Storie dal Futuro – Intervista all’autore Alessia Abeliè

Arriviamo ai piani alti della classifica del concorso Storie dal Futuro. Arriviamo al quarto posto in classifica dove la concorrente Alessia Abeliè ha portato il suo racconto Peccato Originale: parte 2. Oltre al quarto posto, il testo di Alessia ha vinto anche il premio per essere il Racconto Preferito del Giudice Sara, che l’ha trovato un racconto ottimamente scritto e completamente in tema col nostro concorso.

Peccato Originale: parte 2 è un racconto di fantascienza, ma senza i classici laser o robot. Parliamo di un racconto psicologico e scientifico, fatto di sentimenti… e di non-sentimenti. Non voglio spoilerare nulla, anche perché il bello di questo racconto è proprio il suo svolgimento e… il finale. Parliamo direttamente dell’autrice:

1- Per prima cosa, parliamo dell’Autore.

L’autrice, in questo caso, è Alessia Belmonte. Ho ventun’anni e sono nata e cresciuta a Roma. Ho frequentato il liceo artistico e poi un anno di università nella facoltà di lingue orientali, dopo essermi resa conto che l’università non sarebbe stata la mia strada (almeno per ora) ho fatto un’audizione e sono stata ammessa in un’accademia di musical. Prima di andare avanti con l’elenco di fallimenti e percorsi lasciati a metà (ridiamoci su) vorrei aggiungere che sono un sagittario e considero Persefone come mio archetipo. Perché dico questo? Ecco io non sono una superstiziosa, ma quando non riesco a trovare al volo una spiegazione logica mi diverte diventare una sfegatata irrazionale. Sì, perché alla fine ho mollato anche l’accademia di musical, un po’ da falliti starete pensando, ma un vero sagittario, che abbia oltretutto l’influenza della melliflua dea Persefone, la “dea della bipolarità”, non può respingere gli istinti, né quelli che gli suggeriscono di intraprendere strade fuori dalla sua portata ed apparentemente incoerenti con il suo percorso di vita, e neanche quegli istinti che, anche con la terra in vista, gli suggeriscono di mollare. Sono così. Scossa da visioni profetiche sul mio futuro, attraversata da presentimenti, persa nelle fantasticherie. Se dovessi descrivermi a parole mie (e credetemi perché io parlo così) direi di essere un’ambigua folle che nell’indistinta mutevolezza rappresenta bene quella tipologia di creature mitologiche quali le ninfe. Il moto che mi ispira nella mia arte è la guerra interiore fra i due antipodi che vivono in me: la donna e la bambina, l’angelo e il demone. Ed è un qualcosa che anche chi mi sta vicino nota e mi fa notare con timore. A volte, dicono,mi agito senza perseguire uno scopo preciso, come posseduta da un demone, altre volte rimango assorta nel sogno che inseguo, con lo sguardo perso in lontananza. Sono quasi del tutto insonne, se per insonnia s’intende una piacevole e appagante veglia notturna. Le tempeste mi inebriano e la pioggia e la neve mi commuovono. Sogno senza riuscire a portare praticità, inseguo semplicemente le mie chimere senza arrivare ad affrontarle. Fluttuo tra timore e ardente speranza. Una frase di cui non conosco la fonte una volta mi descrisse così bene che mi misi a piangere, cito: “È una donna che sogna la propria vita, non potendo vivere i propri sogni.”

2- Come nasce la passione per la scrittura? E dove ha portato fin’ora l’Autore?

Per quanto riguarda lavori passati ho scribacchiato qualcosa su efp, ma me ne vergogno tanto da non volermi pubblicizzare. Ad ogni modo scrivo romanzi dalla tenera età di dieci anni, ma sono perlopiù lavori che tengo sul mio computer e che non faccio leggere neanche a mia madre (specialmente quelli molto, molto vecchi) Non voglio escludere però la possibilità di aprire un blog, o di collaborare con qualcuno già esistente per cominciare ad emergere, chissà magari proprio cominciando da Youpopcorn!

