Siamo quel che mangiamo – 10 Stili di nutrizione

Negli ultimi anni, in molti hanno parlato di vari stili di nutrizione, ognuno proponendo la propria come migliore o in accesi dibattiti sull’essere migliore o meno degli altri. Alcuni, però, non sanno che gli stili esistenti sono vari e, spesso, alcuni di noi fanno parte di una categoria, ma si dichiarano di un’altra, sbagliando (almeno in parte). Così, abbiamo deciso di elencare gli stili esistenti di nutrizione, trovandone ben 10 tra cui potrete, finalmente, scegliere la vostra, senza più sbagliare. Eccovi, quindi, 10 stili di nutrizione.

1. Onnivorismo

Ovviamente, l’onnivorismo è lo stile più diffuso e non potevamo che iniziare da questo. L’essere umano è stato, sin dagli albori, onnivoro, capace di consumare una gran varietà di alimenti vegetali e animali. Questo è l’onnivorismo, ovvero la capacità (e la possibilità) di mangiare sia la carne, che i vegetali. Lo studio dell’evoluzione umana, infatti, ci porta a trovare, nelle mascelle dei nostri predecessori, canini pronunciati ed incisivi in grado di tagliare la carne con molta facilità e tipici degli animali che consumano carne (sia carnivori, che onnivori). L’evoluzione stessa, poi, ci ha portato a sviluppare una dentatura differente, grazie anche alla scoperta del fuoco, capace di intenerire la carne, tanto da aiutarci nella masticazione, oltre che nella digestione. Nonostante la diminuzione della grandezza dei canini, l’uomo rimane sempre, di base, onnivoro. Con questo, nessuno di noi vuole prendere le parti dell’onnivorismo, preferendolo su ogni stile esistente, ma è scientificamente innegabile che l’uomo sia un animale onnivoro. Inoltre, ci piace puntualizzare che, per quanto uno possa preferire la carne agli altri alimenti, difficilmente ci si può catalogare come carnivori, in quanto il nostro corpo, oltre alle proteine animali, avrebbe bisogno di carboidrati e fibre, contenute prevalentemente nelle verdure e negli altri alimenti.

2. Vegetarianismo

Il vegetarianismo (o vegetarismo, o vegetarianesimo) è uno stile di alimentazione che esclude completamente la carne in tutte le sue forme. Il vegetariano mangia, quindi, ortaggi, frutta, legumi e qualsiasi altro alimento proveniente dalla sfera vegetale. Nonostante ciò, il vegetariano non esclude totalmente i prodotti animali, continuando a nutrirsi di latte e derivati, oltre che di uova (anche se quest’ultimo alimento è comunque escluso da alcuni vegetariani). La scelta del vegetarianismo può trovare le proprie basi su motivazioni di diverso tipo: etiche, religiose, igieniche o salutari. Per quanto i vegetariani entrino spesso in contrasto con gli altri (tra cui gli onnivori), il vegetarianismo non è un’alimentazione errata. Infatti, quello che non si assimila a causa dell’esclusione della carne dalla propria dieta (prevalentemente, le proteine), lo si può trovare comunque in altri alimenti, tra cui lo stesso latte.

3. Veganismo

Forse la forma alternativa più in diffusione negli ultimi anni, è il veganismo (detto anche vegetalianismo o veganesimo, anche se quest’ultima versione è presa dall’italianizzazione della parola vegan). Il vegano è, per grandi punti, molto simile al vegetariano, con la sola differenza che, oltre alla carne, esclude dalla propria dieta anche tutti gli altri alimenti di provenienza animale. Per questo, il vegano non mangia nemmeno uova, latte e derivati del latte. Questo stile prende molto spesso forza da motivazioni simili al vegetarianismo, ma è indubbio che la motivazione più forte è spesso quella etico-filosofica. Infatti, il veganismo va spesso a braccetto con l’animalismo e con il cruelty free, quello stile di vita che aborre la crudeltà attuata dall’uomo sugli animali nelle industrie produttrici di carne e altri cibi simili. Che sia giusto o meno, il vegano attua una dieta assolutamente non sbagliata, se fatta bene. Come il vegetariano, anche il vegano può trovare quello che perde dall’eliminazione della carne nella propria dieta in altri alimenti. Legumi, tofu o integratori proteici sono solo alcuni degli alimenti che possono aiutare un vegano alla mancanza delle proteine animali, del ferro e di altre sostanze più diffuse nella carne. Come in tutte le diete, l’importante è regolare la propria assunzione di tutte le sostanze nutritive che ci servono.

