Suzy Solidor, la donna più dipinta dagli artisti

Pensando alla donna con più raffigurazioni artistiche il primo nome che ci verrebbe in mente immediatamente sarebbe la Madonna, che ha focalizzato l’attenzione dell’arte su di sé per tantissimi anni. Ma eliminando la componente religiosa, il secondo nome che viene fuori è quello di Suzy Solidor (1900-1983), cantante e cabarettista francese, complessivamente immortalata da circa 225 artisti, tra i quali Tamara de Lempicka, Francis Bacon e Pablo Picasso. Ma chi era questa donna capace di attirare su di sé l’attenzione di tanti menti creative?

La Solidor fu un’artista molto celebre negli anni ’30 – cantando in modo molto esplicito anche del desiderio lesbico -, ma oggi non è conosciuta dal grande pubblico, e questo senz’altro l’avrebbe fatta arrabbiare, se avesse avuto modo di conoscere il suo futuro. Donna lungimirante – riusciva ad abbinare il proprio personaggio artistico audace ad un acuto senso degli affari e possedeva una straordinaria consapevolezza del potere derivato dal diffondere la propria immagine. Fu inoltre probabilmente la prima donna a possedere un nightclub a Parigi, La Vie Parisienne, arredato da suoi ritratti che rappresentavano un’ottima pubblicità per gli artisti. Incredibilmente caparbia, la Solidor – diremmo oggi – si formò da sola: nata da una relazione illecita tra la madre – donna delle pulizie – che lavorava per il padre – avvocato -, lasciò casa a diciassette anni, offrendosi come volontaria per guidare l’ambulanza durante la Prima Guerra Mondiale e in seguito si trasferì a Parigi, dove riuscì a formarsi una vasta serie di contatti e ad aprire il suo nightclub nel 1932.

Ebbe numerosi amanti durante la sua vita, soprattutto donne, e su loro cantò diversi brani molto specifici del rapporto sessuale. La Vie Parisienne rimase aperto durante la Seconda Guerra Mondiale: la donna affermò di far parte della razza ariana e in seguito, fu accusata per questo di collaborazione con il regime. Esiliata dal suo paese, la Solidor cominciò a girare per gli Stati Uniti, e tornò in Francia solo nel 1960, aprendo un altro piccolo cabaret nella Costa Azzurra. A quel punto aveva deciso di reinventare la sua immagine, indossando un’uniforme da uomo e presentandosi come l’Ammiraglio. Fu in quegli anni che iniziò il declino: l’abuso di alcol la portò ad aumentare di peso e a perdere la sicurezza in sé e così tutto il suo fascino. Decise quindi di ritirarsi a vita privata e morì nel 1983, purtroppo dimenticata da tutti, ma immortale nelle opere dei vari artisti che ebbero occasione di incontrarla.

– Lidia Marino – 

 

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