Per quanto riguarda invece la scrittura vera e propria devo premettere questo:nonostante mi spaventi, l’occulto mi ha sempre attratta; amo la paura come eccesso, come vibrazione, e l’ho sempre cercata sin da bambina. Ho intrapreso anche il percorso wicca (abbandonato subito) per saperne di più e posso vantare una buona conoscenza dei tarocchi, sui quali, tra l’altro, sto scrivendo un romanzo. Dunque è sempre stata una ricerca che tuttavia mi lasciava frustrata, non capivo quale fosse il problema e perché non mi bastasse leggere Finché non ho imparato a trasmetterla attraverso la scrittura, e ho capito che il mio più grande scopo su questa Terra è quello di creare dalle mie mani qualcosa. Ho sempre dipinto in vita mia, ma non sono mai stata capace di esprimermi sulla tela senza copiare da qualcosa o da qualcuno. La scrittura è diventata il mio pennello su misura e l’enorme bagaglio di libri letti e autori studiati a scuola sono diventati il mio personalissimo archivio. I miei racconti riportano principalmente le linee stilistiche del gotico e del decadentismo, dunque ho imparato a masticare con maestria argomenti come la pazzia, l’incubo, l’allucinazione, l’ubriachezza e la paura, ovviamente. I miei amici dopo aver letto anche solo poche righe di ciò che scrivo esordiscono sempre con la stessa formula, che ormai prendo come complimento: “Tu hai dei problemi.” E io amo i miei problemi e se può servire a qualcuno lo dirò anche qui. Amate i vostri problemi, fateli diventare arte perché l’arte è la sola traccia del passaggio dell’uomo sulla Terra. E l’uomo ama malamente parlare dei problemi degli altri uomini. Fate parlare di voi. Questo è il mio motto.

3- Parliamo del Racconto: da dove hai tratto l’ispirazione?

Allora, sembrerà orribile da dire, ma questo racconto non mi ha soddisfatta come avrebbe dovuto. E questo fondamentalmente perché sono una persona che si dilunga parecchio in chiacchiere (lo avrete capito immagino) e sette pagine mi sono sembrate una vera e propria evirazione. Ciò non toglie che io sia felicissima, perché questo è il primo concorso al quale partecipo, il primo racconto al quale metto il punto finale, e il primo riscontro con un pubblico esterno. E sono esterrefatta di essere arrivata qui, con questi risultati, al primo colpo. Ad ogni modo, tornano al racconto, leggendo il tema del concorso mi sono detta “wow, io ho sempre odiato la fantascienza, mi piacerebbe affrontarla in un corpo a corpo” e così ho cominciato ad informarmi sul genere, a me completamente sconosciuto, e ad un certo punto, quasi allo scadere del concorso e dopo giorni e giorni passati a fissare il foglio bianco, mi è come balenata una luce in testa, una luce che ho seguito e che piano piano ha portato a galla diverse parole chiave: Dio – uomo – progresso – perdita – controllo ed infine sono giunta alla conclusione della clonazione. Il vero tema del racconto è la fede (sono molto credente nonostante io sia una pessima cattolica). Dio viene letteralmente spodestato dal progresso che porta alla creazione della vita in provetta. La creazione della vita senza l’intercessione di Dio, completamente fuori dalla sua portata. Dunque anche in questo racconto come in tutti i miei altri (pubblicati da nessuna parte perché mai cobclusi) torna il mio marchio di fabbrica: la presenza di Dio che aleggia silenzioso, ma in ascolto. Attento.
Partendo dalla Genesi, dunque, la storia si è costruita da sola fino ad arrivare al finale ad effetto (e neanche troppo devo ammettere e mi batto il petto per questo) che non era assolutamente previsto.

4- A quali scrittori ti sei ispirato o ti ispiri generalmente?

