True crime: Mindhunter, stagione uno

La rubrica prosegue anche questo lunedì, accompagnandovi nel macabro clima di Halloween con storie che, tristemente, appartengono sempre al true crime: Mindhunter, stagione uno di due (purtroppo) è la serie che prenderemo in esame oggi, scoprendo dettagli raccapriccianti sui serial killer che i due protagonisti, Holden Ford e Bill Tench (ispirati agli agenti speciali John E. Douglas e Robert Ressler), hanno incontrato nel corso delle loro prime indagini sullo schermo. Consiglio a tutti coloro che amano il genere crime di non perdersi questa meravigliosa serie televisiva, che a livello tecnico e nei contenuti è uno dei migliori prodotti che si possono trovare su Netflix.

1) Edmund “Ed” Kemper

Senza di lui  questa storia non esisterebbe. Malgrado ciò che si dice su Manson, ritengo che sia lui il serial killer della serie e per un motivo molto semplice: voleva esserlo. Kemper, chiamato anche Killer delle Studentesse o Big Ed, cominciò a uccidere da giovane, il 27 agosto 1964, mentre viveva dai nonni; non sopportava sua nonna e così le tolse la vita, agendo poi sul nonno perché “non voleva che si sentisse solo”. Se si aggiungono l’assenza del padre e i maltrattamenti della madre, è subito chiaro che ci troviamo di fronte un serial killer in erba, ma la situazione peggiora nei cinque anni in cui, a seguito dei primi omicidi, Kemper viene rinchiuso in un ospedale psichiatrico criminale.

Ricordate il modo in cui, nella serie, Kemper veniva trattato dalle guardie, che ridevano con lui e gli concedevano favori? Con lo stesso fascino aveva, da giovane, conquistato la fiducia dei medici, al punto da avere accesso ai documenti dei singoli pazienti. Questo gli fu utile quando, una volta dimesso, decise di diventare un serial killer. Non l’ha fatto avvertendo l’impulso di uccidere, bensì intendeva utilizzare i trucchi ora a lui noti per sfidare la polizia e divertirsi a sfuggirle – tanto che, durante la fuga, scoprendo di non essere braccato telefonò lui stesso alla centrale per denunciarsi.

Di Kemper la serie ha raccontato tutto, dalle povere sei studentesse che accoltellò, strangolò e stuprò dopo la morte (tra maggio 1972 e febbraio 1973) alla madre che decapitò fino all’ultima vittima, il 20 aprile 1973, ma era necessario citarlo perché fu proprio il suo percorso verso la criminalità seriale a dare inizio alle indagini dei due agenti protagonisti, che esaminando tali azioni a ritroso e interrogando altri serial killer diedero una svolta decisiva alla storia dell’FBI.

Attualmente Kemper si trova in una prigione californiana, dove sta scontando l’ergastolo.

2) Montie Rissel

Rissel condivide un’infanzia molto simile a quella di Kemper, cresciuto senza padre e in compagnia di una madre autoritaria; anche lui inizia presto a seguire la strada della criminalità, stuprando una donna a soli quattordici anni. Il sesso non consenziente lo eccita, ma comincerà a essere accompagnato dagli omicidi dopo la scoperta che la sua fidanzata ha deciso di lasciarlo per un altro uomo; per questo motivo, Rissel abborda una prostituta e dà il via alla sua scia di sangue, stuprandola e poi strangolandola. Tra il 4 agosto 1976 e il 5 maggio 1977 Rissel colleziona cinque sfortunate vittime, che a volte pugnala invece di strangolare, ma senza mai dimenticare lo stupro.

Come Kemper, infine, fu lui stesso a confessare – sebbene gli agenti fossero già sulle sue tracce. Per i suoi crimini fu condannato a cinque ergastoli. Il dato peggiore? Rissel aveva solo diciotto anni al momento dell’arresto. Avrebbe potuto ucciderne molte di più, se solo non fossero riusciti a fermarlo.

3) Jerry Brudos

Basta dire che viene ricordato come il “Killer feticista delle scarpe” per portare immediatamente la nostra memoria a questo personaggio secondario, un serial killer che tra il 26 gennaio 1968 e il 22 aprile 1969 compì quattro omicidi, strangolando e poi stuprando le proprie vittime dopo la loro morte.

Non serve ripetere quale fosse la solita condizione familiare, mentre è utile spiegare il motivo del suo soprannome: Brudos adorava le scarpe da donna, adorava indossarle e farle indossare alle sue vittime; alla prima di loro amputò il piede proprio per usarlo come modello. Nonostante Brudos confessò in seguito anche il suo omicidio, non venne condannato perché, a differenza delle successive tre donne, non le scattò delle foto, evitando di lasciare così prove tangibili.

Brudos agì sotto gli occhi della giovane moglie, chiudendo le vittime in un garage a cui le era impedito l’accesso, e fu solo per fortuna che non uccise anche lei, preferendo sfoggiare il proprio “potere” costringendola a fare le pulizie nuda, con le sole scarpe indosso.

Condannato a tre ergastoli, Brudos morì per un cancro nel 2006, a trentasette anni.

4) Richard Speck

A differenza degli assassini precedenti, Speck compì un unico massacro: il 14 luglio 1966, a Chicago, sfogò rabbia e istinto omicida su otto infermiere, torturandole con il coltello e poi strangolandole; forse il suo intento iniziale era rapinarle, dal momento che vivevano tutte nella stessa casa, però così non fu. Fortunatamente, la nona infermiera presente si salvò e portò al suo arresto.

Speck confessò dopo avere tentato il suicidio e fu condannato prima alla sedia elettrica e in seguito all’ergastolo, ma morì di infarto nel 1991. Due curiosità: il massacro delle infermiere è stato rielaborato in diverse serie televisive, la più recente delle quali è Ratched; inoltre, la storia dell’uccello lanciato nel ventilatore è vera – e questo, se gli omicidi non “bastassero”, serve a descrivere il folle che abbiamo visto rappresentato in Mindhunter.

5) Omicidio di Betty Jean Shade

Concludiamo questa prima parte parlando dell’omicidio di Beverly Jean Shea, di cui decise di occuparsi l’agente Ford. Il suo vero nome è appunto Betty e il suo corpo fu ritrovato mutilato: Beverly aveva litigato con il fidanzato Butch, ma fu Mike a stuprarla prima che Butch la uccidesse per poi smembrarne insieme il cadavere; come nella serie, la loro sorella – non moglie – Catherine fu complice.

Sebbene non si tratti di un crimine seriale, questo omicidio fu risolvibile da Ford/Douglas grazie alle informazioni raccolte durante le interviste agli assassini citati in precedenza.

La prossima settimana concluderemo la rubrica con la seconda stagione di Mindhunter, concentrandoci anche su un omicidio che, forse, gli spettatori non hanno capito essere accaduto realmente.

– Sara Carucci –

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