Serie true crime: The Act e non solo

“Cosa c’è di vero in quello che abbiamo appena visto?”: è una domanda che lo spettatore si pone spesso di fronte al disclaimer “Basato su una storia vera” e ciò lo spinge a cercare una risposta al termine della visione, affidandosi subito al fidato Google. Per non fare surriscaldare il motore di ricerca, vi propongo una rubrica di storie vere che hanno ispirato serie true crime: The Act è il prodotto giusto per iniziare e, per non appesantire troppo questo primo articolo, il secondo punto qui analizzato tratterà più che altro di alcune curiosità. Non sono inseriti in questa classifica film (che trovate in questo articolo) e documentari, i quali per loro natura tendono a rappresentare fedelmente la realtà.

Prima di leggere, vi ricordo che saranno presenti numerosi SPOILER, quindi se intendete godervi a pieno alcune serie televisive in questione vi invito a saltare i paragrafi o gli articoli che le riguardano.

 The Act (2019)

Cominciamo con una serie ancora poco conosciuta, ma che presenta senza ombra di dubbio la storia più sconvolgente tra quelle che andremo a leggere. La miniserie in otto episodi narra le vicende di Dee Dee (Patricia Arquette) e Gypsy Rose Blanchard (Joey King, che si è allontanata parecchio dalla saga di The Kissing Booth). Questi nomi vi dicono qualcosa?

Nel giugno del 2015 Gypsy apre la porta al suo fidanzato Nicholas Godejohn, lascia che lui uccida la madre Dee Dee e poi, dopo avere fatto l’amore, scappano insieme. Quando verranno arrestati, al ragazzo sarà dato l’ergastolo per omicidio di primo grado e a Gypsy solo dieci anni per omicidio di secondo grado. Perché questa indulgenza nei suoi confronti? Bisogna tornare indietro e spiare nel passato delle due donne.

Tutti amano le “ragazze Blanchard”: Dee Dee è una madre formidabile, in grado di crescere da sola una figlia che a sedici anni ne ha passate di tutti i colori, e prima ancora che l’uragano Katrina distruggesse la loro casa. Gypsy soffre di tante malattie, troppe per una povera bambina: la distrofia muscolare la costringe a vivere su una carrozzina, i capelli rasati le ricordano costantemente la chemioterapia per la leucemia ed è costretta a nutrirsi tramite una sonda nello stomaco. In questo clima di dolore, alcune fondazioni si offrono di aiutare le due donne, come Habitat for Humanity, che a Springfield costruisce per loro una nuova casa – la stessa in cui Dee Dee perderà la vita.

Nonostante la signora Blanchard appaia così pura agli occhi dei vicini e del mondo intero, la cruda verità è che soffre di sindrome di Münchausen per procura. Gypsy è, infatti, perfettamente capace di camminare, priva di un cancro che non ha mai avuto e può mangiare dalla propria bocca; non è chiaro quando la ragazza lo abbia capito, ma nella serie suggeriscono che sia avvenuto qualche anno prima dell’omicidio. Gypsy inizia così a mangiare dolci di nascosto, mentre la madre dorme, le chiede in continuazione perché nei documenti lei figuri già maggiorenne da un pezzo e durante la notte conosce su una chat cristiana Nicholas, un ragazzo che ha già avuto accuse per esibizionismo e che probabilmente soffre di disturbo della personalità. Il loro incontro avviene durante la visione al cinema di Cenerentola: nel corso del film, Gypsy si chiude in bagno con Nicholas e consumano il loro primo rapporto sessuale – nella serie indossa anche il costume da principessa, che rende più straniante la scena.

Dopo anni di angherie, Gypsy comincia a essere stanca e il solo modo per fuggirne, secondo lei, è uccidere la madre. Nicholas viene fatto entrare in casa, pugnala Dee Dee nel sonno e poi, dopo un altro romantico rapporto sessuale, i due scappano insieme; per non destare sospetti, si inviano per posta l’arma del delitto; infine, giunti a casa di Nicholas, temendo che il corpo di Dee Dee non venga ritrovato, usano il suo account Facebook per denunciarne l’omicidio. Gypsy viene rappresentata come una ragazza non poco sveglia, ma al contempo ingenua su alcune questioni: è proprio grazie all’IP di quel post che lei e il fidanzato vengono rintracciati e arrestati.

In un’intervista della ABC News (2018), Gypsy ha raccontato di sentirsi più libera ora che è in carcere e non è arduo comprenderne il motivo.

