Storie d’amore tra scrittori

Quando pensiamo al romanticismo nella letteratura ci vengono subito in mente le relazioni tra i personaggi di vari libri, alcuni classici e immortali alla Catherine e Heathcliff, altri più moderni e particolari, alla Lyra e Will, ma raramente a balenare nella nostra mente è l’immagine di chi questi personaggi li ha creati e regalati al mondo. Beh, delle volte, invece, anche conoscere le storie d’amore tra scrittori può risultare incredibilmente interessante, vederne l’umanità, addentrarsi dentro la realtà di chi lavora con l’immaginazione e cercare di cogliere quanto l’esperienze da essi vissute abbiano influenzato il loro lavoro.

Ad esempio, il rapporto burrascoso tra Scott Fitzgerald e Zelda Sayre fu così intenso all’inizio che lo scrittore plasmò il personaggio di Rosalind Connage in Di qua dal Paradiso basandosi sull’allora fidanzata, di cui rappresentò un fedele ritratto. Lei fu la sua musa tutta la vita, anche solo per frasi pronunciate in momenti di piccola o grande importanza, e nei lavori di lui lasciò l’impronta di una relazione difficile tra i due, ma fonte di grande ispirazione. Anche l’unico romanzo di Zelda, Lasciami l’ultimo valzer, aveva il marito come contenuto principale e questo fece arrabbiare molto Scott, che lavorava da anni su un progetto simile, che avrebbe ancora una volta preso le loro esperienze per creare la sua arte. Un’arte tormentata vissuta anche da coppie come Dino Campana e Sibilla Aleramo, entrambi poeti ed entrambi anime complesse, in contrasto eppure affini. Un amore testimoniato dalle missive tra i due, che potrebbero far concorrenza a qualsiasi romanzo d’amore vi venga in mente. Tuttavia, la scrittrice non riuscì mai a scrivere del loro amore, a crearne qualcosa che potesse pubblicare, perché sarebbe stato troppo complicato per lei da spiegare, da giustificare, da mettere nero su bianco. Quelle lettere, frutto di un sentimento non enfatizzato, invece, ci sono riuscite benissimo.

E la storia tra Louise Colet e Gustave Flaubert? Stiamo parlando della musa di Madame Bovary, la poetessa francese che fece perdere la testa all’allora giovane autore, la donna “di una bellezza eroica”, già amante del filosofo Victor Cousin, una donna definita romanticamente ostinata. Una relazione che, come avrete avuto modo di pensare, non andò a buon fine tra i due e che portò l’autore ad una sorta di rifiuto nei confronti di lei, di difficoltà nel frequentarla. Terminerei, poi, con Alberto Moravia ed Elsa Morante. Amicizie in comune, matrimonio, fuga dal fascismo e poi il successo letterario di entrambi, che nonostante le varie divergenze continuerà in qualche modo a tenerli uniti, a legarli in qualche modo, ma a dividerli inevitabilmente allo stesso tempo. “Le coppie di letterati sono una peste” scrisse una trentaseienne Elsa all’amica Maria Valli, moglie dell’editore dei racconti di Moravia, e già in quelle parole è evidente la difficoltà dei due nella vita reale, al di fuori del loro rispettivo talento. E infatti, dopo 26 anni di matrimonio, i due si lasciarono definitivamente. “Forse tra noi due si era cristallizzata – dirà Moravia – una forma di rivalità psicologica. Ma è vero anche che non so neppure io quali sono stati i miei veri rapporti con Elsa. Mi sembra che sia stata lei a volerli troncare. Cioè, ho idea che abbia reso la nostra vita talmente difficile che sentivo che avrei rasentato la follia se non ci fossimo separati”.

– Lidia Marino – 

 

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