo un fenomenale Geoffrey Rush interprete di Capitan Barbossa, ovviamente ispirato al personaggio di John Silver (ricapitolando: pappagallo, gamba di legno, grande oratore nonché gran figlio di buona donna) e doppiato nella versione italiana da Pietro Ubaldi, mitica voce dei pirati dagli spot della Fisher Price a oggi – perché sì, si può essere pirati anche solo con la propria voce. Ma i pirati non sono solo sul grande schermo: dal 2014 è in onda sul canale statunitense Starz una serie tv intitolata Black Sails. Concepita come antefatto di Treasure Island, la serie racconta le vicende di John Silver, Billy Bones e soprattutto del temutissimo Capitano Flint, fantasma onnipresente nel classico di Stevenson. Ma Black Sails non si limita a questo, ampliandosi man mano fino a rappresentare un grandioso affresco dell’età d’oro della pirateria dei Caraibi – e della sua fine imminente. Lo show mescola una gruesomeness alla Game of Thrones con l’epicità delle avventure marine e il racconto di guerra, senza sacrificare il romance e l’introspezione psicologica dei personaggi. Una serie magnifica, che nessun amante dell’avventura e dell’intrigo vorrebbe perdersi. Una menzione speciale meritano due personaggi di Matt Groening, il Capitano Horatio McCallister (arrr) e il professor Farnsworth, che non manca mai di rivolgersi al suo 5equipaggio con il consueto “buone notizie, ciurmaglia!”.

Pirati da giocare

Dietro ogni adulto che ama i pirati, c’è un bambino (o una bambina) che da grande voleva fare il pirata. In mancanza di una fattibilità concreta, ci si è accontentati di un surrogato videoludico. Nell’era dei floppy disks e dei CD-ROMs, la LucasArts ci regalò la serie di Monkey Island, paradiso della pirateria demenziale: nei cinque videogiochi che la compongono, il giocatore può vestire i panni del pirata dal nome più improbabile di sempre, Guybrush Threepwood, mentre cerca di farsi strada tra gli avventurieri che infestano l’arcipelago dei Caraibi, in una non meglio definita età d’oro della pirateria. Se vi piacciono i pirati fanfaroni e smargiassi, spero proprio che non ve lo siate perso. Qualche anno dopo usciva Sid Meyer’s Pirates!, giudicato dal sito IGN il sesto gioco migliore di sempre e che permette al giocatore di percorrere l’intero arco della vita del pirata protagonista attraverso una serie infinita di attività e cambi di status, con una certa attenzione alla coordinazione e alla strategia. Altri due bei titoli ad ambientazione piratesca sono Risen 2: Dark Waters, seguito del primo titolo ma ad ambientazione tropicale-marinaresca mista all’elemento soprannaturale del voodoo, e il sesto titolo della serie Assassin’s Creed: Black Flag, avventura fatta di inganni e complotti, ricca di incontri con i nomi eccellenti della pirateria caraibica del XVII secolo. Il gameplay è quello consueto della serie e la trama è avventurosa anche se non brillante, ma la grafica next-gen merita davvero un’occhiatina.

Pirati da bere

Se parliamo di pirati parliamo di bere, e se parliamo di bere parliamo di rum! Rum caraibico significa rum speziato (pepe, cannella, zenzero, vaniglia…), ma per sentirvi dei veri pirati avrete bisogno di un rum che si chiama proprio come uno di loro, il più famoso: il Blackbeard Rum trae il suo nome dalla leggenda secondo cui Barbanera, il pirata più temuto di tutti i tempi, amava versare della polvere da sparo sul suo rum e farci un bel flambé. Salute!

– Francesca –

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