Storie dal Futuro – Intervista all’autore Marco Monelli

Eccoci alla seconda intervista degli autori partecipanti al concorso Storie dal Futuro, che ha dato la luce alla raccolta di racconti omonima (che trovate qui). Anche questa volta intervisteremo uno dei concorrenti e, per la precisione, Marco Monelli, partecipante con il racconto Un caffè al volo.

Il racconto ha vinto il premio per essere il Racconto Preferito del Giudice Lidia, la caporedattrice del nostro sito. Nel racconto, troviamo tutta una storia di intrecci temporali, dove il fato ed il destino vengono presi e… beh, dovreste leggerlo. Ma perché questo racconto ha vinto questo premio? I fattori sono tanti: il finale a sorpresa, l’intreccio storico, la componente del futuro… ma il fattore principale è stato il bellissimo messaggio di amore che ne viene fuori. E non il classico amore… ma non dico nient’altro. Andiamo direttamente all’intervista.

1- Per prima cosa, parliamo di Marco Monelli.

Spesso quando si chiede a una persona di descriversi mediante un ruolo specifico, ossia quel ruolo che più lo classifica socialmente, questa riesce a identificarlo immediatamente e associarlo alla propria persona. Si sente rispondere: “Sono Maurizio, un medico”, oppure, “Luisa, una mamma”. Non è sempre relativo a una professione, ma si lega principalmente all’idea che la persona ha di sé in relazione al mondo stesso, cioè quale sia il suo ruolo nella vita. Mi sarebbe sempre piaciuto poter dire: “Marco, attore”, oppure, “Marco, cantante”, o “Marco, pittore”, insomma, un qualsiasi ruolo legato al mondo artistico, ma purtroppo non ho mai diciamo “sfondato” in nessuno di questi campi. Potrei dire “Piacere, Marco, Artista”, ma mi verrebbe da ridere e non risulterei credibile. I miei sogni e le mie passioni sono legate principalmente a questo, al poter esprimere al massimo delle mie possibilità, la mia creatività. Purtroppo, per motivi economici, non ho potuto approfondire quelle che erano le mie reali passioni e ho dovuto iniziare a lavorare appena terminata l’università come impiegato, lavoro dal quale, soprattutto qualche anno dopo, ho cercato sempre di ritagliarmi molto tempo per coltivare le passioni che, (usando l’alibi del tempo ridotto dedicato loro) purtroppo sempre solo passioni sono rimaste. Ho cominciato a frequentare corsi di canto e musica, dopodiché mi sono dilettato nello scrivere canzoni in un gruppo rock. Poi è giunto il momento del teatro per il quale, adesso, con le mie compagnie, recito e scrivo testi originali. In tutto questo, la scrittura e la pittura hanno sempre fatto da cornice, alternandosi con il soggetto principale del dipinto non poche volte, in un vortice, temo, senza soluzione di continuità… ma credo che sia questo il bello.

2- Come nasce la passione per la scrittura? E dove ha portato fin’ora l’Autore?

La mia passione per le arti arriva da lontano: da un quadernino e una matita avuti in regalo da piccolo. Quel quaderno fu il primo di un’infinita serie a essere riempito di disegni e parole; passione, la prima, che mi portò a frequentare scuole d’arte fino ai 23 anni, quando il mio percorso di studi terminò con il diploma di laurea in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze e da allora, pur lavorando come impiegato, sono riuscito a coltivare fino a questo momento ogni forma d’arte che reputassi interessante, compresa la scrittura che, però, è arrivata tardi. Ho scritto diversi romanzi (alcuni ancora incompiuti) e qualche racconto negli ultimi 5 anni ma, non volendo scendere a compromessi, non sono mai riuscito a pubblicarli. Un caffè al volo è il mio primo traguardo. In passato ho illustrato diversi libri, per bambini e non, tra cui il cavaliere della solitudine di Chiara Cavallina, edito da Albatros, ma questa è la prima volta che la mia parola scritta vede la luce. Ovviamente sono molto soddisfatto.

3- Parliamo del Racconto: da dove hai tratto l’ispirazione?

Devo ammettere che per una volta la TV si è rivelata utile. Ho indubbiamente avuto l’ispirazione dagli episodi della serie TV Black Mirror, una sorta di Ai confini della realtà dei giorni nostri, dove, in ogni episodio, viene raccontato uno spaccato di un futuro non troppo distante, spesso distopico e inquietante. Sono storie brevi e auto conclusive, molto ben scritte e dirette e ho immaginato che Un caffè al volo avrebbe potuto essere una delle storie narrate in questa serie.

4- A quali scrittori ti sei ispirato o ti ispiri generalmente?

