The Queen’s Gambit – Quando gli scacchi emozionano

Nell’immaginario collettivo gli scacchi sono considerati il gioco d’astuzia per eccellenza, riservato ad una ristretta elite capace di destreggiarsi tra elaborate strategie e mosse complicate, come mostra Robert Downey Jr nei panni di Sherlock Holmes – non a caso il detective più famoso di tutti i tempi – contro il professor Moriarty in A Game of Shadows. Dopo film come La grande partita, che nel 2014 portò sul grande schermo la sfida tra i campioni Bobby Fischer e Boris Spassky, anche Netflix decide di investire sugli scacchi con The Queen’s Gambit – la Regina degli scacchi, ispirato all’omonimo romanzo di Walter Tevis.

La miniserie, distribuita a partire dal 23 ottobre 2020 e composta da sette episodi in totale, racconta la storia di Beth Harmon, una ragazzina prodigio degli anni ‘50 che rimasta orfana si ritrova a vivere in un istituto nella speranza di essere un giorno adottata; qui Beth incontra ciò che l’accompagnerà per il resto della vita: gli scacchi, scoperti per caso grazie ad un custode nel seminterrato, e i tranquillanti che vengono dati ai bambini per “controllare i loro sbalzi d’umore”.

Beth diventa rapidamente ossessionata da entrambe le cose, convincendo con ostinazione Mr Shaibel, il custode, a insegnarle a giocare, e al tempo stesso trovando il modo di tenere per sé più tranquillanti possibili dopo aver scoperto ch’essi aiutano la sua mente a riprodurre le partite giocate e visualizzare le mosse per vincere. Adottata da una coppia e rimasta poi sola con una madre affetta da problemi emozionali e d’alcolismo, Beth cerca in ogni modo di apprendere ogni dettaglio sugli scacchi e farsi strada in un mondo spesso ignorato. Divora libri e riviste, si iscrive a tornei e ruba pillole alla madre, che quando scopre che Beth è dotata e nei tornei si vincono soldi, decide di divenirne la manager e fare della passione della figlia una carriera che la vedrà scontrarsi con avversari sempre più abili e spostarsi di Stato in Stato, con lo scopo di arrivare alla meta finale: Mosca, dove gli scacchi sono uno stile di vita, e Borgov, il campione mondiale.

Chi pensa che gli scacchi siano un gioco noioso si troverà sorpreso: la miniserie creata da Scott Frank e Alan Scott tiene inchiodati partita dopo partita, presentando scenari mai noiosi e ripetitivi, costruendo le scene in modo da far salire la tensione fino all’ultimo secondo, spingendo a chiedersi se Beth uscirà vincitrice o meno.
Anya Taylor – Joy, la giovane Beth, cattura lo spettatore con uno sguardo penetrante, dotata di un affilato carisma che impedisce di distogliere l’attenzione.
Il personaggio di Beth non è perfetto e forse proprio per questo risulta vero e credibile: convinta delle sue decisioni, affamata di quella passione che l’ha travolta fin da piccola, Beth si fa largo con fermezza in un gioco fino a quel momento rimasto in mano agli uomini, domandando senza esitazione quando necessario, presentandosi un torneo dopo l’altro senza farsi mai intimidire. Al tempo stesso, tuttavia, la sicurezza di Beth si ritrova a fare i conti con un’emotività traballante e una dipendenza da alcool e droga da cui fatica a fuggire e che rischia di rovinarla per sempre.
Infine, non è una protagonista solitaria; per quanto gli scacchi siano considerati individualisti, la miniserie mostra che anche in un gioco uno contro uno è possibile fare squadra e che, soprattutto, talvolta l’astuzia non basta. Beth si ritrova circondata da diverse figure che interverranno nella sua carriera e la influenzeranno in un modo o nell’altro, a partire da Shaibel e la madre adottiva e arrivando a personaggi secondari – interpretati da Harry Melling e Thomas Sangster, per citarne tra i più famosi – che da avversari si trasformano in colleghi e non solo.

The Queen’s Gambit non offre colpi di scena da salto sul divano e non crea sotterfugi, bensì racconta una storia fatta di strategia e di emozioni che possono condurre alla vittoria o alla sconfitta, senza necessità di ricorrere ad altro per tenere lo spettatore attento:   tutto si basa sul gioco e sulla mente di una ragazza prodigio che rende il suo mondo una scacchiera, senza sapere se alla fine il suo re sarà mangiato o meno.
Quel che è certo è che Netflix, con questa mini serie, ha fatto scacco matto al suo pubblico.

– Francesca Pantieri –

 

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