Tartarughe ninja, Transformers & co.: gli anni ’80 che ci tormentano ancora!

1Che a Hollywood vadano (fin troppo) pazzi per i remake è ormai una cosa che su Youpopcorn diciamo da un po’, forse troppo ma, vista la mole di film ispirati o veri e propri remake di classici del cinema d’intrattenimento hollywoodiano, forse qualche motivo per farci due domande sul fenomeno ce l’abbiamo. Abbiamo attraversato con coraggio la “fase Episodio VII”, goduto con Kung Fury, sognato con Stranger Things (altro titolo che ritorna), visto il novanta per cento dei nostri miti dell’infanzia tornare di prepotenza sul palco. Ci permettete, a questo punto, di ragionare pacatamente sulla cosa?

1. Classici postmoderni

Partiamo da un dato di fatto: nessuna delle idee o delle trovate di film come E.T. troverebbe accoglienza entusiasta oggi. Insomma, pensateci no: quante volte, negli ultimi trent’anni, ci siamo confrontati con film debitori col “tema del diverso” in salsa fantascientifica? L’alieno caduto sulla terra, perseguitato dal governo U.S.A. o sovietico e costretto a scappare, è stato preso e trasposto decine di volte. Ne parlavamo a proposito di ST e della sua rilettura di questo tipo di stereotipi tipici del cinema spielberghiano. Il punto sta in un’ovvietà: nell’82, anno di uscita del film del buon Steven, questi temi non erano mai stati affrontati veramente da Hollywood; quando arrivarono prodotti del genere il pubblico rimase meravigliato per gli effetti speciali e per il soggetto frizzante (la fantascienza piegata alle logiche del film per famiglie: ragazzi, che intuizione!), ma soprattutto si identificò in quelle che erano, a tutti gli effetti, le nuove favole della buonanotte, che prendevano l’immaginario popolare, lo trituravano e lo rielaboravano.
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2. Un’avventura quotidiana

Negli anni ’80 mancava qualcosa. Forse la presenza di un’avventura vera, al passo con i tempi, che ironizzasse e fantasticasse sulla realtà che circondava i ragazzini americani (e di tutto il mondo, grazie alla signora globalizzazione!) inserendovi dentro streghe, alieni, folletti pelosi e strani. Non a caso una delle cose che più si ricordano di E.T. è l’ambiente, i boschi, i sobborghi di Los Angeles nei quali era ambientata la storia, quasi come se Spielberg volesse costantemente trascinare il fantastico in casa degli spettatori. L’impatto di tutto questo è sotto gli occhi di tutti: ci piacque tanto, piacque tanto ai genitori di chi aveva pochi anni, le VHS dei classici seguirono gli spettatori per vent’anni e più e crearono i loro film del cuore. Spielberg, Lucas & co. erano i “fratelli Grimm” del nuovo millennio, con una schiera di fidi imitatori pronti a emularli. E le case di produzione, dal canto loro, non persero l’occasione per sfruttare questi miti contemporanei. Ma ci pensate alla gallina dalle uova d’oro in mano alla Lucas Film con i film su Luke e soci? Ma ci pensate all’impatto “psicologico” che ebbero sui produttori quei miliardi di dollari incassati? Beh, li portarono a fare una cosa che sì, moralmente è discutibile, ma da un punto di vista lavorativo e 3pienamente “capitalistico” è giustissimo: spremere la mucca fino all’ultima goccia.

3. Arriverà l’overdose?

Ora, io non so se il tipico-spettatore-americano-medio la pensa come me, o se lo fa il tipico-produttore-di-blockbuster-americani-medio, ma quando vado al cinema con gli amici e vedo passare il trailer del terzo remake di Tartarughe Ninja sento, da parte di qualcuno, commenti abbastanza cinici tipo “UN ALTRO?!”. Vagli a dare torto. Se già negli anni ’80 il valore “artistico” di questi film era un po’ sul filo del rasoio ed essi si muovevano sul confine fra operazione commerciale e (più che giusta) elevazione a nuovo classico del cinema basso e popolare, forse oggi il continuo gioco di citazione, contro citazione, ammiccamento, ha raggiunto livelli un po’ al di sopra della soglia di sopportazione. Ma questo l’abbiamo già detto molte volte. Cosa vuol dire? Che da domani le persone non andranno più a vedere remake non alimentando più il circolo vizioso e nostalgico? Aspettate e sperate! Vuoi mettere l’idea di tornare a vedere al cinema una storia all’interno della quale ci si sente a casa?

– Fabio Antinucci – 

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