Selene, Endimione ed il mito che ispirò Sailor Moon

In un regno lontano lontano tanto tempo fa, esattamente negli anni ‘90, nasceva il mito di una ragazzina dalla “testolina buffa“. Il suo nome? Sailor Moon. Bunny (per noi italiani e Usagi Tsukino per la sua “terra d’origine”) entrava prepotentemente nelle nostre case, grazie allo schermo della tv, dettando la legge del girl power. La storia dell’intramontabile eroina che veste alla marinara è nota a tutti ed è nata dalla matita di Naoko Takeuchi. Ma tranquilli, non sono qui per raccontarvi la sua storia ma per svelarvi, se ancora non ne siete a conoscenza, alcune curiosità, i miti e le leggende che la mangaka Takeuchi ha usato per raccontare una delle serie più conosciute al mondo.

Cominciamo dal principio, dalla nostra buffa paladina della legge che trae i suoi poteri dalla luna. La mangaka comincia a narrare la sua “favola” cominciando dal nome della protagonista. Usagi Tsukino (in giapponese 月野うさぎ ) trova nel cognome l’ideogramma della “Luna” 月 tsuki, mentre nel nome うさぎ usagi è la lettura dell’ideogramma 兎 che significa “coniglio”, traducendolo foneticamente abbiamo “Coniglio della Luna”. Ma perché è stato scelto proprio questo ideogramma per la nostra Principessa della Luna? Naoko Takeuchi si è ispirata ad una leggenda asiatica, nata in India e diffusasi poi sia in Cina che in Giappone. Nella leggenda si narra che il dio Shakkria, per mettere alla prova gli animali, decise di presentarsi davanti a loro sotto mentite spoglie, trasformandosi in un viandante in cerca di cibo. Gli animali si adoperarono subito per cacciare per lui e per portargli da mangiare, tutti tranne il coniglio, distrutto dal dolore di non poter essere di alcuna utilità per l’uomo. Per sopperire a questa sua mancanza, il coniglio decise di offrire la sua stessa carne al viandante, sacrificandosi e gettandosi nel fuoco. Il dio Shakkria rimase così colpito dalla generosità del coniglio che decise di dipingere la sua figura sulla luna, in modo che il sacrificio della bestiola fosse da eterno monito per tutti.

Di questa stessa leggenda  in Oriente esistono moltissime varianti, una delle quali è stata ad esempio narrata da Masami Kurumada nel suo Saint Seiya. Durante l’arco narrativo della prima serie dell’opera veniamo a conoscenza (ma la sigla cantata da Cristina D’Avena aveva già spoilerato tutto) che Sailor Moon, o Bunny, o Usagi come dir si voglia, in realtà fosse la reincarnazione della Principessa Serenity mentre Milord, alias Marzio, alias Mamoru Chiba, fosse in realtà Endymion, la reincarnazione del Principe della Terra. La ricetta perfetta per un bel mal di testa per noi e per una crisi d’identità per i celebri protagonisti! Comunque, la storia d’amore tra i due eroi, ispirata in parte a Romeo e Giulietta (e chi conosce il manga non può non cogliere la tragica connessione), trae ispirazione dalla mitologia greca, esattamente dal mito di Selene ed Endimione.

Decisamente famigliare, no? Ma andiamo con ordine: Selene (Σελήνη deriva dal greco σέλας, “splendore”, dal latino “la luminosa”) era una dea greca della luna crescente nota come Luna nella mitologia romana, dipinta come una donna di incomparabile bellezza, dalla pelle chiara, che indossava vesti bianche ed argentate e con una mezzaluna sulla testa. Direi che è decisamente la nostra Principessa Serenity! Endymion invece è il nome inglese di Endimione (Ἐνδυμίων Endumion), nota figura della mitologia greca. Il nome è riconducibile al greco ἐνδύ(ν)ω, (Endiyein) il cui significato è “immergersi”, “entrare dentro”, ma è anche uno dei nomi dati al Sole, in particolare al sole che tramonta, che si immerge nel mare. In uno dei dialetti greci, significa “abbandonarsi al sonno”, infatti nel greco classico, il termine δύω sta ad indicare proprio il calare del sole, a cui segue la notte con la Luna, con la quale poi si incontra nell’Oceano. Sulla figura di Endimione girano diversi miti: per alcuni è un pastore, per altri un cacciatore, per altri ancora un astronomo o addirittura il re dell’Elide. Una cosa però accomuna tutte le versioni del mito: l’incomparabile bellezza del giovane e il fatto che egli fosse soggetto ad un eterno sonno ad occhi aperti. La causa del sonno dell’uomo varia da versione a versione ma ciò che resta immutato è il grande amore verso la dea Selene.

I due, in qualsiasi versione, non possono coronare il loro sogno d’amore e Selene affranta dal dolore, cerca in parte di viverlo, il suo sentimento d’amore. L’unica soluzione, in tutte le versioni, è che il giovane Endimione si abbandoni al sonno con occhi aperti per poter ammirare, in qualche modo, la meraviglia del volto della sua amata. Ed ogni notte tutto ciò si ripete mentre Selene, avvolta dalla luce della luna, veglia il sonno ad occhi aperti del suo amato, beandosi, intanto, delle sue fattezze. Ogni storia, ogni fiaba deve comunicare una morale e la fiaba della combattente che punisce i malvagi in nome della luna assolve questo compito in maniera egregia, parlando di valori universali come l’amicizia, l’amore, il sacrificio e la differenza netta tra il bene e il male. Non è un caso, quindi, che l’amore tra i suoi protagonisti sia ricordato ancora oggi, viaggiando negli anni, insieme a tutti quelli che, come me, rimanevano ore e ore a guardare le gesta della bionda paladina della legge o meglio Sailor Moon e del suo Milord, l’amore tra Bunny e Marzo e inevitabilmente l’amore tra Serenity ed il suo Endymion. Ed Endimione? Cosa starà mai facendo Endimione? Endimione dorme ancora in quella grotta dove gli dei lo hanno deposto. Sogna ancora quella luce splendente che lo stregò, una luce intensa, la luce argentata della luna che domina ancora le profondità del cielo blu.

– Giuseppina Serafina Marzocca –

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