Una buona forchetta in America – Il Caffè

Quest’anno ho avuto una grande esperienza negli Stati Uniti. Pur non reputandomi un esperto critico eno-gastronomico, posso ammettere, senza paura di smentita, di essere una buona forchetta. Ma, da italiano abituato alla cucina italiana, mi sono ritrovato a cozzare con la gastronomia d’oltre oceano su vari aspetti che ho deciso di condividere con voi in più “puntate”. E oggi parleremo di quella bevanda calda tanto cara a noi italiani, con grande fetta partenopea che invocherà preghiere per quello che dirò: il caffè.

Citando una canzone neomelodica napoletana, cambiandone leggermente il resto, “Ah, comm’è bello ‘u cafè come in Italia lo sanno fa’” (scusate lo scarso napoletano, ma non sono madrelingua). Noi italiani siamo abituati, purtroppo, alla mancanza del nostro amato caffè all’estero, trovando, invece, un odioso bibitone allungato ed annacquato. Come gestire la cosa? Il problema varia di persona in persona, a seconda della richiesta di caffeina che abbiamo.

Se il vostro problema è solo il fabbisogno giornaliero di carica della caffeina, quello che loro chiamano caffè può essere corretto con la “cream” (che non sarebbe altro che panna) e zucchero per migliorarne un po’ il sapore. Certo, non sarà un vero caffè, ma si avvicinerà al caffè latte nostrano. Propongo però, prima di partire, una preparazione di almeno due settimane, dove dovrete bere il seguente bibitone almeno una volta al giorno: prendere mezzo bicchiere di acqua calda e metterci del caffè solubile seguendo metà del quantitativo indicato sulla confezione (altrimenti saprebbe troppo di caffè) ed aggiungeteci un goccio di latte intero. Una volta pronti, potrete “gustarvi” il vostro bibitone di caffè in qualsiasi nazione estera andrete.

Se invece il vostro è un problema di gusto e sentite di non poter fare a meno del nostro amatissimo caffè, vi do alcune dritte dettate dall’esperienza sul campo:

  • Non chiedete “caffè”, ma “espresso”. Questo perché per loro il caffè è il bicchierone annacquato di cui sopra, mentre il caffè “corto” lo chiamano espresso. Ma fate attenzione: potreste trovarvi a chiedere addirittura un “espresso ristretto” per avere un caffè degno di questo nome;
  • Ristorante italiano non vuol dire buon caffè. Ve lo dico per esperienza: sono stato ad un ristorante italiano (o almeno italo/americano) e al sentirmi dire, in un italiano incerto, “caffettino” ed avendo visto il cartello Lavazza all’esterno, ho chiesto un espresso, quasi gioendo. Purtroppo, quello che mi hanno portato era un caffè ristretto secondo i “loro” canoni, il che equivaleva ad una mezza tazza di caffè. Tazza grande, ovviamente;
  • Lavazza non vuol dire per forza caffè italiano. Proprio come sopra, se vedete scritto Lavazza o una qualsiasi altra marca di caffè conosciuta, non vuol dire che il barista saprà fare un caffè come lo intendiamo noi. Però, almeno sarà un buon caffè.
  • Cercare un bar adatto su internet. Mi è capitato, soprattutto a New York, di trovare un bar con cornetti, caffè e cappuccini in stile italiano. Come? Cercando su internet e soffermandomi su quei bar con buone recensioni fatte da italiani. Così ho trovato Zibetto Bar a New York con un buon caffè espresso.
  • Mettetevi l’anima in pace sui prezzi. Anche se troverete, come ho fatto io, un bar con caffè italiano buono, il prezzo sarà sempre elevato. Quindi abbandonate tutti i preconcetti e lasciate la modica cifra di 3 dollari (di media) per un caffè, senza cercare di tirare sul prezzo: sarà inutile.

Detto questo, mi sento di spezzare una lancia in favore di Starbucks. Conosciamo tutti questa famosa catena presente in ogni nazione tranne che in Italia. Questo perché noi, fieri dei nostri prodotti, tendiamo ad interpretare male quello che è diverso dal nostro retaggio. Io lo ammetto: sono uno di quelli che, all’estero, entra con piacere dentro gli Starbucks. E non ci vado per cercare un caffè: ci vado perché sono punti di raccolta, dove vengono servite bevande fredde o calde che possono contenere caffè, ma che non sono caffè. I frappuccini non sono altro che elaborate granite al caffè. Poi ci sono elaborate tazze di cappuccini particolari o di cioccolate calde a vari gusti. Non sono il nostro caffè o il nostro cappuccino, ma non hanno nemmeno la pretesa di esserlo. E poi lo Starbucks è il luogo migliore per fare delle ottime foto in modalità hipster.

– Giorgio Correnti –

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