Sanremo 2021 a bocce ferme

Parliamo di Sanremo 2021 e lo facciamo due giorni dopo la fine della kermesse musicale più importante d’Italia. Sì, perché, che vi piaccia o meno, Sanremo è l’Oscar della musica italiana, in generale. Quest’anno, in un periodo particolare della nostra storia e della storia mondiale, Sanremo riesce comunque a venire fuori, a creare un prodotto da vedere in televisione ed in eurovisione, con un risultato importante: la vittoria del Rock. Ma andiamo per punti:

– IL MESSAGGIO DI BASE 

Dietro questo Sanremo, ci sono stati due messaggi che si sono protratti per quasi tutte le puntate. Il primo messaggio è sulle donne, forse un po’ per riprendersi dello scivolone dell’anno scorso di Amadeus, viene protratto varie volte, con il discorso (soporifero) della Palombelli, la direttore d’orchestra Beatrice Venezi, eccetera… Il secondo messaggio, che è forse stato quello più forte del festival, è l’augurio a tutti di tornare a teatro. L’augurio si estende non solo agli ospiti del teatro, ma soprattutto ai lavoratori del mondo dello spettacolo, che vada da chi sta all’ingresso a strappare il biglietto, a chi accende le luci sul palco, dal fonico al costumista, dal protagonista al membro dell’ensemble. Un augurio che sia io, che tutta Youpopcorn si sente di condividere.

– LA PROGRAMMAZIONE

Ormai la moda di tutti i Sanremo è l’eccessiva lunghezza delle puntate. Anche nelle prime due serate, quando a cantare erano metà dei Big in fara e tre nuove proposte, l’orario finale si è protratto troppo tardi a causa di eccessivi stacchetti, ospiti, eccetera… Anche nella serata finale, con 26 cantanti in gara, una votazione da casa ed una seconda votazione da fare con i tre finalisti, si è arrivati a scoprire il vincitore qualsi alle 3 di notte. Perché? Tutto a causa dei numerosi ospiti che si sono presi enormi fette di tempo per sé, agli stacchetti, alle marchette ed a tempi riempiti a forza di contenuti che, per chi voleva vedere chi avrebbe alla fine vinto, sono risultati momenti tediosi e soporiferi. Un medley della Vanoni, poi un inedito della stessa Vanoni, poi un medley di Tozzi, poi la pubblicità al film della rai La bambina che non voleva cantare, e così via, fino a notte fonda… Forse questa “moda” dovrebbe cambiare trand, per arrivare a scoprire il vincitore di Sanremo ad un orario più umano

– GLI ARTISTI

Parlando degli artisti in gara, quest’anno possiamo dire di aver trovato una ampia gamma di artisti diversi, tutti più o meno “sconosciuti”. I nomi altisonanti dei soliti calcatori dell’Ariston si sono limitati a tre: Orietta Berti, che non calcava quel palco da quasi trent’anni, Francesco Renga ed Ermal Meta (che anche quest’anno è arrivato sul podio). Per il resto, i nomi sono per lo più figli di una cultura musicale nuova, fresca, ma comunque varia… Lo ammetto: nel leggere gli artisti in gara, ho avuto paura in una sequela di musica trap, fatta di autotune e rap mal assortito. Invece non è stato un festival del trap, ma un festival che ha premiato artisti indie che si sono fatti le ossa su palchi popolari, prima di arrivare a calcare palchi più importanti. Così abbiamo la bella voce de La rappresentante di Lista, la poesia conclamata di Madame, il rap nichilista di Willie Peyote ed il rock dei Måneskin.

– AMADEUS, FIORELLO ED I VARI OSPITI FISSI

Amadeus si ripropone come un buon conduttore quale è, meno come organizzatore e direttore artistico. Fiorello, che io solitamente amo, si dimostra di nuovo troppo mattatore per fare il secondo al festival e più adatto per un palco proprio, suo. Parlando di ospiti fissi, Ibrahimovic, bomber del Milan, si dimostra ingessato, spocchioso (lo sappiamo, è il personaggio, ma ciò non migliora la sua fama), poco divertente e poco interessante. Achille Lauro porta un po’ di messaggi artistici importanti, ma lo fa con un animo spento, quasi non credesse alle sue parole. Gli ospiti fissi di ogni puntata, sono passate da una sciapa Palombelli, ad una potente Giovanna Botteri, da una bellissima Elodie, ad una giovanissima Tecla Insolia. Tra tutte, nessuna ha brillato, nessuna ce la ricorderemo l’anno prossimo. Peccato…

– LE POLEMICHE

In ultimo, passiamo alle polemiche. Ce ne sono state, dalla Venezi che si proclama Direttore e non Direttrice, ai giornalisti di varie testate che non hanno fatto altro che pubblicizzare i propri articoli millantando seni usciti da vestiti o errori “hot”. Ma la  polemicha che più di tutte è stata portata avanti è stata “Serve davvero fare Sanremo?”. La risposta? Forse sì, visto che ha dato lavoro, per almeno 5 sere, ad un’orchestra che solitamente non lavora, ad un teatro che è vuoto da un anno, ad una crew che sarebbe rimasta a casa. Ha portato un po’ di normalità in un periodo che normale non è. Vogliamo parlare di soldi? Ci si lamenta di Amadeus che ha preso circa 100 mila euro a puntata (ricordiamo che il ruolo del direttore artistico non dura solo quella settimana, ma richiede almeno 3 mesi di lavoro, tra lo scegliere gli artisti, al chiamare gli ospiti ed organizzare le serate), ma andatevi a vedere i cachet di Fazio, della Litizzetto, di Bruno Vespa e di tanti altri che lavorano sempre alla Rai. Alla fine, se non avete visto Sanremo è una vostra scelta, nessuno vi obbliga: può piacere e può non piacere. Ma lamentarsi sul perché venga fatto o meno è un po’ d’aria fritta.

Comunque, questo Sanremo è stato il più particolare di tutte le 71 edizioni fatte: senza pubblico, con tante polemiche ed una pandemia fuori dalla porta. Non mancheranno i meme (dalla Berti che sbaglia i nomi dei colleghi, ad Aiello che strilla “Sesso e ibuprofene”) e non mancheranno pezzi ascoltati alla radio o su spotify. Questo Sanremo ci ha presentato artisti nuovi e riproposto artisti della vecchia guardia, ci ha portato ad ascoltare rap, pop, indie pop, rock, trap e svariate altre variazioni di stile. Ma, soprattutto, ci ha fatto passare alcune serate “normali” in questo periodo che “normale” non è.

Sperando in un anno prossimo con il pubblico e meno polemiche.

Perché Sanremo è Sanremo.

– Giorgio Correnti –

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