Un tè con Hitchcock – Il sospetto – Suspicion

I favolosi anni Quaranta di Hollywood hanno regalato al cinema capolavori la cui pregevolezza è intramontabile. Il cinema di Hitchcock muoveva, in quel periodo, i primi passi nel “Paese delle Meraviglie” americano, portando con sé le atmosfere inglesi che avevano fatto da sfondo alle sue pellicole fino a poco tempo prima. Il sospetto (Suspicion) è, infatti, il secondo film inglese girato nella City of Angels: un thriller psicologico, basato sul libro dello scrittore Frances Iles Before The Fact,che vede protagonisti (impeccabili!) Cary Grant e Joan Fontaine (lei vincerà l’Oscar come miglior attrice protagonista grazie a questo ruolo).

Trama

La narrazione si apre con la tenera sequenza di due giovani passeggeri che si incontrano  sul treno e, com’è facile intuire, si innamorano. Una sequenza positiva, bella da vedere e talmente innocente che nulla lascia presagire il successivo, crescente, senso di smarrimento e tensione che si verrà a creare. Lei, Lina Mackinlaw, decide di sposare lui, Johnnie Aysgarth, andando contro il volere della sua stessa famiglia ed inseguendo un ingenuo sogno d’amore che, tuttavia, la condurrà verso una realtà ben diversa. Il film scorre e con il minutaggio aumentano il senso di insicurezza ed i dubbi della protagonista nei confronti del marito il cui comportamento, enigmatico e misterioso, insinua nella giovane il tarlo del sospetto.
Lina viene da una famiglia facoltosa, Johnnie è uno squattrinato…E se l’avesse sposata per poi liberarsi di lei ed ereditare il suo patrimonio?
Johnnie, un giovanotto di bell’aspetto che fatica a trovare la propria strada nella vita, è infatti un uomo ambiguo e bugiardo. Nessuna meraviglia che la testa della neo sposa sia piena zeppa di paure…
Davvero Johnnie ha intenzione di uccidere Lina?

Il sospetto alla “Hitchcock”

Il film può essere idealmente suddiviso in 4 scaglioni, ognuno dei quali rappresenta un gradino in più verso l’apice delle paure che si stanno formando nella mente e nel cuore di Lina.
Primo gradino – L’inizio
Qui assistiamo all’incontro tra i due futuri coniugi. Un plauso va agli attori e, in particolar modo, alla bravura della Fontaine che incarna perfettamente la giovane in età da marito, timida ed impacciata, che casualmente si scontra con il proprio destino. Il punto di vista qui è esterno: gli spettatori guardano la scena come terzi incomodi, le loro emozioni non coincidono con nessuno dei due protagonisti. Sembra l’inizio di un qualsiasi film ed il pubblico assiste agli eventi dal punto di vista della voce narrante.
Secondo gradino- Le nozze e l’insinuarsi del dubbio
La felicità raggiunta con il matrimonio è il punto di partenza, unico momento in cui Lina è serena e pronta ad intraprendere il suo “viaggio” nella vita coniugale. Da questo momento in poi, tuttavia, la posizione dello spettatore cambia e passa interamente dal lato della donna: il pubblico avverte esattamente le stesse emozioni che sfiorano la mente di Lina. Il marito inizia ad avere comportamenti inspiegabili e lei inizia a dubitare di tutto. Il pubblico, insieme a lei, osserva con sospetto ogni mossa di Jhonnie.
Terzo gradino- Il sospetto
L’amore per Johnnie è ormai diventato tremendo sospetto ed una scena in particolare, quella del bicchiere di latte, rappresenta forse il momento di più alta esasperazione delle emozioni negative vissute dalla donna.
Lina è a letto malata e tocca a Johnnie prendersene cura: prima di dormire le porta un bicchiere di latte caldo. Un gesto familiare in una scena di vita quotidiana che in altre circostanze risulterebbe assolutamente normale, nulla di eccezionale. Ma è qui che l’impronta Hitchcockiana emerge prepotente.Il Maestro realizza una scena, cupa e silenziosa, avvolta nella penombra: i passi lenti di Johnnie, che dal piano inferiore raggiunge la stanza della consorte al piano superiore, riecheggiano quasi come se stesse compiendo una marcia verso qualcosa di tremendo. Hitch, per dare maggior risalto all’elemento del bicchiere, inserisce una luce, in modo da farlo brillare e catalizzare su di esso l’attenzione del pubblico. Johnnie sale le scale, porge il bicchiere a Lina e le augura la buonanotte prima di chiudersi nella propria camera. Un gesto apparentemente innocente alimenta, in questo caso, un terribile sospetto: quel latte è avvelenato?
Quarto gradino- Il finale
Che non sveliamo perché l’arte becera dello spoiler gratuito non ci appartiene! Ma, proprio per scoprirese il sospetto è vero o infondato, dovete recuperare questo classico in bianco e nero. Una vera chicca che, pur discostandosi parzialmente dal romanzo da cui è tratto, regala emozioni forti e brividi “alla Hitchcock” al 100%.

Voto = 6,5/10
– Myriam Guglielmetti –


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