Secretary: il vero Mr Grey

Nelle sale è ufficialmente arrivato l’ultimo capitolo della famosa trilogia “50 Sfumature di Grigio”. Le pellicole sono tratte dai libri dell’ormai famosa scrittrice E. L. James, ed è un fenomeno cinematografico e di carta stampata a cui, finalmente, possiamo dire addio. Lo confesso, anch’io spinta dalla vox populi, ho letto il primo libro della saga e, per quanto mi riguarda, non è stato nulla di sconvolgente: nulla di estremamente erotico o che mi ha fatto esclamare “Oh meo Dio” (stile Virginia Raffaele nei panni di Belén Rodríguez). Insomma, caro lettore, se proprio vuoi leggere un libro degno dell’etichetta di “romanzo erotico” puoi leggere “La Venere in pelliccia” di Leopold von Sacher-Masoch, a cui dobbiamo il termine “masochismo”. 50 Sfumature è un libro, a mio parere, da leggere quando non si ha voglia di addentrarsi in una lettura impegnativa, è una lettura leggera, da esplorare senza troppe aspettative.

Tuttavia non desidero soffermarmi sulla letteratura erotica ma vorrei tentare di scrivere su di una pellicola, o meglio su un piccolo gioiellino, che anticipa in maniera, altamente superiore, la storia raccontata nella pellicola di Sam Taylor-Johnson, sto parlando del film “Secretary”. Secretary è un film uscito nelle sale durante il 2002, diretto da Steven Shainberg, basato su un breve racconto tratto dal libro “Bad Behavior” di Mary Gaitskill. Un’altra coincidenza che accomuna le due pellicole è il nome del protagonista maschile: Mr Grey, ma forse questa è tutta tranne che una coincidenza. Le similitudini, comunque, cessano qui, per fortuna! Con lo slogan “Assuma la posizione” in Secretary  troviamo, una strepitosa Maggie Gyllenhaal nel ruolo di Lee Holloway, una ragazza appena tornata a casa dopo essere stata ricoverata in una clinica psichiatrica per autolesionismo. Determinata a volersi guadagnare un posto nella società, e a crescere, viene assunta nello studio dell’avvocato E. Edward Grey, interpretato da un meraviglioso James Spader. È il destino, o meglio un annuncio su un giornale, che fa incontrare questi due amanti della sottomissione. Lee non è mai guarita dal suo autolesionismo e Mr Grey si accorge subito che, la sua segretaria può essere un soggetto perfetto da dominare, da sottomettere. Inizia così una relazione basata su giochi perversi, BDSM incluso, nella vita di tutti i giorni e nella loro intimità. Nonostante questo i loro momenti di piacere vengono percepiti, dagli stessi protagonisti, con un profondo senso di inadeguatezza e di insicurezza, sopratutto da Edward. Per il nostro signor Grey (che non è certamente un belloccio come Jamie Dornan, ma è estremamente affascinante) il sadomasochismo, anche se vissuto con estremo piacere, è percepito come qualcosa di strano e di perverso, un qualcosa da reprimere (con l’aiuto di reali comportamenti da maniaco del controllo) e da estirpare, a tutti i costi. Edward, infatti, cerca di contenere le sue tendenze e vive con la consapevolezza che non potrà mai legare la sua vita con quella di un’altra donna. Diversamente da Mr Grey, Lee capisce che ciò che la lega al suo datore di lavoro non è solo una questione erotica. La piccola ed insicura protagonista ha capito cosa desidera dalla vita e sceglie di dimostrare, ad ogni costo, il suo sincero sentimento d’amore nei confronti del suo Edward.

A differenza del film 50 Sfumature in cui la protagonista, Anastasia, è una ragazza normale che vede il suo signor Grey  come “il principe azzurro” con lievi tendenze sadiche a cui si sottomette per amore, in Secretary la musica suona, decisamente, altre note. In Secretary viene affrontato il piacere femminile: Anastasia prima di Grey non era interessata al sesso, Lee invece possiede una sessualità autonoma, ma repressa che viene svelata man mano che la pellicola va avanti. Lee diventa sensuale, cura la propria persona e abbandona la lametta per dedicarsi a sé stessa. Lei vuole Grey non perché è un uomo ricco, giovane e attraente, con il capriccio del sadismo, non vuole riportarlo sulla retta via, lei ama Mr Grey proprio perché è un sadico con cui è riuscita a realizzare pienamente la sua sessualità. Il film, che ha vinto il Premio della giuria del Sundance Film Festival, non ha nulla di sessista e non offende alcuna categoria. Secretary è, semplicemente, una pellicola da vedere se si vuole sbirciare tra le radici di un rapporto più reale, e meno patinato, sul sado-masochismo e spiega, senza inutili fronzoli, i meccanismi che possono nascere tra due persone che vivono emotivamente un rapporto del genere. Insomma, caro lettore, guarda il mondo di Secretary (in lingua originale sarebbe perfetto), vedrai che non te ne pentirai!

– Giuseppina Serafina Marzocca – 

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