4. Pescetarianismo

Uno degli errori di molte persone, è quello di dichiararsi “un vegetariano che mangia anche il pesce“. Questo stile di nutrizione ha un suo nome: pescetarianismo (o pescatarianismo, o anche pescovegetarianismo). Il pescetariano, come detto poc’anzi, ha uno stile di nutrizione molto simile al vegetariano, estromettendo ogni tipo di carne di animali terrestri (mucca, pollo, pecora, ecc…), ma continuando a mangiare il pescato di mare, di lago o di fiume. Non vengono estromessi né pesci, né molluschi o invertebrati di vario genere (quali totani, cozze, vongole e simili). La motivazione è spesso dovuta al gusto o anche alle motivazioni etiche, ma, molto più spesso, il pescetariano sceglie questo stile di nutrizione tramite una filosofia di vita o religiosa o, anche, tramite motivazioni ecologiche, a causa della inefficienza produttiva delle carni, che porta ad un impatto ambientale maggiore rispetto alla pesca. Di certo, anche la pesca a strascico industriale ha un impatto ecologico negativo di notevole entità, ed è per questo che un pescetariano che ha scelto questa dieta per motivi ecologici, sceglie ed acquista sempre pesce selvatico pescato da pescherecci più piccoli o da pescatori.

5. Semivegetarianismo

Il semivegetariano è spesso confuso con l’onnivoro, ma la sua pratica alimentare, nonostante abbia la libertà di consumare ogni tipo di prodotti di origine animale, ne contempla forti limitazioni sulla quantità e/o sulla frequenza della loro assunzione. Il semivegetarianismo si poggia sulle basi di motivazioni spesso ecologiche (come il pescetariano, vuole ridurre l’impatto ecologico negativo dovuto all’allevamento industriale) o etiche, ma è ancora più spesso motivato dal gusto (per quelli che mangiano poca carne e meno frequentemente solo per lo scarso piacere nel mangiarla) o da problemi di salute (per chi si ritrova a diminuire l’assunzione di carne e derivati per colpa di malattie quali la gotta). Alcuni semivegetariani si autodefiniscono vegetariani, pur non essendo tali, mentre gli altri vedono spesso il semivegetarianismo come uno scimmiottare il vegetarianismo, seguendo la filosofia del tutto-o-niente. Nonostante ciò, il semivegetarianismo è una dieta ed uno stile di nutrizione che ha forti fondamenta e molti seguaci, anche se molti non lo sanno.

6. Pollotarianismo

Il pollotarianismo è una pratica dietetica che esclude i prodotti alimentari derivati dai soli animali mammiferi. Non lasciatevi ingannare dal nome: nonostante la parola pollotarianismo provenga indiscutibilmente dalla parola “pollo”, non si parla di sola assunzione di carne di questo animale. Evitando la carne dei mammiferi (ovvero mucche, pecore e altri animali simili, diffusi nella nostra dieta), non si escludono i pesci e tutte le carni provenienti da animali volatili. Ovviamente, il volatile più diffuso nelle diete di tutto il mondo è proprio quella del pollo, ma non si escludono carni di diversa provenienza, come la quaglia, l’oca, l’anatra e tutti i volatili che, seppur più raramente, possiamo trovare in molte tavole del globo. Questo stile di nutrizione, proviene dalla volontà di evitare lo sterminio o lo sfruttamento mammifero, senza, però, farsi problemi sugli animali vertebrati di categorie poste al di sotto degli stessi mammiferi nella scala evolutiva. Che questa motivazione sia eticamente accettata o meno dagli altri, il pollotariano ha comunque una dieta equilibrata.

