Stop Telling Women to Smile – arte contro la molestia verbale

Tatyana Fazlalizadeh è l’artista di cui vi vorrei parlare oggi. È una giovane Americana, di Brooklyn, famosa per aver ideato il progetto Stop Telling Women to Smile (STWTS). Nasce nel 2012 l’idea di dar voce alle donne vittime ogni giorno di “catcalling” ovvero di molestie verbali subite per strada da parte di uomini sconosciuti. Se ci pensate è una pratica diffusissima quella di rivolgersi alle donne che passeggiano in strada con apprezzamenti non richiesti, battute spiacevoli, complimenti o frasi che lasciano poco spazio all’interpretazione; a chi non è mai capitato di sentirsi dire “Perché non mi fai un sorriso, sei più bella così”. Ecco, tutto questo non è frutto di briosità, non è sintomo di simpatia ma è molestia, la più diffusa e insidiosa, non lascia segni esteriori ma ferite interiori. Si genera un meccanismo per cui di fronte a un uomo che si rivolge a noi in un certo modo proviamo dapprima stupore poi magari disagio, imbarazzo, vergogna per arrivare alla paura. Un climax di sentimenti che cambiano il modo di vivere di noi donne: ci si sente in balia degli eventi, non più padrone del proprio corpo e della propria personalità; diventiamo oggetti di fronte a quelli che sono uomini privi di sensibilità, guidati dai loro sghignazzanti ormoni, che pensano magari di farci un complimento senza rendersi conto che ci stanno denigrando, innescando una reazione in noi che va ben oltre il semplice arrossire o abbassare lo sguardo.

Fischiare al nostro passaggio ci trasforma immediatamente in un capo di bestiame, in un oggetto inanimato, una bambola priva di sentimenti che si paralizza di fronte a parole urlate da chi probabilmente non pensa che i termini usati pesino come pietre. Non conta quanto tu sia bella o brutta, quanto tu sia curata o trasandata, le loro parole raggiungeranno il tuo orecchio, i loro occhi esamineranno la tua figura e ti diranno la loro a riguardo. Pareri e consigli non richiesti che ti entrano nella testa e ti porteranno a cambiar strada, a pensare cosa indossare in base al luogo in cui si va e non in base al tuo umore; si è vittime spesso inconsapevoli, l’inconscio guiderà le nostre scelte future proprio a causa di ciò che ci viene detto; non c’è distinzione tra complimenti, battute, insulti: ha tutto il sapore amaro della sconfitta. Ci si sente a disagio con il proprio corpo e con ciò che si è.

Tatyana fa delle donne la sua opera d’arte: ascolta le loro storie e propone i loro ritratti a carboncino come gigantografie da parete ,manifesti del pensiero per cui “non siamo qui per il vostro divertimento”; sguardi fieri e occhi puntati dritti sui passanti per lanciare un forte messaggio di sopravvivenza, di rabbia e determinazione! Come sostiene la stessa Tatyana, gli artisti possono e devono immischiarsi nel sociale e dare il loro sostegno attraverso ciò che sanno fare meglio. La creatività diviene così veicolo di informazioni: le figure rappresentate con semplici ma marcate linee nere su sfondo bianco sono messe in bella mostra nelle strade in cui loro stesse si sono sentite meno al sicuro; il messaggio è chiaro: ci siamo e abbiamo qualcosa da dire; lo stesso sito del progetto spiega come l’idea sia quella di ridare voce alle donne che non sono in grado di reagire al fenomeno, o perlomeno non lo sono state da sole ma ora hanno trovato il coraggio di venire allo scoperto. Si acquista fiducia in se stesse attraverso l’arte. Le frasi che accompagnano questi ritratti sono brevi ma significative, dimostrano come sia importante dire ciò che si pensa perché se una cosa ci fa del male e non ci fa sentire a nostro agio è giusto fermarla.

STWTS ha raggiunto diverse città Americane partendo da Brooklyn arrivando in Messico ed anche oltreoceano, conquistando la Germania e La Svizzera e la Francia, per far sapere a tutti che Harassing Women does not Prove your masculinity.

Il titolo del progetto è già di per sé una dichiarazione di intenti: basta dire alle donne di sorridere, i nostri sorrisi non sono merce di scambio, non sono la ricompensa per la vostra stupidità.

Quello che vogliono far passare le persone impegnate in questo progetto è la necessità di conquistare una parità di trattamento: uomini e donne non devono convivere ignorandosi, ovvio, ma devono coesistere con rispetto reciproco evitando atteggiamenti spiacevoli che possano ledere la dignità altrui.

Penso che nella giornata contro la violenza delle donne sia importante ricordarsi che la violenza ha diverse sfumature e nel nostro piccolo si può fare molto per cambiare le cose in meglio. La battaglia è quotidiana ma una cosa è certa Women are not seeking your validation.

– Jessica Bua –

Un pensiero su “Stop Telling Women to Smile – arte contro la molestia verbale

  1. Pingback: Women are not seeking your validation! | esetidicessiche

Rispondi