True crime: Mindhunter, stagione due

È di questi ultimi giorni la notizia che rattrista noi amanti delle serie televisione true crime: Mindhunter, stagione due, rimarrà il finale della serie di David Fincher. “Troppi soldi e troppi pochi spettatori” pare essere il motivo. Noi non ci stiamo, e vogliamo ricordare i serial killer che abbiamo incontrato finora e sperare che, presto, avremo modo di sapere come Ford e Tench abbiano scandagliato la mente di altri uomini pericolosi.

1) Wayne Williams

La seconda stagione ruota intorno agli omicidi di Atlanta, tuttora irrisolti: tra il 1979 e il 1981 diciannove bambini neri furono strangolati o accoltellati dal “killer di Atlanta”, identificato al tempo con Wayne Williams. Ford, infatti, era convinto che data la forte discriminazione razziale in città i bambini sarebbero saliti più facilmente in auto di un nero piuttosto che in quella di un bianco, e il 22 maggio 1981 l’allora ventitreenne Williams venne visto buttare un cadavere in acqua. L’uomo venne subito arrestato e decise di difendersi da solo, accusando la polizia di usarlo come capro espiatorio per insabbiare il coinvolgimento del KKK: gli omicidi per cui fu condannato a due ergastoli riguardavano un uomo di ventidue e uno di ventisette anni, non dei bambini, ma effettivamente i rapimenti e i successivi omicidi cessarono dopo il suo arresto. Williams era davvero colpevole della strage di Atlanta o il vero killer ne approfittò per rimanere nell’ombra?

2) Tex Watson e Charles Manson

Sono celebri gli omicidi di Helter Skelter e la Manson Family, o la Famiglia; l’errore sta nell’attribuire a Manson il titolo di serial killer più famoso perché, di fatto, lui non uccise mai – o perlomeno non lo fece nelle due stragi di cui fu incriminato essere il mandante.

Manson, infatti, in pieno clima hippie si era creato una “famiglia” composta da giovani adepti che guardavano a lui come al messia di una nuova religione; l’ultimo film di Tarantino, C’era una volta a Hollywood, ha presentato la loro comune, concentrandosi più sui discepoli che su Manson stesso. L’8 agosto 1969 Tex Watson, Susan Atkins e Patricia Krenwinkel entrarono a casa dei coniugi Polanski-Tate, a Cielo Drive, e compirono un massacro, di cui fu noto principalmente l’omicidio dell’attrice Sharon Tate, incinta di otto mesi; in seguito vennero uccisi i coniugi Leno e Rosemary LaBianca e questa volta Manson partecipò, ma solo per andarsene prima del compimento degli omicidi. Comprensibilmente, venne comunque condannato per la vicenda.

Al momento Watson sta ancora scontando il suo ergastolo, mentre Manson è morto nel 2017 per un cancro al colon.

3) Elmer Wayne Henley

Come Tex Watson, anche Henley lavorava per un altro uomo, che a differenza di Manson era direttamente responsabile della loro morte: tra il 1972 e il 1973, Henley procurò ben ventotto ragazzi a Dean Corll , che li stuprò, torturò e infine uccise. Inizialmente, non sapeva che gli amici che aveva portato a casa di Corll avrebbero subito tale fine, ma cominciò a collaborare con lui – allo stesso modo di David Brooks – quando gli furono promessi 200 dollari per ogni vittima, che andava principalmente dai quindici ai venti anni.

L’8 agosto 1973 il diciassettenne Henley introdusse per la prima volta una donna a casa di Corll, facendolo infuriare; fu proprio l’appena quindicenne Rhonda Williams a fare ragionare finalmente Henley, che nel tentativo di fermare l’ennesimo stupro da parte di Corll lo uccise con diversi colpi di pistola.

A seguito della sua confessione, i corpi delle ventotto vittime degli “omicidi di massa di Houston” furono recuperati, mentre Henley e Brooks furono condannati all’ergastolo per sei omicidi, nonostante si siano professati innocenti – Henley non fu incriminato per la morte di Corll, considerata come legittima difesa.

4) David Berkowitz

Il “Figlio di Sam” viene nominato fin dalla prima stagione, ma solo nella seconda riusciamo a incontrarlo. La sua prima vittima fu una donna aggredita con un coltello, nel 1975, ma i sei omicidi per cui fu condannato ad altrettanti ergastoli avvennero con armi da fuoco tra il 29 luglio 1976 e il 31 luglio 1977. Le lettere che inviò o fece rinvenire durante gli omicidi fecero credere di lui che fosse uno schizofrenico e fu proprio nella prima di queste occasioni che forgiò per sé il soprannome “Figlio di Sam”.

Arrestato, confessò in meno di trenta minuti, cercando però – con successo – di ricorrere all’infermità mentale: a spingerlo a uccidere era stato Harvey, il cane del suo vicino Sam Carr posseduto da un demone.

5) Brian Tench

Al termine dello scorso articolo, ho accennato a un killer insospettabile, o per meglio dire a un evento drammatico accaduto nella serie che, incredibilmente, aveva preso spunto da un episodio reale. Ebbene, ciò riguarda i fatti intorno a cui ruota la storyline di Brian, il figlio adottivo del detective Tench, nel corso della seconda stagione.

A San Francisco, nel 1971, avvenne il terribile “Crucifixion Murder”: due fratelli di sette e dieci anni trovarono un bimbo di venti mesi, Noah Alba, e cercarono di rintracciarne i genitori; non riuscendoci, decisero infine di portarlo nel seminterrato dove giocavano, ma Noah cominciò a piangere per la paura del buio e i due bambini lo picchiarono per zittirlo. Purtroppo, agirono in maniera troppo violenta e lo uccisero; per questo motivo, proprio come Brian, tentarono di crocifiggerlo su una croce improvvisata nella speranza che potesse resuscitare.

Melania Alba, madre di Noah, nonostante il tremendo dolore, decise che non poteva biasimarli completamente per ciò che avevano fatto, poiché essendo bambini non erano in grado di capirlo.

La rubrica avrebbe dovuto terminare con la storia di Dennis Rader, l’uomo che per due stagioni abbiamo visto agire “preparandosi” a diventare il serial killer noto come… no, non ve lo rivelo. Spero ancora che venga fatta una terza stagione per parlarne insieme!

Grazie per essere stati con noi e buon Halloween!

– Sara Carucci –

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