Rubrica – Musica impressionista

Come per i pittori impressionisti, anche la musica ebbe una sua mutazione volta a preferire il sentimento e la sensazione, piuttosto che la costruzione canonica del pezzo. Per questo, la musica impressionista si distaccò molto dalla canonica dinamica e armonia classica, tanto forte nella musica romantica.

La musica impressionista puntava l’orecchio più sulle dinamiche dei suoni. Gli strumenti venivano spinti quasi agli estremi delle loro capacità ed i toni variavano molto all’interno dello stesso pezzo, passando dal pianissimo al mezzo forte. Questo dare importanza ai timbri ed alle dinamiche, permetteva di dare emozioni differenti (spesso anche discordanti) durante la stessa composizione, come a raccontare una esperienza ed un’emozione particolare.

Le armonie non seguivano più i classici dettami e svolgimento classici, arrivando a discordanze o alla sospensione. Gli accordi che venivano utilizzati, iniziarono a non susseguirsi secondo schemi predefiniti, ma variando da una scala all’altra, seguendo più il dettame dell’emozione. Inoltre, la tecnica di lasciare in sospeso la canzone, con accordi intermedi che non andavamo a concludersi nell’accordo tonale, iniziava a farsi spazio tra le composizioni, creando anche una forma innovativa di conclusione.

Anche le forme tradizionali videro una vera e propria mutazione. Lo schema più libero impressionista, lasciava perdere le formazioni classiche della sonata, della sinfonia o del concerto, iniziando a presentare forme nuove e sempre differenti, anche una forma di scrittura molto più breve con pezzi praticamente brevissimi.

Tutte queste innovazioni, hanno fortemente influenzato anche la musica moderna. L’abbandono di dettami classici della musica ha portato ad una libertà compositiva che tutt’ora ci avvolge nella musica moderna.

– Giorgio Correnti –

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