Un tè con Hitchcock – Rebecca, La prima moglie

Rebecca, la prima moglie (o Rebecca, nel suo titolo originale) è una pellicola del 1940, per la regia di Alfred Hitchcock e la produzione, ancora una volta, di David O.Selznik. Si affiancano sullo schermo due grandi interpreti della Hollywood degli anni d’oro: Lawrence Olivier e Joan Fontaine.


Il talentuoso duo porta avanti con grande bravura un film che può definirsi senz’altro un riuscitissimo dramma-thriller. In apertura, una dolce voce fuori campo si contrappone ad un desolato scenario avvolto nel buio, con le rovine di quella che doveva essere stata una magnifica tenuta. Ed il flashback comincia. La trama ci porta innanzitutto a Montecarlo, dove la riviera francese sfiora quella italiana: qui una giovane donna, di cui non si conoscerà mai il nome per l’intera durata del film, è la dama di compagnia di una ricca quanto odiosa nobildonna. E’ durante il tè nella sala da ricevimento dell’albergo, in cui alloggia insieme alla sua datrice di lavoro, che fa la conoscenza dell’affascinante e facoltoso Massimo De Winter. Egli è un uomo gentile ma dal passato ombroso, alterna momenti di estrema giovialità ad istanti di terrificante solitudine, incomprensibili anche agli occhi della sua giovane e bella innamorata: fu il marito della prima signora De Winter, Rebecca, con la quale condivideva la grande villa di Manderley, in Inghilterra. Ora c’è però una nuova signora De Winter, ed è appunto la nostra timida e impacciata protagonista, tanto innamorata quanto intimorita dalla nuova vita che l’attende oltre i cancelli di quel castello inglese, così avvolto nel mistero. La governante, la signora Danvers, è la custode della casa, colei che ne conosce ogni angolo e, soprattutto, è colei che sempre accudiva e accompagnava l’ ormai defunta padrona di casa. E’ proprio attorno a questa figura che ruotano i timori della nuova inquilina che, nel tentativo di incarnare il prototipo di brava mogliettina, finisce col sembrare più impacciata e fuori luogo del dovuto. Ma l’aura misteriosa che circonda la governante aleggia, in realtà, attorno a tutto l’edificio ed oltre…

Qual è il mistero che avvolge la morte di Rebecca, la prima moglie di Massimo De Winter? Fu una disgrazia o qualcuno la uccise?

Il film segue, abbastanza fedelmente, la trama del libro omonimo scritto da Daphne Du Maurier: le differenze sono minime e rinvenibili soltanto in alcuni dettagli che Hitchcock ha volutamente trasformato per non incorrere nella censura, all’epoca particolarmente rigida. L’elemento che, più del resto, dona alla pellicola un’alta dose di drammaticità e senso di mistero e paura è senz’altro la figura della governante Danvers, con tutto ciò che il personaggio cela con sé: l’attaccamento morboso che aveva nei confronti di Rebecca, il suo costante sottolineare alla nuova arrivata quali fossero le sue abitudini, la maniacalità con cui conserva in perfetto ordine la camera da letto e le sue varie suppellettili, come se Rebecca dovesse, da un momento all’altro, rincasare. Questo contribuisce a far vivere i 130 minuti del film con la sensazione di avere l’ombra di Rebecca (viva? morta?…) costantemente accanto e ad empatizzare con le emozioni della protagonista, spaesata e confusa da ciò che le succede intorno e incapace di comprendere i veri, reconditi, sentimenti del marito nei confronti della sua prima sposa.

Joan Fontaine, giovanissima allora, è una bambola in una casa in cui si sente sempre ospite e mai signora, donna di casa, proprietaria. Lawrence  Olivier, anch’egli giovane e affascinante, fornisce l’ennesima prova attoriale impeccabile. Ma è Judith Anderson, incredibile nei panni della governante inquieta, a regalare una performance paurosa (nel senso estremamente positivo del termine!).

Un film che non può mancare nella videoteca degli amanti del Maestro. Diffidare da qualsivoglia rifacimento (italiano e non). La storia di Rebecca è una ed è questa.

Voto = 9/10
– Myriam Guglielmetti –

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