Rubrica – William Turner

 

Pensateci bene: quanto credete che un artista visivo possa-davvero-creare, più che dei semplici dipinti, vere e proprie visioni basate sull’uso sapiente del colore? Paesaggi meravigliosi, nei quali luce e ombra si mescolano di continuo alternando sensazioni contrapposte come calore e freddo, e nei quali i soggetti, da un castello in rovina a una splendida nave da guerra, possano divenire simboli maestosi che inducono alla riflessione sull’uomo e sulla natura. Bene, fate una cosa: andate ad ammirare alcuni dipinti del grande Joseph Mallord William Turner e poi rispondete.

Il simbolo del romanticismo

Bufera di neve: Annibale e il suo esercito attraversano le alpi, La valorosa Téméraire, Il castello di Kenilworth… Cosa troviamo in opere come queste? La natura. Il paesaggio. L’uomo e le sue “estensioni” ridotte a moscerini rispetto a tempeste, immense distese d’acqua, montagne enormi. Turner è un pieno romantico (muore nel 1851) e, nel pieno periodo nel quale la cultura occidentale comincia ad “esplorare” le sensazioni dell’uomo rispetto all’immensità di ciò che lo circonda, riesce nella straordinaria impresa di simboleggiare perfettamente questa ricerca all’interno delle sue opere.

Amato, conosciuto, rispettato e preso come modello dai contemporanei (dal momento della sua prematura morte sino alla consacrazione come maestro passeranno solo pochi decenni), nella parte conclusiva della sua esistenza si isolò, visse “al limite” delle convenzioni sociali dell’epoca non sposandosi mai e avendo due figlie da relazioni con donne sposate. Alla sua morte, tuttavia, era ricordato con affetto e stima dalla maggior parte dei contemporanei.

La luce e l’emozione

Bene, accennavamo prima alla luce nei quadri del nostro artista di oggi. I soggetti di Turner vengono letteralmente “mossi” dalla scena climatica nella quale sono ambientati. C’è una scena di tempesta di neve? Perfetto: agli amanti di fumetto sembrerà di ammirare una sequenza di vignette con un soggetto in azione, da pelle d’oca. C’è viceversa un mare piatto come una tavola e sotto il sole cocente? Bene, vedrete quel mare tranquillo animarsi sotto lo scintillio della luce sulla superficie, riscaldandovi. È ciò che viene dal cielo ad animare i suoi paesaggi e a smuovere qualcosa prima nella nostra pancia e poi nella nostra testa. E la mente, riflettendo sulla complessa e distorta natura che abbiamo davanti, ridimensiona l’Uomo e gli permette di collocarsi “alla pari” con ciò che lo circonda. Non a caso spesso a farla da padrone nelle opere del genio inglese sono gli elementi naturali più estremi, che distruggono (o tentano di farlo) la “normalità”.

Pensando agli altri

Con un tocco di buonismo in più, tuttavia, potremmo quasi concludere dicendo che la vera grandezza di Turner fu di pensare agli altri, ai suoi contemporanei.

Destinò infatti gran parte della sua fortuna a un fondo per artisti in disgrazia e insistette (purtroppo con scarsi risultati, soprattutto molto dopo la sua morte, affinché le sue opere fossero donate per lo più al largo pubblico, come un tesoro collettivo da preservare. E forse per questo non è un caso che Turner sia stato più volte definito il più grande pittore britannico.

– Fabio Antinucci –

 

 

 

 

 

 

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