Storia dell’arte a scuola: forse non tutto è perduto

Negli ultimi anni la storia dell’arte ha fatto molto parlare di sé : qualcuno ha proposto di eliminarla dai programmi scolastici perché obsoleta, secondo altri era noiosa, qualcuno ovviamente si è risentito, sostenendo che sarebbe stato un abominio eliminarla, essendo l’arte fonte inesauribile di conoscenza e cultura.

A mio avviso, come avviene in tutte le dispute politiche, si è finito per perdere di vista il nocciolo della questione: la storia dell’arte cos’è?

Io posso dirvi con certezza che quando ero studentessa non era una delle mie materie preferite: ricordo nozioni appuntante con affanno, una professoressa arcigna che interrogava a libro chiuso senza possibilità di vedere le immagini, la noia di ripetere a memoria concetti che non riuscivo a visualizzare. Per anni mi son detta che l’arte probabilmente non la capivo, non aveva senso, non faceva per me.

Un grave errore di valutazione. L’arte è essenzialmente di tutti, bisogna solo sapersi approcciare a quel mondo, imparare a immergervisi, lasciandosi incantare dalla creatività. Ad oggi vi direi che l’arte non è una materia trascurabile, ma bisognerebbe dedicarle più tempo e che sia di qualità.

Alberto Angela ci ha insegnato in questi anni di televisione che l’informazione ben data riesce a conquistare il vasto pubblico: ci vogliono immagini, storie, racconti che rendano vivo ciò di cui parliamo (e, diciamolo, anche la sua bella presenza con voce profonda fa la sua parte, però il titolo dell’articolo dice che avrei parlato d’altro, perciò non divagherò oltre…). Quindi possiamo affermare che la storia dell’arte abbia bisogno del giusto mix tra parole e immagini per essere assimilata; i professori dovrebbero diventare divulgatori e tenere in maggior considerazione lo share di ascolti del loro pubblico.

Potrebbero poi visitare musei 3D con le loro classi: i siti internet di alcuni luoghi d’arte sono dotati di riprese accurate che permettono visite virtuali a musei e siti archeologici tramite computer. Sicuramente aiuterebbe molto di più prendere coscienza di ciò che si studia, inserendo i quadri nel loro contesto, le sculture nelle proprie nicchie, gli affreschi godibili nella totalità delle loro stanze! Sarebbe una buona alternativa alle classiche gite, che sono dispendiose e di più difficile organizzazione, ma che certo offrono un’immersione totale e un’esperienza ineguagliabile. Una gita ben pesata diventa un po’ come camminare tra le nozioni dei libri di scuola , divertendosi!

Ultima carta da giocare sarebbe quella dei docufilm: uomini, non solo le loro opere. Quello che vale per la letteratura si può applicare anche all’arte: conoscere l’artista e il suo vissuto ci permette di comprendere anche i messaggi celati dietro la sua arte e la renderebbe molto più umana, apprezzabile, godibile. Parliamo pur sempre di storia , non basta vedere delle immagini stropicciate su un libro per rendersi conto di come le correnti artistiche si siano districate in precisi spazi politici e geografici: quello che manca è la visione multidisciplinare delle materie scolastiche, andrebbe abbandonato il vecchio metodo e fare in modo che le varie discipline comunichino tra loro, solo così le informazioni assimilate riuscirebbero a prendere vita.

E per finire ci vorrebbe buon senso, come in tutte le cose che hanno a che fare con il mondo della scuola e dell’istruzione: insegnare Storia dell’arte dovrebbe essere presa come una missione, si è lì per diffondere la bellezza che secolo dopo secolo ci siamo lasciati alle spalle. E lo so che forse detta così sembra solo una frase smielata da chiusura, ma se ci pensate è la passione trasmessa da chi ci parla che il più delle volte ha fatto la differenza nelle nostre vite. Anzi, Sempre.

– Jessica Bua – 

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