Stat senza pensier – Gomorra 3 tornerà nel 2017

1E’ passata una settimana dalla fine della seconda stagione della serie Made in Italy più vista di tutti i tempi ed il cast ha già fatto sapere di aver rinnovato per una nuova stagione. Parliamo ovviamente di Gomorra, la serie tv Italiana di cui più si discute su social e quotidiani da qualche mese a questa parte. Su tutti i siti rimbalza la notizia del finale di stagione con Un milione e 137 mila spettatori unici, mentre era stata accolta con Un milione e 186 mila spettatori nella prima serata ed ha mantenuto alta la media e le aspettative del pubblico portando Sky ad incoronare Gomorra 2 come la serie più seguita di tutti i tempi sui loro canali: un successo strepitoso e, anche per questo, è già stato annunciato che Gomorra 3 tornerà nel 2017.

Ma cosa ha portato una serie italiana che tratta un tema trito e ritrito come quello della Camorra in Campania a essere così seguita e ad appassionare un gran numero di spettatori non solo in Italia – si parla infatti di un successo mondiale – bensì in vari paesi come Germania, Gran Bretagna e America?
Innanzi tutto non è una classica fiction all’italiana: non troverete i soliti mafiosi casalinghi a cui Mediaset e la Rai ci hanno abituato da anni, non è presente la lotta bene&male, ovvero polizia vs mafia, non ci sono quelle storie da amori o amicizie di caserma che si contrappongono alla quotidianità e delinquenza dei camorristi offrendoci una versione quasi intimistica della storia. La questione è affrontata da un punto di vista più clinico, possiamo dire Americano, realistico e per niente scontato: la regia di Sollima – che abbiamo conosciuto anni addietro con ACAB e recentemente con Suburra – è ciò che ha permesso alla critica di giudicare questa 2serie come una sorta di opera d’arte perfetta, che ha portato precisione e abilità cinematografica sul piccolo schermo.

Quello che offre questa serie è una sorta di reportage, la realtà in televisione: non c’è accenno a finzione, è tutto molto realistico e spaventosamente crudele. C’è sicuramente, dietro la sceneggiatura, molto dell’opera di Saviano, ma secondo me ancor più che il suo libro bisognerebbe elogiarne l’abilità nell’aver avuto il coraggio di osservare il mondo veramente, senza soffermarsi sui luoghi comuni, e piazzarlo in tv, in prima serata, senza mezzi termini o giri di parole. E per fare questo ci si è serviti di un cast d’eccezione: visi spesso poco conosciuti ma tutti attori di grande abilità che sono riusciti a dare vita ai loro personaggi, interpretandoli magistralmente, crescendo insieme a loro ed adattandosi alla perfezione alle impercettibili evoluzioni dei singoli protagonisti, accompagnandoli puntata dopo puntata al pieno svolgimento della serie. Marco D’amore, Salvatore Esposito, Fortunato Cerlino, Maria Pia Calzone (per citarne alcuni) sono riusciti ad interpretare personaggi intensi e di spessore permettendo alla finzione di diventare realistica.

Secondigliano ci viene mostrata nella sua cupa, criminale esistenza: è lei a fare da sfondo a guerre tra bande, lotta per il controllo delle piazze della droga, nascita di 3alleanze e successive rese dei conti. Si entra nel vivo della criminalità,il punto di vista della narrazione è del tutto Camorrista e ci vengono svelati dettagli organizzativi, trucchi, modus operandi che tutti pensano di conoscere, di sapere, ma che in realtà nessuno aveva mai visto prima se non i diretti interessati. Non c’è alcun tipo di censura, non si cerca mai di addolcire la pillola: ci sono morti, il sangue che chiama sangue, la vendetta, la lotta per la droga, la crudeltà; ciò che manca è la moralità, lo Stato. Nulla viene lasciato all’immaginazione, tutto viene raccontato con dovizia di particolari e cura nei dettagli. E’ questo che cattura l’attenzione del pubblico, questo fa sì che si entri nel vivo della storia, nelle vite di Malamore, Ciro, Il conte, Donna Imma e Don Pietro Savastano con annessi rivali. Inoltre è una serie imprevedibile, ogni puntata è autoconclusiva, il cast è in continua evoluzione con uscita di scena di personaggi e l’introduzione di nuovi volti, mantenendo così veloce il ritmo della narrazione e mai ovvio il concludersi della stagione. Altro punto a loro favore è la scelta linguistica: il Napoletano è la lingua di questa serie, dialetto marcato ,spesso incomprensibile per chi non abituato ma sicuramente elemento che conferisce al tutto una grande serietà e credibilità. Quindi parliamo di un’opera Impeccabile sotto diversi punti di vista.

Tutto questo Per lo spettatore poco attento potrebbe sembrare un inneggiamento alla malavita, una sorta di esaltazione della vita criminale che si beffa delle regole facendo girare il mondo come preferisce nella totale assenza dell’autorità. Ma in realtà c’è molto altro, non bisogna farsi ingannare dalla prima impressione: quello che viene 4raccontato in Gomorra è la verità, è ciò che noi leggiamo sui giornali, sono le lotte camorriste che si vedono al tg, le stesse sparatorie che spesso vengono annunciate tra i titoli d’apertura di un telegiornale regionale per poi essere subito dopo dimenticate; con questa Serie ci viene messa davanti agli occhi una realtà che non viviamo, che sembra tremenda e allo stesso tempo assurda ma che ci appartiene più di quanto crediamo; è uno schiaffo in pieno volto che fa barcollare le nostre certezze: ci viene sputato in faccia lo schifo che si annida nelle nostre strade o città, la brutalità con cui operano queste organizzazioni, la vita al limite del paradossale che conducono senza certezze, punti di appiglio. Sono solo loro con le loro manie di protagonismo e smania di potere, nessun amico, tutti contro tutti. E se qualcuno pensa che personaggi di questo tipo incitino all’odio, alla criminalità, spingano la gente ad idolatrarli e farne supereroi, beh, a mio avviso non ha osservato attentamente nessuna delle puntate.

È sicuramente una visione che coinvolge a tal punto da spingerti quasi a tifare per uno o l’altro protagonista, ma a tv spenta, quando i titoli di coda lampeggiano sullo schermo, le emozioni che rimangono sono di rammarico,sconcerto, incredulità. Indirettamente, catturando un così gran numero di spettatori, riescono a insinuare in ognuno di loro il seme del dubbio, una conoscenza di fatti ed atti a molti di loro sconosciuta. È una serie che documenta, che indigna, ma che sicuramente non lascia indifferenti.

Se siete fan “stat senza pensier” (per citare il film) tempo un anno e ritroveremo Secondigliano e tutti i suoi, pronti a raccontarci nuove storie. Se invece non l’avete ancora visto, beh, approfittate di questo tempo per recuperare le due Stagioni arretrate, “nun sapit che v’aspetta”,  ne varrà sicuramente la pena.

– Jessica Bua –

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