Come dicevo sono un’anima gotica agghindata con splendidi abiti ottocenteschi, e i due grandi mentori che parlano nella mia testa e continuano oltre la morte il loro lavoro attraverso le mie mani, sono senza ombra di dubbio Edgar Allan Poe e Oscar Wilde.  Devo tutto ad un’insegnante d’inglese del liceo splendida che ci narrava la vita degli autori leggendo le loro opere e facendoci notare come gli avvenimenti della loro vita influenzassero il modo di scrivere e le realtà che scrivevano, per come i loro occhi trasformavano la realtà circostante. Per quanto mi riguarda Edgar e Oscar sono i massimi esponenti dei rispettivi generi, perché loro vivevano la vita che scrivevano. Non smettevano di essere i loro personaggi quando posavano la penna, indossavano la giacca uscivano di casa ed erano di nuovo Edgar e Oscar, no! Io credo che loro rimanessero molto turbati da ciò che scrivevano. Credo siano arrivati ad un certo punto che non riuscivano più a distinguere se stessero vivendo la loro vita o quella dei loro personaggi. E lo credo perché anche io vivo così. Angosciata.
Scriverò di loro, scriverò assolutamente di loro in un racconto.

5- Oltre Storie dal Futuro: Quali sono i progetti letterari dell’Autore?

Dunque, il mio progetto principale è un romanzo fermo ancora in laboratorio. Un romanzo che io descrivo come “fiaba per adulti” e che parla di una giovane principessa francese costretta a dimenticare le sue origini e a vivere a Venezia sotto le mentite spoglie di Fedora, una conosciutissima prostituta del bordello del Duca Bartolomeo, bizzarro collezionista che organizza feste carnevalesche nel suo palazzo dove fa assaggiare, a chiunque lo voglia e abbia abbastanza denaro da permetterselo, i suoi “uccellini”, una sfilza di bambini presi dalla strada e costretti a prostituirsi, e tra i cui Fedora è il fiore all’occhiello. Un fiore dalla mentalità instabile con un passato oscuro, pieno di segreti imbarazzanti e verità infangate, che bussa sempre più forte alla porta della sua memoria. Un fiore che potrebbe ricordare le sue origini e ribaltare, all’improvviso, l’equilibrio e le sorti d’Europa.  Poi ho ancora moltissimi altri progetti a cui sto lavorando al momento, alcuni racconti per altri concorsi e alcuni altri indipendenti, taluni ispirati alla mia amatissima mitologia greca, talaltri ai miei altrettanto amatissimi eventi e personaggi storici minori, tutti però seguono lo stesso stile: un filo conduttore storico che immerge il racconto in tempi e luoghi realmente esistiti, e personaggi originali, bizzarri e con qualche grossa rotella fuori posto che vengono manovrati nello scenario da alcune delle molteplici grandi forze che spesso vengono sottovalutate o rese cliché: la paura, la fede e la rivalsa. E tanto, tanto fantasy. Se tutte queste grandi parole sono le spezie, il fantasy equivale alla pietanza principale.  Dunque se siete curiosi di conoscere un fantasy, a mio parere, piuttosto diverso dal solito e tutto italiano, stay tuned perché sentirete ancora parlare di me!

E se ora sappiamo molto più di Alessia Abeliè, vi lascio con uno sprazzo del suo racconto:

“Adam ed Eve ogni mattina intorno alle sette si svegliano e si sottopongono ai prelievi di sangue e di tessuti. Nel loro bagno non c’è uno specchio. Ma una delle pareti non è che una spessa finestra di vetro antiproiettile dietro la quale gli scienziati studiano i loro comportamenti sociali. Il debole, opaco riflesso che ricevono dal vetro a loro basta. In realtà a loro non serve avere costantemente la conferma di come sono fatti. Non ne sentono il bisogno.”

– Giorgio Correnti –

 

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