Un tè con Hitchcock – Il Caso Paradine

Benvenuti in questa nuova rubrica a tu per tu con Hitchcock, dove andremo a vedere non i film più famosi, ma quelli meno conosciuti del famosissimo ed apprezzatissimo regista. Oggi iniziamo con Il Caso Paradine.

Storia e protagonisti

Anna Maddalena Paradine, donna di rara bellezza ed eleganza, è la giovane vedova del colonnello Paradine ed è accusata di essere la sua assassina, avendolo avvelenato con un bicchiere di Porto.
Potrebbe sembrare la sinossi di un episodio de “La  Signora in giallo” ed invece è un film statunitense del 1947, ampiamente criticato e sulla cui lavorazione e scelta dei caratteristi si è a lungo dibattuto: si tratta de “Il Caso Paradine”, by Alfred Hitchcock.
La storia, che si sviluppa in circa due ore, è suddivisa in altrettante parti: la prima, che ha inizio dopo la morte della vittima, presenta al pubblico i personaggi che ruotano attorno alla vicenda della Signora Paradine, definisce i luoghi in cui i fatti si svolgono  ed evidenzia debolezze e viziosità dei protagonisti; la seconda, invece, è dedicata interamente al processo a carico della vedova, un iter emotivamente distruttivo per diverse delle parti coinvolte, direttamente ed indirettamente.
Oltre alla Signora Paradine, interpretata dall’italiana Alida Valli, troviamo nel cast un fascinoso Gregory Peck interprete del brillante avvocato del foro inglese Anthony Keane, incaricato di difendere la co-protagonista.
L’algida presenza della Signora Paradine ed il mistero che ruota attorno al suo passato, torbido e fatto di promiscue relazioni amorose, incastrano il cuore del principe del foro che si innamora perdutamente.
La moglie, Gay, a lui fedele e devota, nota da subito qualche stranezza nel comportamento del marito, a sua volta così premuroso e preoccupato, più del dovuto, per le sorti della sua assistita e gli chiede di rinunciare all’incarico, salvo poi pentirsi della sua stessa richiesta e ritrattare: abbandonare il caso della vedova Paradine condannandola a morte certa segnerebbe definitivamente la fine del loro matrimonio.
Ma è stata davvero la donna ad avvelenare il suo anziano consorte?
O qualcuno sta cercando di incastrarla?
E’ questa l’idea dell’avvocato Keane quando irrompe sulla scena la scomoda presenza del garzone Andrè Latour, uomo di bell’aspetto e fedelissimo assistente personale del defunto colonnello. Il suo sguardo insondabile tradisce una verità che solo lui può conoscere e che tenta, con scarso risultato, di far arrivare al Keane, ormai perduto nei meandri dell’innamoramento.
Quale sarà l’esito del processo?

Polemiche sul cast e fattori critici

Le riprese durarono all’incirca cinque mesi ed il set del tribunale londinese venne interamente ricostruito ad Hollywood.
La prima grande polemica riguardò i costi di produzione del film: nientemeno che 4.258.000 $, una cifra da capogiro da far invidia al Kolossal per eccellenza che fu Via col Vento.
Hitch invece, anche secondo quanto riportato da Francois Truffaut, ebbe da ridire fortemente sul cast: nel ruolo della protagonista avrebbe visto bene Greta Garbo ma quest’ultima rifiutò la proposta; per quanto riguarda Gregory Peck, invece, la critica del regista fu testualmente “non penso che Peck possa interpretare un avvocato britannico, perché un avvocato britannico è un uomo molto educato e appartiene alle classi superiori”.
Egli infatti sosteneva che un attore perfetto sarebbe stato Lawrence Olivier il quale, tuttavia, era all’epoca impegnato con uno spettacolo teatrale.
Ancora, nei panni del garzone di stalla Andrè Latour avrebbe voluto un “ragazzaccio” dalle mani rovinate, il viso segnato, che quasi puzzasse e che fosse trasandato e desse maggiormente l’idea del tipo di personaggio così come gli si era “umanizzato” nel suo immaginario, un qualcosa di molto diverso insomma dal belloccio Louis Jourdan, un giovane dalla tipica bellezza mediterranea e quasi “troppo fine” se accostato al ruolo che avrebbe dovuto interpretare.
Sullo sfondo poi, si muovono altre figure, tutte ben caratterizzate pur avendo un ruolo minore: pensiamo al mentore di Keane e legale dei Paradine, sir Simon Flaquer (Charles Coburn), il saggio consigliere che affida al suo pupillo il caso e a sua figlia, Judy (Joan Teztel), ragazza pettegola ma cara amica della moglie di Keane. Quest’ultima, interpretata da Ann Todd, è la classica compagna di vita che adora il marito, lo appoggia nelle sue battaglie, gli sorride orgogliosa e, con pazienza, lo attende al rientro dal lavoro accanto al focolare, che nell’intimità della dimora ne tesse le lodi pur non sfociando mai nell’invadenza. Una che sa stare al suo posto e, allo stesso tempo, sa bene qual è il suo posto nel mondo. Insomma, Ann Todd incarna il prototipo della mogliettina perfetta che resta accanto al consorte a qualsiasi prezzo, anche quello di accettare con dolore, in silenzio, l’innamoramento del marito per un’altra donna.
Hitchcock, tuttavia, ha criticato anche quest’interprete giudicandola “troppo fredda”.
Degne di nota invece sono state le interpretazioni di Charles Loughton, il libidinoso giudice Thomas Horfield, e di Ethel Barrymore, che veste i panni della moglie lady Sophie Horfield, l’unica che nel corso della vicenda mostra compassione per Mrs Paradine, pur essendo a conoscenza della sua precedente peccaminosa vita.

Un film da vedere

Il finale non è scontato ed il colpo di scena alla Hitchcock- maniera è dietro l’angolo.
Ogni presenza ha qualcosa da raccontare e le caratterizzazioni, per quanto criticate, in fondo sembrano superare le aspettative.
Un poliziesco condito di sentimentalismo o un film romantico finito malissimo? Non saprei come definirlo nel moderno vocabolario cinematografico.
Certamente il processo vale la pena di essere vissuto con la dose (importante) di empatia e suspense che merita e, inaspettatamente, ci si potrebbe calare nei panni di ciascuna delle parti e trovare un punto di vista diverso da cui guardare.
Bello ma non bellissimo ma, comunque, da spuntare nella lista dei titoli da vedere perché il “maestro del brivido” colpiva già alla fine degli anni Quaranta.
Consigliato!

Voto = 7/10

– Myriam Guglielmetti –

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