Sono cresciuto a pane e Stephen King, quindi credo che, anche involontariamente, la mia scrittura tenda verso quella direzione. Mi piace approfondire il personaggio, inserire spaccati di vita in relazione al suo comportamento, motivarlo, renderlo vero e sfaccettato. Un approfondimento psicologico che non può prescindere, a mio avviso, dal genere, che sia un giallo, fantascienza o un romanzo sentimentale. Stephen King è un maestro in questo, riuscendo sempre a dare alle proprie storie e ai propri personaggi, mille sfaccettature e altrettanti spunti di riflessione. La dimensione racconto, poi, era molto congeniale a King, in cui riusciva a racchiudere tutta la propria urgenza, riuscendo a creare personaggi e situazioni delle più deliranti ma stilisticamente perfette e appassionanti. Ovviamente, soprattutto nel racconto breve, il finale a sorpresa, che spesso si riduce alle ultimissime righe, è quasi d’obbligo, (a proposito di Stephen King in questo senso è esplicativo il racconto Il babau, contenuto nella raccolta A volte ritornano) almeno per come la vedo io. Adoro terminare la lettura di un racconto e sbottare con un “Ma pensa te…”. Questo credo che sia il genere e lo scrittore al quale mi riferisco principalmente, anche perché, insieme ad altri autori come Peter Straub, Clive Barker e Dean Koontz (tanto per citare alcuni autori di genere attivi soprattutto intorno agli anni novanta) è con le loro storie che sono cresciuto e, come sappiamo, quello che ci forma maggiormente avviene nel periodo dell’adolescenza. Oggi ho gusti molto più ampi e una curiosità e un interesse differenti. Sono andato a riscoprire tutti i classici che mi ero perduto, Dostoevskij, Melville, Steinbeck e Oscar Wilde, solo per citarne alcuni, ma strizzando sempre l’occhio a una certa narrativa di genere.

5- Oltre Storie dal Futuro: Quali sono i progetti letterari dell’Autore?

Ho un romanzo terminato, che sto cercando di pubblicare da qualche mese e un altro in dirittura di arrivo. Sono entrambi romanzi che definirei thriller, lasciando spazio però a una certa libertà narrativa, non blindata in un genere prestabilito. Con quello terminato, Il giustiziere, sto partecipando anche a un concorso e vediamo quello che succede. Oltre questo scrivo per il teatro. Ho una mia compagnia, Gli Stranitipi, per la quale ho l’onore di essere responsabile come autore di testi oltre che come attore . Adoro scrivere un testo teatrale, è un’esperienza diversa dalla narrativa e molto più simile al racconto, per certi punti di vista. La cosa che adoro nello stendere un testo teatrale riguarda l’aver bene in mente ciò che un personaggio è e rappresenta, per essere in grado di mettergli in bocca cose e frasi che solo lui possa dire, soprattutto in un determinato modo. Creare personaggi diversi, con differenti sfaccettature e farlo essere coerente e credibile fino alla fine del suo ciclo è meraviglioso e mi riempie di soddisfazione. Ho iniziato a scrivere per il teatro quasi in contemporanea con l’approccio alla recitazione, portando in scena un personaggio da me creato e attorno al quale ho scritto la sua storia. Si tratta del personaggio di Danton, ambiguo poeta bohemien dalla dubbia integrità morale della Parigi di fine ottocento, il cui talento per la poesia, alquanto discutibile, è pari solo alla passione, non ricambiata, che ha per l’attrice Clara. Il personaggio di Danton in Danton e Clara, ha riscosso un buon successo nello spettacolo a episodi in cui era contenuto: …Sono solo barzellette, della mia precedente compagnia I Buffoni. Con Gli Stranitipi, invece, abbiamo messo in scena 4 volte dal giugno scorso, L’ospite misterioso, un noir scritto da me che ci ha riempito di soddisfazioni e adesso, dopo aver scritto la mia prima commedia Il gatto nel forno, ci stiamo preparando per metterla in scena questa primavera. Al momento sto progettando anche una graphic novel, sempre tratta da L’Ospite misterioso, che spero venga alla luce entro l’anno. In questo modo anche il disegno, che ultimamente ho un po’ trascurato, tornerà ad essere parte centrale nella mia vita.

Dopo questa intervista molto approfondita, andiamo a vedere uno stralcio del suo racconto Un caffè al volo e ci vediamo la settimana prossima con una nuova intervista

“Si infilò il primo paio di pantaloni che le sue mani afferrarono dall’interno dell’armadio senza riuscire a individuarne il colore; non avrebbe potuto accendere la luce perché Eva ne sarebbe stata infastidita, ma nella foga di cercare una camicia sbatté la gamba nell’angolo del letto ed emise un gridolino soffocato.
«Ma che stai combinando?» si lamentò sua moglie, la cui voce proveniva dall’interno di un fagotto costituito da lenzuola e coperte, riconoscibile come forma umana soltanto grazie alla presenza del ciuffo di capelli biondi che fuoriusciva dalla sua estremità.
«Sono in ritardo e mi sono appena fracassato una rotula.» rispose Luca, zoppicando per sedersi sul letto.
«Accendi la luce.» gli consigliò sua moglie.”

– Giorgio Correnti –

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