Storia dell’applauso: dal teatro greco ad oggi

L’altro giorno Walter, nostro autore, mi ha posto una domanda interessante: come è nato l’applauso e come ha fatto a diventare un segno di approvazione mondiale? Inutile dirsi che mi ha subito incuriosito questo quesito e che quindi ho approfittato del primo momento libero per dargli una risposta. La storia dell’applauso affonda le sue radici nell’antica Grecia e precisamente a teatro. Veniva utilizzato principalmente per informare il pubblico della fine della commedia alla quale stava assistendo, ma ben presto assunse il significato odierno di giudizio favorevole, tanto da essere accompagnato spesso da urla di assenso, per dimostrare la propria partecipazione attiva all’evento. Questa abitudine si trasmise anche ai Romani, che venivano apostrofati dagli stessi autori alla fine delle commedie, per ricordare al pubblico il “loro dovere” (“Nunc, spectatores, valete et nobis clare plaudite”, “ora spettatori, a voi arrivederci, a noi un bell’applauso”), ma soprattutto si divertivano ad alimentare il rumore nelle esecuzioni pubbliche delle arene, tanto che l’imperatore Augusto fu costretto ad intervenire e regolò gli applausi, imponendo al pubblico un disciplinatore che dava loro il segnale d’inizio e di fine. Ma quando Cesare entrava nel Colosseo o tornava a Roma reduce da una campagna militare, il plauso del popolo era obbligatorio (possiamo dire che nacque già allora il concetto di claque).

In seguito la moda degli applausi comandati ricomparve a teatro intorno alla fine del XVI secolo. Per tutto il Cinquecento,  infatti, nelle corti rinascimentali che ospitavano spettacoli privati, nessuno poteva applaudire più a lungo e più forte del principe o del padrone di casa. Quando però in Europa cominciarono a comparire i primi teatri pubblici, il concetto di claque si formò in modo vero e proprio, grazie in particolare al poeta francese Jean Dourat, che per la rappresentazione dei suoi drammi acquistava di tasca propria un mazzo di biglietti da regalare a chi prometteva di applaudire l’esibizione. Nacquero così i veri professionisti dell’applauso, con addirittura delle agenzie specializzate a fornire questo servizio, che riempirono i teatri importanti fino agli anni recenti. Nella modernità l’applauso ha raggiunto vertici così importanti nella nostra vita di tutti i giorni che si è esteso anche ad eventi al di fuori dello spettacolo, come i matrimoni o addirittura i funerali. Il primo a ricevere questo omaggio fu Totò, nel 1967 al suo terzo funerale, celebrato a Napoli tre mesi dopo la sua morte. Nel 1973, invece, la folla applaudì il feretro dell’attrice Anna Magnani e l’eccezione diventò regola.

Ho soddisfatto le vostre curiosità?

– Lidia Marino – 

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