Tre manifesti a Ebbing, Missouri

La lotta per il Miglior Film agli Oscar era principalmente tra Tre Manifesti a Ebbing, Missouri e La forma dell’acqua e alla fine la giuria ha deciso di premiare quest’ultimoMa avendo amato molto questa pellicola volevo comunque parlarvene. Il film infatti, oltre ad affrontare una storia piuttosto drammatica, si diletta a toccare le corde particolari della commedia nera, un genere non semplice da gestire e intrigante da guardare. E lo fa creando un quadro estremamente attuale, dove problemi di natura minore assumono più importanza di argomenti ben più rilevanti (“mia figlia Angela è stata ammazzata sette mesi fa. La polizia è troppo impegnata a torturare la gente di colore per risolvere un crimine vero”. Vi dice niente, soprattutto in questi giorni di voti? Ma facciamo che non dirò altro, mi sono fatta capire).

Di cosa parla, dunque, la trama? Mildred Hayes, come avrete intuito dalla citazione, è una madre devastata da ciò che è accaduto alla sua Angela, violentata e uccisa nella provincia profonda del Missouri. Come spesso succede, la polizia non sembra essere di molto aiuto e la donna decide di spendere i suoi risparmi per affiggere tre manifesti con tre messaggi precisi diretti a Bill Willoughby, sceriffo di Ebbing. Le due personalità, seppure una contro l’altra incarnano la legge e l’umanità, in una rappresentazione moderna dell’Antigone, dove in questo caso, però, non ci si ferma al “bene contro il male”, ma ad una visione più moderata della giustizia contro una spinta dalle proprie emozioni. Uno dei punti forti del film è infatti questa assoluta mancanza di eroi e antagonisti, dove i personaggi sono reali e colorati di pregi e difetti, senza che nessun prevalga sull’altro. Portati poi in scena da un cast incredibilmente talentuoso e vero. Al suo terzo film, McDonagh, nome ormai da tenere d’occhio, voleva incentrarne uno su una figura femminile di grande spessore e ha pensato a Frances McDormand, che inizialmente si disse scettica, ma che infine – soggiogata da questo dramma quasi shakespeariano – si è lanciata nel progetto e di certo ora ne sarà contenta. Anche Sam Rockwell e Woody Harrelson, fra i protagonisti anche di 7 psicopatici, vennero pregati dal regista, convinto che sarebbero riusciti a garantire credibilità al film nel passaggio dalla prima parte dark alla seconda attraversata da picchi di comicità cupa. E in effetti ci sono riusciti al meglio.

Con la direzione della fotografia di Ben Davis, le scenografie di Inbal Weinberg, i costumi di Melissa Toth e le musiche di Carter Burwell, Tre manifesti a Ebbing, Missouri è dunque una dark comedy più che degna delle due statuette appena conquistate e forse anche di qualcosa in più.

– Lidia Marino – 

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