Tenet – Christopher Nolan getta la spugna?

Quando Tenet di Christopher Nolan è stato annunciato con i primi trailer, l’impressione che ho avuto è stata fra la paura e l’euforia. Quelle prime presentazioni, sospese fra scene d’azione spettacolari, battute d’effetto e una colonna sonora ipnotica, erano vicinissime a quello che forse è l’ultimo vero capolavoro del regista anglo-americano-se escludiamo un Il Cavaliere Oscuro-Il Ritorno riuscito a metà-ovvero Inception.

Su quell’onda, infatti, Tenet sembrava configurarsi come un thriller con venature fantascientifiche con svariate scene d’azione e un “tema focale” attorno alla quale ruota tutto il racconto. E in effetti, Tenet doveva essere il perfetto erede di Inception, tanto nelle ambizioni quanto nelle modalità di racconto. Un grande kolossal, da studiare e amare… ma non tutti i trucchi di magia sono allo stesso livello, a quanto pare.

“Un film di Christopher Nolan”

Parlare di un nuovo film di un autore che mette sempre tutto se stesso e tutta la sua visione del mondo e del cinema non è mai facile, soprattutto se ami quell’autore e sa cosa può fare. Io personalmente adoro Nolan, credo che sia uno dei più importanti registi di film “di genere” della sua generazione e che nel suo piccolo sia riuscito a piegare le regole del cinema hollywoodiano per creare dei film unici, sospesi fra la costruzione folle e minuziosa delle sue opere e degli affreschi umani meravigliosi. Il suo Batman è senza dubbio il migliore dopo quello di Tim Burton, Inception è un capolavoro dell’action cervellotico in grado di rimanere nella mente e nel cuore e Memento e The Prestige sono i suoi capolavori assoluti.

Film che sono la perfetta dimostrazione di cosa Nolan abbia voluto fare nel corso della sua carriera: l’artigiano intelligente, il cantastorie nerd in grado di forare lo schermo facendo film in grado di sorprendere e trovare una via originale. Da questo punto di vista, Tenet aveva tutte le carte in regola per proseguire con dignità questa tradizione, firmando un perfetto blockbuster da hipster e radical chic in grado di meravigliare. Quando sono entrato nel cinema mi aspettavo di rimanere con la bocca aperta, mi aspettavo che il film potesse fare il miracolo e farti dire “wow” un’altra volta. E invece ho trovato solo “un film di Christopher Nolan”, un guscio vuoto.

Tante idee, nessuna nuova idea

C’è infatti un problema fondamentale in Tenet: non acchiappa, nonostante sulla carta ne abbia davvero le capacità.

Come al solito in Nolan, la storia è tanto concettualmente semplice quanto narrativamente complessa. C’è un agente segreto, il Protagonista (sì, non ha un nome) che si ritrova a dover compiere una complessa missione segreta per conto di Tenet, una misteriosa organizzazione che ha scoperto che dal futuro arrivano minacciosi segnali di un disastro in arrivo. I supercattivi hanno infatti fatto qualcosa di terribile e i risultati di questa cosa si sono riverberati nel tempo creando degli effetti straordinari. Niente semplici viaggi nel tempo, niente cose banali: quello che vediamo, da un punto di vista fantascientifico, è un giochino narrativo fatto di linee temporali parallele, di paradossi, di tasselli che si muovono all’unisono nella creazione di una storia complessa.

In questa storia di azione, assalti di piccoli commando specializzati, trip mentali, ci sono tutte le ossessioni che Nolan ha mostrato nel corso degli anni. C’è la combinazione di spettacolarità e introspezione psicologica, c’è la solitudine dell’eroe, c’è la struttura narrativa stratificata. E c’è soprattutto la certezza che per essere compreso Tenet debba essere anche visto più volte e studiato, perché ha dentro un elemento di “riflessione” forte che va analizzato con calma. Niente di sbagliato, perché Nolan fa così, gli piace essere ermetico e artista, ed è giusto. Quando vedi un suo film sai già che non noterai tutto subito, anzi tutte le tue idee potrebbero essere ribaltate alla seconda visione. In film come Inception o The Prestige però ne hai in cambio un’emozione, un ritratto umano che convince, qualcosa di profondo e complesso. Qui invece, a fronte di tante idee visive e di sceneggiatura, tutto sa di freddo, di artefatto, ti ennesima ritrova di un compitino già fatto e ripetuto all’infinito da quello che è nato come regista innovativo, in grado di sfornare qualcosa di nuovo.

Nolan deve tornare a fare Nolan

L’impressione è che Nolan a volte stanchi di fare Nolan e di avere idee geniali. Forse fagocitato da un’industria che punta sempre più sulla dimensione kolossal, forse semplicemente troppo ambizioso per essere davvero in grado di alimentare la sua capacità di scrivere storie, forse ancora con idee meno efficaci di quanto lo fossero quelle di Memento e compagnia, l’impressione è che il buon Chris avrebbe bisogno di tornare a una dimensione di film più piccola, senza troppi effetti speciali e senza minutaggio da kolossal, per ritrovare la vera dimensione della sua poetica: quella umana.

Una dimensione che purtroppo in Tenet manca, a causa di un focus tutto basato sulle trovate visive, sull’effetto speciale, ma anche su una storia sì intelligente ma non geniale.

– Fabio Antinucci –

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