Shakespeare: Chi ha ispirato Romeo e Giulietta?

La bella Giulietta soleva dire al suo amato: “Cosa v’è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa non perderebbe il suo profumo se avesse un altro nome“; poche parole con cui, forse, il caro Shakespeare si è divertito nel giocare a nascondino con tutti noi. “The Most Excellent and Lamentable Tragedy of Romeo and Juliet” in italiano “La tragedia eccellentissima e lamentevolissima di Romeo e Giulietta” è appunto l’opera più famosa di William Shakespeare composta tra il 1594 e il 1596, ed è una delle storie d’amore più popolari e più rappresentate di sempre. Si direbbe che il nostro autore abbia avuto un colpo di genio ma quello che voglio cercare di fare oggi è capire come questa “lampadina” si sia accesa nel suo eccelso cervello. Dopo varie ricerche ho scoperto che l’ispirazione per la sua tragedia arriva grazie alla penna di un suo “collega” scrittore e storiografo italiano: Luigi da Porto.

Ma chi è questo Luigi da Porto di cui non avevo mai sentito parlare fino ad ora? Luigi nasce a Vicenza nel 1485 e muore a Vicenza il 10 maggio del 1529. L’uomo è l’erede di una nobile famiglia vicentina, educato alle armi e alle lettere presso un parente di Urbino; la sua vita è fatta di amore e spade, come si conviene ad un nobile cavaliere, fino ad uno scontro in Friuli nel 1511 contro dei soldati tedeschi, precisamente vicino al fiume Natisone. Il nostro cavaliere scrive delle Rime pubblicate nel 1539 ed una settantina di Lettere storiche pubblicate nel 1857, sugli avvenimenti politici e bellici seguiti alla lega di Cambrai. Ma è la sua novella “Historia novellamente ritrovata di due nobili amanti” che è avvolta nel mistero. Pubblicata nel 1530 circa e successivamente ristampata insieme alle Rime nel 1539, Luigi mette su carta la sua opera nella pace della sua villa di Montorso Vicentino, e qui, convalescente per le ferite dell’animo e del corpo, racconta la storia del tormentato amore di Romeus e Giulietta. Nomi famigliari, vero? L’ispirazione per la storia a sua volta deriva da un racconto di Masuccio Salernitano dal titolo “Mariotto e Ganozza”, che l’uomo rielabora e modernizza, introducendo numerosi elementi ripresi dal grande drammaturgo inglese.

Mariotto e Ganozza” di Masuccio Salernitano sono i protagonisti della trentatreesima novella del “Novellino”  pubblicata postuma nel 1476 e ambientata a Siena. Il nostro da Porto, invece, trasporta i suoi protagonisti ai tempi di Bartolomeo della Scala, nel 1301-1304, a Verona città che, ai suoi tempi, era strategicamente importante per Venezia. Ma esattamente come è nato nell’animo del giovane cavaliere il desiderio di mettere su carta questa tragica storia d’amore? Per raccontare come è nata la tragedia più famosa di tutti i tempi bisogna viaggiare con la fantasia e tornare indietro nel tempo, in quel campo di battaglia citato all’inizio, mentre Luigi da Porto si scontra contro i tedeschi e visualizzare, con gli occhi della mente, il momento in cui una spada nemica trapassa la sua gola, facendolo cadere al suolo, come morto. Il medico a cui l’uomo deve la sua vita è Marco di Lazzara, ed è in quel momento che il cavaliere capisce che i giorni delle battaglie sono finiti come è finita forse, dopo questa sua sconfitta, la sua relazione amorosa con la cugina Lucina. Luigi ha ventisei anni e, stremato dal dolore per aver perso tutta la sua vita passata, si rifugia nella sua villa a Montorso Vicentino lontano da tutti. Durante una passeggiata si trova improvvisamente quasi dentro una fiaba, quella dei castelli della Villa e della Bellaguardia (ora chiamati da tutti “Castelli di Romeo e Giulietta”), due magioni in cui dimorano due famiglie rivali. Giorno dopo giorno Luigi durante le sue passeggiate si fa catturare dallo scenario fiabesco che si presenta davanti ai suoi occhi e da tutto ciò che accade in quei due castelli, facendosi aiutare, ovviamente, da un pizzico di fantasia. L’uomo perfettamente a conoscenza delle violenze perpetrate nel nome di Venezia, vedeva talvolta sporgersi dalla terrazza di Bellaguardia una graziosa fanciulla, dal nome sconosciuto. Dalla parte opposta un bel ragazzo, ribelle e coraggioso, sembrava scontrarsi spesso con suo padre, tanto da fuggire nel cuore della notte, in direzione, ogni volta, della bella fanciulla.

Che fuggisse per amore, come ci piace leggere nelle fiabe più belle? Non lo sapremo mai. Purtroppo è un mito, una storia, che ancora oggi rimane nebulosa. Una teoria, gridata con forza da alcuni intellettuali e storici, è quella che probabilmente la sua ispirazione sia nata grazie agli avvenimenti della sua vita: dopo la guerra che lo ha visto sconfitto, Luigi ha visto anche interrompersi il suo rapporto amoroso con la bella Lucina a causa delle sue menomazioni. Lucina però, a differenza della dolce Giulietta, non lo aspetta per sempre, non sceglie la morte pur di non sposare Paride ma decide, senza pensarci troppo, di diventare la moglie di un altro uomo, dopo aver visto tornare il suo “amato” non più bello e virile come lo era  prima di partire per la guerra. Un finale ben più difficile da accettare. Quindi potremmo dire che “Romeo e Giulietta” è una storia che compensa la durezza della realtà? Che è un opera dedicata completamente ad una donna che ha distrutto un cuore innamorato? E tutto questo toglie lustro al genio di Shakespeare, un uomo che forse ha copiato un buon progetto? Ovviamente no, la mente di un artista è vasta e variopinta e sicuramente Luigi da Porto ha avuto la giusta intuizione ma è William Shakespeare che ha reso questa tragedia immortale.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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