Storie dal Futuro – Intervista all’autore Salvatore Tofano

Oggi parliamo di un autore che, col suo racconto, ha raggiungo il quinto posto nella classifica del concorso Storie dal Futuro: Salvatore Tofano. Il suo racconto, contenuto nel libro omonimo del concorso (che trovate qui) ci è piaciuto per la sua semplicità nel parlare del futuro in modo verosimile ed affascinante.

Il suo racconto chiamato Il futuro dei vecchi è, in realtà, un meta-racconto, in quanto non ci troviamo davanti al racconto vero e proprio, ma ad uno scrittore in procinto di scrivere un racconto sul futuro; una specie di iper-racconto, alla stregua di Italo Calvino in Se una notte d’inverno un viaggiatore. Ma non è questa particolarità ad averci colpito, quanto il vedere il Futuro dal punto di vista di un autore contemporaneo. Il “racconto” (come storia ambientata nel futuro) c’è e viene accennato più volte, ma il fulcro della storia di Tofano è il pensiero che ne è nato, le riflessioni che ne sono scaturite ed anche il processo creativo dell’autore. Ma andiamo a conoscere il nostro autore.

1- Per prima cosa, parliamo di Salvatore Tofano.

Beh, mi piacerebbe parlare dell’autore, perché lo conosco, gli voglio bene, ci convivo, ma per quanto si conosca una persona non la si conosce mai abbastanza, c’è sempre il rischio di esagerare o al contrario di contenersi, soprattutto se la persona sulla quale ci si deve pronunciare sei tu. Mi piacerebbe che a parlare per l’autore fossero gli altri, magari le sue opere. Comunque, ci proverò. Di certo è uno schivo,  che non ama essere sempre presente, che se può si fa da parte, che non rinuncia però a dire la sua sulle questioni, che ritiene importanti. Gli piace scrivere, disegnare e, ovviamente, pubblicare. Detesta, va precisato, l’editoria a pagamento. Della vita non ha di che lamentarsi, tutto sommato le cose non gli sono andate male. Ciò non toglie che essa gli risulti quanto meno bizzarra. Il suo sogno? Riuscire a scrivere qualcosa che resti, che lasci una traccia; nel frattempo, cerca di rendere quanto più personale il proprio lo stile.

2- Come nasce la passione per la scrittura? E dove ha portato fin’ora l’Autore?

Sono nato in una famiglia operaia, dove si cercava di parlare in italiano, ma nella quale continuava a coesistere il dialetto. A volte accadeva che restassi imballato davanti a una parola, chiedendomi incerto se essa provenisse dal dialetto o dalla lingua. Il che mi faceva soffrire, sentire menomato; e la comunicazione ovviamente ne risentiva. Spinto dalla necessità di superare questo handicap ho preso l’abitudine di consultare dizionari e leggere di tutto e tantissimo. Dalla lettura alla voglia di scrivere il passo è stato breve, direi naturale. Diversi miei racconti e poesie sono apparsi su antologie della Giulio Perrone editore, di Homo Scrivens editore e di letteraturahorror.it  oltre che in alcuni e book scaricabili dal sito web www.farwest.it. Nel 2010 con lo pseudonimo Stof ho pubblicato per i tipi di The Boopen editore Susetta Spinola di Scampia. Oltre venti anni di satira in periferia. L’anno successivo, nel novembre 2011, ho invece pubblicato per la Marotta & Cafiero editori Scampia: la leggenda della vela che non voleva morire e altre storie, prefazione di Luca Bifulco. [N. B. Il fantasma della sepolta viva, da me creato, protagonista della storia portante, è stato ampiamente citato nel novembre 2016 in uno dei più recenti libri sui misteri e segreti di Napoli della Newton Compton editori].

3- Parliamo del Racconto: da dove hai tratto l’ispirazione?

Il dibattito sulle pensioni, sul furto che i pensionati avrebbero perpetrato a danno dei più giovani, mi è sempre sembrato fuorviante, una scorrettezza da parte della classe politica, che invece di fare chiarezza sul problema e di trovare soluzioni corrette, ha fatto di tutto per seminare odio tra le generazioni, pur di nascondere le vere ragioni del perché oggi la pensione soprattutto per i più giovani non è più un diritto ma una sorta di per niente garantito privilegio assistenziale. Da qui l’ispirazione per il racconto.

4- A quali scrittori ti sei ispirato o ti ispiri generalmente?

Penso a nessuno in particolare; di fatto, a tanti. Il primo che di certo mi colpì, anche per le tematiche trattate, fu di certo Alberto Moravia: quel suo partire da un accadimento particolare e di allontanarsene, di girargli intorno per poi tornarci su, quella sua narrazione simile a un viaggio con biglietto di andata e ritorno, mi piacquero non poco; come pure mi piacque quel suo evitare di essere consolatorio, di voler mostrare con forza la cruda realtà, che divennero per me tuttora validi punti di riferimento. Altri autori che ho letto e che potrebbero avermi ispirato? Sciascia, Serra, Svevo, Stevenson, Swift, Eduardo, La Capria, Saviano, Eraldo Baldini, Bierce, Le Fanu, Lovecraft, Poe. Non poco ha influito ovviamente il cinema e il fumetto, che mi hanno insegnato a pensare anche per immagini.

5- Oltre Storie dal Futuro: Quali sono i progetti letterari dell’Autore?

ono molto attratto dalle tematiche new weird con contaminazioni horror. Ritengo che indagare le nostre paure più profonde, possa aiutarci a superarle, a capire meglio il mondo nel quale viviamo. Contemporaneamente mi affascinano le tematiche legate alle periferie delle nostre città, alla politica e alle questioni sociali. Spesso cerco di combinare insieme le due cose. In questa ottica ho scritto dei racconti impregnati di atmosfere horror che hanno tratto ispirazione dall’attualità e che sono confluiti in una breve antologia. L’ho inviata a diverse case editrici e sono in attesa di riscontro.

Ringraziamo Salvatore Tofano per questa intervista e diamo un assaggio della sua storia.

Il futuro, per quanto mi concerne, si prospetta come un periodo relativamente breve e pieno di acciacchi: la cataratta da operare, l’udito che mi è calato, la pressione che tende sempre all’alto, l’artrosi che mi fa dolere tutte le ossa, l’immancabile prostata ingrossata; ovviamente, se mi guardo intorno e osservo quelli che hanno la mia età, non mi posso lamentare. Ciò non toglie che il futuro non mi entusiasmi particolarmente così come quando avevo sedici diciassette anni.

– Giorgio Correnti –

 

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