Siddharta di Hermann Hesse

La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra nell’aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri pochi sono, come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c’è vento che li tocchi, hanno in se stessi la loro legge e il loro cammino“. Siddharta è il famoso romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hesse edito nel 1922. Considerato dal suo stesso autore come un “poema indiano”, il romanzo unisce narrazione e meditazione, risultando affascinante ancora oggi.

Lo scritto è ispirato alla vicenda biografica del Buddha, Siddhartha Gautama, anche se il “Siddharta” protagonista non è il Buddha storico, il quale compare nel libro come personaggio secondario sotto il nome di Gotama. Il successo del libro arriva sulla scia del Premio Nobel conferito ad Hesse nel 1945. Sono gli adolescenti, i giovani del ventennio successivo alla pubblicazione del libro, che si avvicinano a questa opera. Comprendono ciò che l’autore narra con sapiente maestria, l’inquietudine che qualsiasi adolescente prova durante quegli anni: l’ansia della ricerca di se stessi, l’orgoglio smisurato davanti al mondo e i netti rifiuti che solo crescendo si riescono a smussare.  Il romanzo ritrova il successo durante gli anni ’60 e ’70, ancora grazie al mondo giovanile che in quel periodo si sente fortemente attratto dalla cultura orientale e da quella indiana. Siddharta viene tradotto in italiano da Massimo Mila durante i suoi anni nelle prigioni fasciste e durante la resistenza.

Viene pubblicato nel 1945 dall’editore Frassinelli. Il romanzo ci catapulta in India e viviamo le avventure di Siddharta, giovane figlio di un Brahmino. Il padre si oppone contro la sua volontà di partire ma dopo aver compreso qual è il vero volere del figlio lo lascia andare, abbandonandolo per sempre. Dopo aver vissuto con i Samana e aver appreso da loro tutto ciò che poteva, Siddharta e il suo amico Govinda si mettono in viaggio per cercare il Buddha Gotama. Una grande folla si aggira attorno a questo personaggio fantastico che ha raggiunto il Nirvana e la beatitudine. Giovinda rimane così affascinato da questa visione che decide di lasciare il suo amico e di unirsi ai monaci che seguono il Buddha. Siddharta invece, dopo aver avuto anche lui una brillante discussione con il Buddha, decide di continuare il suo cammino. La sua insofferenza, la sua perenne insoddisfazione lo portano nella città dove vive la bella Kamala. Kamala gli insegna ad amare e a legarsi ai beni materiali. Dopo alcuni anni qualcosa dentro il protagonista cambia. Siddharta comincia a vedere davvero cosa lo circonda. Ripudia con forza la sua vita e scappa lontano da tutti e da tutto ciò che è stato fino a quel momento. Siddharta attraversa un periodo in cui perde se stesso, non sa più chi realmente sia. Dilaniato dal rimoso del suo stile di vita tenta il suicidio, comprendendo, finalmente, il significato dell’Ohm. Da qui il libro affronta un’evoluzione che vi lascio ricercare nella lettura.

Hermann Hesse ci dona questo romanzo di formazione per intraprendere il cammino della crescita e della conoscenza di sé. Tra le sue pagine, lo scrittore, affronta il rapporto complesso “genitori-figli” e ricerca la strada dell’integrità e dell’equilibrio interiore. Hermann Hesse non ci racconta nulla della vita vissuta fino a quel momento da Siddharta: non sono importanti i luoghi e i posti in cui avvengono le scene raccontate nel romanzo, Hesse vuole raccontarci i cambiamenti e le emozioni che derivano e scatenano tali cambiamenti. Le dottrine che fanno da sfondo al romanzo, oltre a quelle dei filosofi Schopenhauer e Henri Bergson, sono l’induismo e il buddhismo: sia nella sua forma originale ( che oggi prende il nome di theravada ) sia nella figura del Buddha. Nel romanzo, Herman, non dimentica nemmeno di inserire i concetti di eterno ritorno e di amor fati di Nietzsche, filosofo amato in gioventù dallo scrittore. Il volere principale del suo creatore è il voler esprimere, con forza, la necessità della conoscenza del mondo intorno a noi e del mondo interiore, attraverso un percorso fisico e spirituale che conduce al nostro essere. Ci racconta che il peccato si nasconde sotto la superficie di ogni uomo, anche quello più saggio, più puro ma ci regala comunque la speranza di poterci aggrappare a delle alternative se, con coscienza, mettiamo in discussione noi stessi e le esperienza che hanno arricchito il nostro cammino. “E tutto insieme, tutte le voci, tutte le mete, tutti i desideri, tutti i dolori, tutta la gioia, tutto il bene e il male, tutto insieme era il mondo, tutto insieme era il fiume del divenire, era la musica della vita“.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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