Zappa e Spada, o del fantasy all’italiana

Il fantasy è un genere straordinario per diversi motivi, fra i quali il fatto che si può sviluppare in maniera sempre diversa a seconda di qual è il contesto in cui nasce: Tolkien lo ha fatto mitologico e sacro, Martin violento e realistico, Pratchett divertente e folle. E poi c’è l’Italia, che non ha mai avuto una vera e propria scuola fantastica per molto tempo, ma in compenso ha visto alcuni giganti della sua letteratura rielaborare e lavorare sul romanzo cavalleresco e dalla mitologia, come Italo Calvino.

Oggi qualcosa è cambiato: un temerario gruppo di nerdacchioni italiani cresciuti a pane, gioco di ruolo e narrativa fantastica ha deciso che il fantasy italiano deve risorgere, e deve farlo con stile. Un incontro di menti dal quale sono nate due antologie di un genere molto speciale: lo Zappa e Spada.

CappEHM no, hai capito bene: Zappa e Spada

ZZappa e Spada, Acheron Booksappa e Spada è un collettivo di affermati scrittori e creativi italiani che a partire dal 2017 ha varato un ciclo di racconti di avventura che portano il lettore in un universo narrativo molto vicino a quello di un classico del cinema come Brancaleone alle Crociate di Mario Monicelli. I soggetti preferiti? Cavalieri goffi e spacconi, località esotiche che ricordano i borghi medievali d’Italia, streghe che fanno brutte cose e un’atmosfera assurda e divertente.

L’editore è Acheron Books, uno dei più importanti fra quelli che in Italia hanno deciso di scommettere sulla rinascita del genere, e nel collettivo troviamo una serie di nomi molto importanti per il fantastico italiano degli ultimi vent’anni: il fumettista e scrittore Roberto Recchioni (al timone di Dylan Dog), Vanni Santoni (La stanza profonda, “romanzo generazionale” sul mondo del gioco di ruolo in Italia), Mala Spina (autrice di tanti, tanti, tantissimi romanzi fantastici) Federico Guerri (autore e gestore del progetto Bucinella, pagina Facebook che racconta le storie di un immaginario borgo toscano). E sono solo alcuni, tutti uniti nella causa comune di raccontare tanti piccoli ritratti di un’Italia medievale fantastica che spaziano dalla commedia picaresca al simil-horror.

Com’è il loro fantasy? Semplice: insolito, particolare, fuori dagli schemi.

Siamo lontani dall’epica di Tolkien, ma anche dall’oscurità e dall’esistenzialismo di Sapkowski (The Witcher) e da Martin. Quel che emerge è il gusto di raccontare delle storie che vogliono davvero costruire una “nuova voga” del fantasy, raccontare di avventure straordinarie, ma con un tocco “italico”. Per fare un esempio (uno dei tantissimi), prendete Il cantico dei briganti  Marika Michelazzi, contenuto nella seconda antologia (sottotitolo Padri fondatori e figli della gleba, incentrata non a caso sulla rielaborazione dei classici della letteratura italiana medioevale e rinascimentale): fin dalle prime righe si legge il racconto e si capisce che i protagonisti non sono altro che versioni inedite di Francesco d’Assisi e Santa Chiara, qui ritratti come amanti e banditi a caccia di guai, avventure e denaro, come in una bizzara commedia avventurosa.

Insomma, la regola è semplice: va bene fantasy, purché sia originale e davvero “italiano” nello spirito.

Zappa e Spada, Acheron Books“L’immaginario è mio e me lo gestisco io!”

Quello di fare del buon fantasy all’italiana che non sposi le regole dell’epica anglosassone è un gioco e un proposito che in realtà gli italiani sentono da almeno una trentina d’anni, soprattutto se buttiamo un occhio sul gioco di ruolo: fin dal tempi di Lex Arcana (gdr narrativo ambientato in un impero romano alternativo e sopravvissuto al fatidico 476 a.C.) per arrivare a oggi con Zappa e Spada e con l’opera di Italian Sword & Sorcery, tanti sono stati gli autori con l’obiettivo di dire che il fantastico italiano non aveva bisogno di guardare all’estero, ma di valorizzare mitologie e immaginari tutti nostrani per tirare fuori dal cilindro belle storie.

Tanti gli effetti positivi, dalla riscoperta di uno stile tutto nostro a quello delle favole e dei racconti del folklore, che ci ricorda la cosa più importante: ogni popolo ha un tesoro di storie da raccontare.

Basta averne cura.

– Fabio Antinucci –

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