Una piccola curiosità: nella serie – non è chiaro se sia avvenuto anche nella realtà – Dee Dee scopre di essere malata, ma non fa nulla per curarsi. Sembra non fidarsi granché dei medici e, dato che non si sono mai interrogati troppo sulle reali condizioni della figlia, sembra quasi averne motivo.

 

Orange is the new black e How to get away with murder

Dopo questa assurda vicenda, parliamo ora di due serie i cui eventi non sono ricalcati dalla realtà, ma che trovano comunque dei riscontri nella vita reale: forse conoscerete i primi due, ma non sono certa che immaginerete il terzo.

Orange is the new black (2013-2019) è una dramedy americana prodotta e trasmessa su Netflix; segue le vicende delle detenute nel carcere femminile di Litchfield e, se nelle stagioni successive si può parlare di protagonisti “corali”, prende inizialmente come punto di vista quello di Piper Chapman, arrestata per un crimine avvenuto diversi anni prima. È la storia di partenza dell’autrice del libro da cui è tratta la serie (Orange is the new black: My era in a women’s prison), Piper Kerman, condannata per riciclaggio di denaro sporco nel 1999 a scontare tredici mesi nella prigione di minima sicurezza FCI Danbury. Come la Piper di finzione, Piper Kerman aveva avuto una relazione con una donna nel 1993 (nella serie rappresentata da Alex Vause), al tempo in cui commerciavano eroina per un boss dell’Africa occidentale. Ciò che le differenzia – oltre alle numerose vicende narrate nel corso di sette stagioni – è il matrimonio con Larry, realmente avvenuto nel 2006.

Basta aprire Wikipedia per conoscere questi fatti, ma in pochi sapevano il motivo della sofferta morte di Poussey Washington, personaggio molto amato dagli spettatori. Nel corso di una protesta in carcere, infatti, una guardia inesperta soffoca per errore Poussey, e ciò porterà a una rivolta con ripercussioni enormi. Non è un caso che a morire sia un personaggio dalla pelle scura: il 17 luglio 2014, a Staten Island, Eric Garner venne soffocato a morte dall’agente Daniel Pantaleo con l’accusa di vendere sigarette; il povero ragazzo disse undici volte “I can’t breathe”, inutilmente, e l’unica conseguenza fu che Pantaleo venne licenziato ben cinque anni dopo. La serie volle denunciare questo abuso di potere – rappresentato tra l’altro in modi sempre diversi e nauseanti – attraverso la morte di Poussey, ma il 25 maggio 2020 l’episodio si è ripetuto con l’omicidio di George Floyd, facendo venire alla luce anche in Europa un problema che negli Stati Uniti è purtroppo parecchio diffuso.

Reale è infine, per fortuna, anche il Poussey Washington Fund di cui si parla nell’ultima stagione, un fondo di aiuto per il reinserimento delle ex detenute nella società.

Passiamo adesso a How to get away with murder (2014-2019) e nello specifico al primo grosso caso di omicidio che viene trattato: la morte di Lila Stangard. Non è certo il collegamento con la serie e potrebbe trattarsi di una pura coincidenza, dal momento che il fatto reale è avvenuto nel 2013, appena un anno prima della messa in onda della serie, ma la curiosità in comune vale la pena di essere raccontata. Nel febbraio 2013, gli ospiti del Cecil Hotel di Los Angeles, albergo noto agli amanti dell’horror e del true crime, lamentarono uno strano odore nell’acqua che giungeva nelle loro camere; venne effettuato un controllo al serbatoio presente sul tetto, scoprendo che lì si trovava il cadavere di Elisa Lam. Sebbene la morte sia stata attribuita a un suicidio, non è chiaro ciò che avvenne realmente: prima di tutto, era molto difficile riuscire ad aprire il tetto del serbatoio e una ragazza mingherlina come lei sarebbe stata parecchio in difficoltà; inoltre un video della sorveglianza inquadrò la ragazza in un ascensore, mentre sembrava cercare di nascondersi a qualcuno. Elisa Lam pareva inquieta e agitata, forse parlava da sola per un disturbo della personalità, come si è ipotizzato, o forse c’era davvero qualcuna che la inseguiva per farle del male. Il giallo è ancora avvolto dal mistero.

Spero che questa nuova rubrica vi stia piacendo. Appuntamento alla prossima settimana con… un processo molto particolare.

– Sara Carucci –

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