“Solo: A Star Wars Story” e cosa ha lasciato nei cuori di noi fan [No Spoiler]

L’altro ieri è uscito il nuovo film di Star Wars, il quarto dopo l’acquisto della Lucas da parte di Disney ed il secondo della sfilza di spin off chiamati A Star Wars Story che hanno già programmato: Solo.

Solo parla, ovviamente, di Han Solo (o Ian Solo, per gli amanti della versione italiana), il furfante dal cuore d’oro interpretato negli anni ’70/’80 da Harrison Ford e ripreso dallo stesso nel 2015 per il settimo capitolo della saga, il primo targato Disney. Ma torniamo a parlare del personaggio: Solo è un personaggio frutto proprio degli anni ’70 nel quale è nato. È il classico guascone solitario, quello che pensa solo a sé stesso ed a quello che può portargli vantaggio (che si tramuta prevalentemente in crediti o, quando la cosa si fa brutta, in sopravvivenza), che non si fida di nessuno e che è pronto a tradire chiunque pur di averla vinta… o almeno così crede: in realtà, Han ha un cuore d’oro che sfodererà, suo malgrado, durante la guerra tra ribelli ed Impero durante la vecchia trilogia, trovando, insieme al suo buon cuore, anche l’amore.

Cosa ci aspettavamo, quindi, dal film su Solo?
Io personalmente mi aspettavo un film di stampo Western spaziale, che, però, prendesse il personaggio bidimensionale anni settanta e lo arricchisse, facendolo diventare un vero personaggio corposo moderno. Speravo ci spiegassero come Han fosse diventato così, perché rifiutasse di accettare il proprio buon cuore. Il tutto con una buona dose di fan-service.

Cosa abbiamo avuto?
Un film Western spaziale, con inseguimenti, sparatorie e quant’altro vi aspettereste da un Clint Eastwood con cappello a tesa larga, con, però, astronavi e laser. Quel minimo di fan-service che potesse far gemere di piacere anche il più rude e nerboruto dei fan. Ma il personaggio? Non viene approfondito, non come fu fatto nei libri a lui dedicati usciti per l’Universo Espanso dei romanzi. Rimane un Han Solo piatto, classico, con pochissime sfumature dovute a Ford e riprese da Alden Ehrenreich.

Ci rimane, comunque, un film godibile di avventura ed inseguimenti, con un primo tempo soporifero ed un secondo tempo più avvincente, ma che, purtroppo, non fosse per alcune scene di fan-service che ci hanno fatto sussultare il cuore, poteva essere un film dedicato ad un qualsiasi altro personaggio generico.

– Giorgio Correnti –

P.S.: cari fratelli Kasdan, soprattutto Lawrence, che hai lavorato ne L’Impero Colpisce Ancora e Il ritorno dello Jedi, apprezzo tanto il vostro lavoro, ma ci sono alcune cose che sono state dette e scritte nell’universo di Star Wars che non vi sono chiare e che modificarle può far del male ad un fan come me.

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