Star Wars, The Force Awakens, la recensione [no spoiler]

1Sì, signori, la Forza è tornata nei cinema, dopo tanto tempo. Inutile dire quanto questa novità abbia invaso i cuori di migliaia di spettatori che, come me, hanno contato i mesi che li separavano da tale visione. Ed è proprio questo, prima di passare alla recensione, che voglio approfondire: il mito di Star Wars. Questa saga, infatti, non è fantascienza, non è un capolavoro, non è nemmeno lontanamente coerente, ben girata o, in alcuni casi, ben recitata, ma semplicemente è una religione. Risulta impossibile, per chi non ne viene avvinto, capire il fomento negli occhi delle persone che lo amano, e forse frustrante sentirsi rispondere sempre con “sì, quello che dici è vero, però…” ad ogni critica da loro mossa. Perché, ammettiamolo, io ho studiato critica del cinema e se ritenessi sia la vecchia trilogia che quella nuova (che adesso non possiamo più chiamare così!) dei grandi prodotti non sarei attendibile come giudice di ciò che è bello, ma li amo: li amo perché non importa quanto ti facciano esclamare “sì, vabbè” varie volte o “banalotto” qua e là, saremo sempre pronti a commuoverci per le musiche gloriose di John Williams e a provare empatia per Han Solo, R2D2 e Obi Wan. Sono i nostri eroi, quelli che fanno parte della nostra vita. Star Wars è un po’ come quel ragazzo (o quella ragazza) che è incoerente con noi, che ci tratta male a volte, ma che continuiamo a pensare con un sorriso e una luce particolare negli occhi. Ok, questa è un’introduzione che sentivo di dover fare, perché troppo spesso mi sento dire “non capisco tutta ‘sta follia per il ritorno di Star Wars”: appunto, non potete capire.

2Ma passiamo Star Wars, The Force Awakens in sé: tranquilli, avendo io evitato gli spoiler come se fossero un temibile nemico, non mi sognerei mai di farvi questo sgarbo, ma cercherò di convincere i più scettici o di tranquillizzare i fan più sfegatati. Perché dico questo? Perché il film funziona e funziona benissimo. Non che non mi fidassi di J.J. Abrams – ho una grande stima di lui -, solo che mi risultava difficile credere che sarebbe riuscito a non deludere quei fan “malati” che tendenzialmente rimangono fedeli ai loro giocattoli fino alla morte, come me. E invece ci è riuscito senza problemi. E l’ha fatto in un modo molto semplice e furbo: riportando alla luce la vecchia trilogia e tutto quello che conteneva. Rivediamo, quindi, grandi scontri spaziali, il tipico trio (la ragazza forte, il pilota con la battuta sempre pronta e quello che non si crede un eroe, ma lo è) protagonista, i pub frequentati da tantissime razze, la lotta del bene contro il male. Niente di più, niente di meno, se non un introspezione che forse era solo accennata nei primi capitoli, ma che ora promette bene sin dal principio. Ancora molte domande aperte, molto da conoscere, ma non ci aspettavamo di sapere tutto subito. Qualche dubbio rimane su alcune scelte, ma niente di disturbante. Ma là dove il passato torna per aprire una nuova storia, i veri elementi di ciò che è stato emergono nella loro potenza (il Millennium Falcon, il Mon Calamari alla Resistenza e, ovviamente, il vecchio trio), per passare il testimone ai loro successori, per dare spazio ad una nuova avventura, dove loro non sono più i protagonisti. E forse è questa la vera scelta audace del film.

3Sì, perché, per quanto lo abbia apprezzato, non ho potuto che chiedermi: era questo l’unico modo di non far lamentare i fan? Ritornare agli albori? Forse sì, ma del resto ho fiducia in ciò che verrà dopo. Un film, comunque, che non vi annoierà mai e che presenta addirittura dei piani che potrebbero funzionare nella vita vera (vedi la Morta Nera, che ancora tutti amiamo ricordare con un sorriso), inseguimenti sorprese, fughe e colpi di scena. Abrams racconta una storia mentre i personaggi sembrano non avere il tempo di viverla a pieno. La fotografia di Dan Mindel e il montaggio di Maryann Brandon e Mary Jo Markey sono celebrativi in tutto e per tutto, come se la loro funzione fosse quella di rendere felice chi si era abituato ad un certo canone di visione, in tutti questi anni. Il cast è credibile, ma non sempre perfetto, mentre il nuovo droide, BB-8, incarna perfettamente l’animo del suo antenato RD2D, aggiungendo un tocco “Disney”.

Per finire, insomma, questo Star Wars è una promessa mantenuta. Regala ai suoi fedeli discepoli ciò che si meritavano, ma anche una nuova esperienza a chi, di questo universo, non ha mai conosciuto nulla. Potreste ( e dovreste) dunque decidere di vederlo sia per la sua bellezza che per la sua importanza storica (è inutile negarlo), oppure per regalarvi due ore e mezza di un mondo dove le emozioni, le speranze, la guerra, la morte, l’amore e il tradimento si fondono in un contesto che è sempre quello di un universo difficile da descrivere, ma indimenticabile da vivere.

– Lidia Marino – 

3 pensieri su “Star Wars, The Force Awakens, la recensione [no spoiler]

  1. Brava… Bella recensione senza spoiler… Ieri quando mi sono alzato dalla poltrona ho pensato”caxxo, era proprio questo quello che volevo”… Beh quasi… Eehhhh (nella lingua degli wookiee) 🙁

    • Grazie mille, ho cercato di essere quanto più chiara possibile, ma senza addentrarmi nei dettagli della trama, per ovvie ragioni. Sì, mi unisco al tuo “eeehhh”, con tutto il cuore!

  2. Pingback: May the 4th be with you: anticipazioni, teorie e foto di Star Wars: Episodio VIII | YouPopCorn

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