7. Crudismo

A differenza degli altri stili di nutrizione fin’ora elencati, che prevedono l’eliminazione di uno o più tipi di alimenti, il crudismo (di base) non esclude nessun alimento specifico. Infatti, il crudista rifiuta il trattamento degli alimenti, sia di tipo fisico, che chimico o genetico. Il crudista consuma verdure e carni crude, evitando la cottura di ogni genere ed arriva, a volte, ad evitare anche la pasta, vista come un trattamento innaturale del grano. Ovviamente, il crudismo si divide in varie categorie, abbracciando anche altre filosofie, come il crudismo vegano o il crudismo onnivoro. Nonostante non si una dieta errata, il crudismo spesso può portare al rischio di malattie dovute a batteri che, con la cottura, vengono debellati.

8. Fruttarismo

Se trovavate limitante la dieta del vegano, quella del fruttariano è ancora più restrittiva. Il fruttarismo segue una ideologia antispecie e ritiene che anche le piante devono essere esenti dal maltrattamento umano, in quanto non meno esseri viventi degli animali. Il fruttarismo di base prende in considerazione, come alimenti, solo i frutti. Attenzione: si parla di frutti e non solo di frutta, quindi troveremo nel loro piatto non solo mele e banane, ma anche altri frutti delle piante, quali pomodori o zucchine. Anche qui, esistono varie tipologie di fruttarismo, dove c’è che inserisce nella propria dieta anche i baccelli (come fave e piselli) e chi i semi (come noci o mandorle) e, anche, chi accetta altri tipo di alimenti come le patate e i funghi. Sicuro, la dieta fruttariana non consente il consumo di fiori (come i carciofi), foglie, busti o radici delle piante, oltre a qualsiasi parte che minerebbe la vita delle stesse. Questa dieta può causare la carenza di calcio, proteine, ferro ed altre vitamine, essendo più difficile l’assimilazione di queste sostanze da altre fonti, a causa del limitatissimo range di prodotti mangiabili.

9. Igienismo alimentare

Forse più una filosofia che una dieta, l’igienismo in campo alimentare modifica la dieta da seguire, per inseguire una sorta di vita naturopatica. Nell’alimentazione igienista troviamo gran parte della filosofia del vegetarianismo e del semivegetarianismo, ma con alcuni aspetti alternativi e pericolosi. Infatti, l’igienismo propone ed incoraggia anche il digiuno, spesso anche in maniera prolungata. Per l’igienista, questo digiuno permetterebbe al corpo di auto pulirsi, eliminando da solo molto agenti patogeni e molte cellule degenerate tramite l’autolisi. È inutile dire quanto non ci siano prove scientifiche dell’efficacia di questo digiuno e di come è altresì provato che questo possa causare parecchi danni.

10. Paleodieta

La paleodieta (o dieta paleolitica, o anche dieta delle caverne) è, in realtà, un termine dal doppio significato. Il primo riguarda lo studio alimentare della specie umana durante il corso della sua evoluzione. Il secondo significato è quello che ci interessa di più: una specie di pseudoscienza alimentare che costituisce una dieta fatta soltanto di quegli alimenti che venivano consumati dagli uomini nel periodo antecedente la scoperta dell’agricoltura. Questa dieta nacque intorno agli anni ’30, elaborata dal dentista Weston A. Price e poi rielaborata da Sally Fallon, un’appassionata di nutrizione, negli anni ’70. Si basa sul mito di un uomo primitivo in perfetta salute, grazie ad una “corretta” alimentazione che si baserebbe sul consumo dei prodotti di selvaggina di ogni tipo, mangando specialmente midollo, cervella, frattaglie, sangue di mammiferi, pesce, crostacei, rettili, vermi, bachi, insetti, uccelli e uova. Oltre la carne, dieta accoglierebbe anche bacche, frutti, miele, vegetali appena spuntati, radici, bulbi, noci, semi e qualsiasi altro prodotto della terra nato spontaneamente e senza l’ausilio della coltivazione. Questa dieta, seppur possa sembrare affascinante a qualcuno, non è per niente sana e, soprattutto, si basa su due miti completamente errati, ovvero quello della perfetta salute degli ominidi del paleolitico (dove la vita media era di molto ridotta rispetto alla nostra) e dalla credenza che la dieta di quel periodo fosse uguale per tutti gli uomini, quando, in realtà, variava e anche di molto a seconda della zona di appartenenza (ovviamente, nel paleolitico non c’era l’import/export di prodotti da una parte all’altra del pianeta).

– Giorgio Correnti –

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