Storia degli strumenti musicali: l’Arpa

1Strumento dal suono angelico, oggi parliamo dell’arpa, uno degli strumenti più soavi e completi di un’orchestra. La sua origine è antichissima, infatti la prima civiltà di cui abbiamo segni storici del suo utilizzo è quella egiziana, nel III millennio a.C. Infatti, in parecchi monumenti dell’Antico Regno, vediamo la raffigurazione dell’arpa o, almeno, di uno strumento ad arco simile . Questo strumento sembra fosse alto circa un metro e fornito di otto corde e che il suonatore dovesse inginocchiarsi per suonarlo. Nel Medio Regno, invece, lo strumento appare più grande ed il suonatore lo si vede in piedi a pizzicare circa venti corde. Un solo esemplare è arrivato fino a noi, scoperto da sir Leonard Woolley e datato 2700 a.C..

Ritroviamo strumenti simili alla nostra arpa anche nelle popolazioni assire o ebraiche, fino ad arrivare ai greci ed ai romani, civiltà dove lo strumento viene reso “portatile” dando vita alla lira e alla cetra. Poi ricompare in Europa intorno al IV secolo, nelle popolazioni nordiche – irlandesi ed anglosassoni su tutti – e, da lì, si diffuse in tutto il continente. Ovviamente, quello dell’epoca non combacia allo strumento moderno. Le modifiche furono notevoli, nell’arco dei secoli. Nel 1619 erano diffusi tre tipi di archi: 2l’arpa comune a 24 corde, l‘arpa irlandese a 43 corde e l’arpa doppia che componeva ben cinque ottave. Rimase utilizzata come strumento singolo fino al XVII secolo, quando iniziò ad essere utilizzata all’interno di gruppi strumentali, comparendo, così, nelle prime opere. Proprio grazie a questo nuovo utilizzo, si cercò di estendere l’uso esecutivo dell’arpa. Prima il tentativo fu di ridurre l’arpa a due tipi di accordature. Solamente nel 1720 il costruttore Hochbrucker inserì i pedali, passati dagli originari quattro ai moderni sette, che azionano leve collegate alle corde, permettendo una tensione maggiore delle stesse e, quindi, la possibilità di arrivare ad un’estensione maggiore.

3Grazie a questa modifica ed alle successive piccole evoluzioni tecniche, l’arpa conquisto un posto importante nella storia della musica. Così ci fu una produzione maggiore, soprattutto in Francia dove, amanti dello sfarzo, ricostruivano arpe decorate in modo spesso anche eccessivo. In italia, il primo a costruire le arpe meccaniche fu Vincenzo Bellizia, nel Regno di Napoli. A Londra, nacque addirittura una nuova arpa chiamata arpa a doppio movimento, ma non prese piede quanto il brevetto di Sébastien Érard, creatore dell’arpa a sistema unico ancora in uso nei giorni nostri.

L’arpa è ancora spesso relegata nell’uso orchestrale o nel singolo uso di accompagnamento. Ogni tanto la vediamo comparire in complessi jazz, dove riesce a dare una valorizzazione ed una sonorità originale alla performance. Rimane, comunque, uno degli strumenti più completi e amato per il suo suono angelico.

– Giorgio Correnti –

 

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