Rubrica – Tre artisti della scrittura rinascimentale

Il Rinascimento fu una fonte infinita di arte. Molto riconosciuti sono la pittura e la scultura, nonché l’architettura. Ma non possiamo esimerci dal parlare della narrativa, scoprendo un’importante letteratura rinascimentale soprattutto in tre artisti: Michelangelo (anche pittore, scultore ed architetto), Machiavelli e Ariosto.

MICHELANGELO

1Abbiamo già parlato di Michelangelo come scultore, pittore ed architetto, ma spesso ci dimentichiamo del suo lato poetico. Nonostante lui stesso definì la sua scrittura come cosa sciocca, famosa è la sua raccolta di rime e poesie, chiamato proprio Rime. Nella sua scrittura troviamo una forte influenza data dalle sue letture del Petrarca e di Dante, caratterizzata da toni energici, austeri e particolarmente espressivi.

MACHIAVELLI

2Niccolò Machiavelli uno dei personaggi più particolari della letteratura rinascimentale. Scrittore e filosofo, nonché figura controversa nella Firenze dei Medici, è considerato il principale fautore della politica moderna. La sua opera principale è Il Principe, nel quale infonde  la sua ideologia politica sulla ragion di Stato e sull’idea che il fine giustifica i mezzi. Nonostante l’opera sia considerata controversa e spesso distante dagli ideali più romantici che invadono anche la società moderna, questo romanzo è considerato uno dei più importanti scritti di politica teorica.

ARIOSTO

3Ludovico Ariosto, a differenza del Machiavelli, fu un poeta e drammaturgo italiano rinascimentale più romanzesco. Non a caso, la sua opera più importante e l’Orlando Furioso, classico del poema cavalleresco. Questo scritto si pone a continuazione (o, per usare un termine moderno, a sequel) de l’opera incompiuta di Boiardo, Orlando innamorato. L’opera ci pone elementi più romanzati e meno politici, come l’amore e la passione in forte contrasto con l’onore e la cavalleria. Ariosto e anche autore di molte poesie e satire, che lo reputano, insieme al Furioso, tra gli scrittori più influenti nel successivo illuminismo.

– Giorgio Correnti –

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