Twilight: Life and Death di un fenomeno

Si sa, la moda è ciclica: negli anni ’90 abbiamo assistito ad un revival degli anni ’70, e oggi assistiamo ad una riesumazione della moda anni ’90. Funziona così in tutti i settori artistici, compresi cinema e letteratura; c’è un tema in voga e tutti scrivono libri/dirigono film, basandosi su quel tema.
Ora va il distopico, pochi anni fa era tornata la moda dei vampiri.
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Il vampiro esiste da sempre, in tutte le culture, sotto tutti i sistemi politici e religiosi, in ogni parte del globo. È una leggenda che affonda, letteralmente, nella notte dei tempi e rappresenta la nostra paura della morte, la nostra speranza nella vita eterna.
Molti grandi scrittori si sono dedicati al genere vampiresco: Goethe, Coleridge, Dumas padre e tanti altri. Ma la nascita del vampiro cartaceo si fa risalire al 1816. Siamo in una villa sulle rive del lago di Ginevra e un gruppo di scrittori si è riunito per passare una vacanza. Tra gli ospiti: Percy Shelley e la sua giovane amante, Mary Wollstencraft, Lord Byron ed il suo medico/assistente John William Polidori. Si sfidano a scrivere una storia dell’orrore. Mary Shelley crea il Frankenstein – o il Prometeo moderno. Polidori scrive un racconto intitolato Il Vampiro, di cui Lord Byron si impadronì.
Nel 1897, Bram Stoker dà alle stampe Dracula. Da allora, è vampiro-mania a periodi.

Il vampiro è il mostro più sfruttato da letteratura, cinema, fumetto ecc. Perché?
Lo zombie, diciamocelo, è poco loquace ed interessante. Le storie di zombie sono sempre, necessariamente, storie di sopravvissuti all’apocalisse zombie. Il lupo mannaro è un po’ più duttile. Frankestein, per quanto interessante, può essere solo Frankenstein. Il vampiro può essere e diventare tutto ciò che uno scrittore decide. La leggenda di base può essere cambiata, anche stravolta. Si può giocare con i cliché e soprattutto, si può far vivere il vampiro in qualunque epoca, in qualunque mondo, senza mai alterarne la vera natura.
Certo, i Puristi del genere non apprezzano: il vampiro è cattivo, senza anima, affascinante e senza scrupoli, vive di notte in città piene di nebbia e non ha altro scopo che succhiare il sangue di giovani vergini. Ma in realtà la vera forza del vampiro, ciò da cui trae nutrimento, non è il sangue delle vittime, ma la loro fantasia. Il vampiro può vivere per sempre proprio grazie alla capacità di immaginarlo in ogni contesto possibile ed impossibile.
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Stephenie Meyer ha seguito questa lezione e, dieci anni fa, ha dato alle stampe Twilight, il libro più amato/odiato degli ultimi anni. Io ho letto l’intera saga e l’ho sinceramente apprezzata. Certo, è la storia di un amore adolescenziale, con tutti i suoi limiti e difetti, ma la trovo originale, fresca e sincera.
La Meyer ha giocato non poco con le caratteristiche classiche del vampiro e quello che tutti (fan e detrattori) le rinfacciano e di aver trasformato il Signore delle Tenebre in una Fatina Scintillante. Ammetto: questa se la poteva risparmiare. Ma tralasciamo scintillii e amori adolescenziali e concentriamoci sul personaggio che, secondo me, è il vero protagonista della storia: Carlisle Cullen.

Carlisle nasce nella Londra dominata da Cromwell. Suo padre è un predicatore fanatico e lo sta addestrando a diventare il suo successore. Durante una caccia notturna ai vampiri che popolano il sottosuolo londinese, il ventitreenne Carlisle viene morso. Sa che suo padre lo ucciderebbe senza pensarci, così fugge. Quando scopre di essere diventato un vampiro, un demone, tenta di togliersi la vita, ma ovviamente non ci riesce. Così decide di vivere nutrendosi, come faceva da umano, degli animali, del loro sangue. Da quel momento gira il mondo, studiando per diventare medico e salvare vite, invece di prenderle. Col tempo, si crea una famiglia, vampirizzando persone che non era riuscito a salvare come medico. A queste persone insegna il proprio stile di vita “vegetariano”, che inizia a diffondersi tra i vampiri e che viene visto come una minaccia all’integrità della specie da parte dei Volturi. In uno dei primi capitoli del secondo libro della saga, New Moon, Bella chiede a Carlisle il perché della sua difficile scelta, e lui risponde: “Cerco di fare del mio meglio con le carte che mi sono capitate”. Direi che è un bel messaggio, a prescindere da quale sia la vostra opinione sulla Twilight Saga.

2Certo, i film sono imbarazzanti, la protagonista femminile non potrebbe essere considerata un’attrice nemmeno in un universo parallelo e gli effetti speciali… non sono speciali! Ma la colonna sonora è strepitosa.
Comunque, dopo cinque libri (Twilight, New Moon, Eclipse, Breaking Dawn e La breve seconda vita di Bree Tanner), la Meyer ha pensato bene di festeggiare il decennale riscrivendo Twilight invertendo i ruoli! Così ha dato alle stampe Life and Death, romanzo in cui l’umano Beaufort si innamora della vampira Edythe. La Meyer ha dichiarato che scriverlo è stato “molto divertente, oltre che semplice e veloce!”

Questa bassissima operazione commerciale non sta riscuotendo l’apprezzamento nemmeno dai più incalliti Twilighters, soprattutto tenendo conto che la Meyer, anni fa, aveva pubblicato online i primi dodici capitoli di Midnight Sun, che in pratica era Twilight dal punto di vista di Edward invece che di Bella. Certo, altra operazione squallidamente commerciale, ma aveva quasi senso ed era obiettivamente carino (sì, l’ho letto).
I fan si domandano perché non portare a compimento quell’opera invece di scriverne un’altra totalmente priva di senso. I detrattori si domandano ancora, dopo dieci anni, perché mai abbia scritto Twilight.

Monia Guredda

3 pensieri su “Twilight: Life and Death di un fenomeno

  1. Ciao.
    Meyer ha creato una nuova tipologia di vampiro, licantropo, e ha inserito i mutaforma (una sorta di cambia pelle tolkiano) e di questo le rendo merito, ciò non toglie che all’interno dei libri ho visto soprattutto un filo di ipocrisia lungo tutta la saga. Cose omesse, altre velatamente nascoste… di Twilight l’unico personaggio che ho apprezzato veramente è LEAH. Il più bistrattato, il più bello.
    La frase di Edward è decisamente bella questo si, ma mi è scappato da ridere quando Meyer ha detto che è stato facile riscrivere Twilight. La base c’era già, non ha dovuto sforzarsi.

  2. Concordo con quanto hai scritto.
    Il bello dei mondi fantasy è proprio quello di non aver limiti.
    Ma è evidente che la formazione religiosa delle Meyer la porta a trattare determinati personaggi e situazioni in modo superficiale e/o distorto, certamente ipocrita.
    Bene ma non benissimo!

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