Un tè con Hitchcock – Marnie

È il 1964 quando il genio di Alfred Hitchcock dà vita ad un thriller psicologico di nome Marnie (tratto dall’omonimo romanzo di Winston Graham)I protagonisti della complicata vicenda hanno i volti di Tippi Hedren (atomica bionda già scoperta in Uccelli) e Sean Connery (indimenticabile James Bond). Il film ha suscitato più di una critica e si è guadagnato anche il pollice verso di Francois Truffaut. Ma procediamo con ordine.


La storia

La storia ruota attorno alla figura di Marnie (interpretata dalla Hedren), una giovane donna dalla bellezza algida e dal carattere insondabile: la sua vita è solo apparentemente “normale”, in quanto ella si presenta a vari colloqui di lavoro, viene assunta come segretaria in vari uffici od aziende per poi dare sfogo alla sua incontrollabile cleptomania, rubando ingenti quantità di denaro dalla cassaforte di turno.
Marnie continua a cambiare acconciatura, vestiario e città ed il tutto prosegue nella sua non-normalità fino a quando il destino non la conduce in una nuova azienda, dove viene adocchiata dal facoltoso ed affascinante Mark Rutland (Connery).
L’incontro sarà per lei una salvezza perché l’uomo, invaghitosi della ragazza ma non ricambiato, le promette di restituire di tasca propria il denaro da lei rubato sul posto di lavoro, purché acconsenta a sposarlo.
Mr Rutland decide di aiutarla ad affrontare tutti i fantasmi del suo passato, gli stessi che le hanno causato tutta una serie di manie e problemi relazionali: dalla già citata cleptomania, al suo essere frigida e patologicamente bugiarda, fino agli attacchi di panico nel vedere il colore rosso acceso.
Le turbe psicologiche che emergono mandano indietro a tutta dritta la pellicola fino agli anni della sua infanzia, periodo in cui i suoi disturbi si sono formati….

Il cast

Il ruolo di Marnie era stato inizialmente pensato per Grace Kelly (già beniamina del Maestro per Il delitto perfetto, La finestra sul cortile e Caccia al ladro): la principessa monegasca aveva molto a cuore il regista e avrebbe preso parte volentieri alla produzione. Tuttavia, proprio la sua nuova veste politica come consorte del Principe Ranieri la costrinse a rifiutare il ruolo, per tener fede agli impegni politici e per non “stonare” rispetto alla volontà dei sudditi del piccolo regno di Montecarlo che mal vedevano la sua doppia vita di principessa-attrice.
Messa da parte la possibilità di lavorare nuovamente insieme alla sua pupilla, Hitch considerò un’altra donna estratta dallo scrigno delle sue bionde, Tippi Hedren appunto, con la quale aveva lavorato appena un anno prima per il suo capolavoro Uccelli.
I rumors circolati a proposito del loro rapporto sono stati innumerevoli. La verità non è mai stata appurata del tutto, ma alcuni elementi sono stati ricostruiti nel tempo con la raccolta di diverse testimonianze da parte di altre attrici che si erano ritrovate ad essere nelle grazie del regista: Hitch, infatti, nutriva una specie di fortissima ossessione per le attrici con cui lavorava, finendo quasi (utilizzando un termine moderno) per stalkerizzarle. Voleva avere pieno controllo sulla loro vita, sui loro rapporti lavorativi e su quelli privati. La Hedren, stando a quanto dichiarato più volte dalla stessa, era all’epoca il centro di tutte le malate attenzioni del regista e questo rendeva faticoso il lavoro sul set. I due, che inizialmente andavano d’amore e d’accordo, finirono col non parlarsi più in dialogo diretto ma solo per interposta persona.
Sean Connery, dal canto suo, stava in quegli anni diventando famoso nelle eleganti vesti dell’agente segreto 007 e non accettò immediatamente il ruolo: chiese, infatti, di poter leggere la sceneggiatura, forse per essere sicuro che il nuovo personaggio non rovinasse il momento di fama. Una mossa, a detta di alcuni, piuttosto azzardata davanti ad un regista del calibro di Hitch ma bisogna dire, superbia a parte, che la scelta di Connery come Mr Rutland ha dato poi un discreto risultato.

Un “grande film malato”

Marnie è stato uno dei pochi ma noti insuccessi hitchcockiani: il “flop” ai botteghini è attribuibile alla natura stessa del film, un thriller psicoanalitico che in alcuni passaggi tende a confondere lo spettatore.
La sua intensità, a tratti accomunabile a Vertigo, è l’elemento che ha diviso maggiormente la critica: secondo alcuni la perversa storia d’amore tra la cleptomane frigida e l’uomo facoltoso era un elemento potenzialmente buono, mentre per altri è proprio il sadismo evidente di Rutland a rendere la storia inquietante ed il rapporto coniugale a tratti grottesco, accomunabile quasi al legame intercorrente tra un animale ed il padrone.
Per usare le parole di Francois Truffaut, Marnie può essere considerato un “grande film malato” le cui patologie, oltre a quelle già citate, si estendono alla scelta del cast, alla colona sonora e al montaggio.
Insomma, un film dalla sceneggiatura promettente che però è rimasto chiuso nella sua nicchia, senza brillare come molti altri film del Maestro sono stati in grado di fare.

A parer mio, critiche a parte, Marnie è un film che seppur imperfetto merita una chance il sabato sera.
Adatto per gli amanti dei rapporti burrascosi e dei passati difficili.
Adattissimo per le “bimbe di Sean Connery”.

Voto = 6/10
– Myriam Guglielmetti –

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