Rubrica – L’illuminismo in arte si chiama Neoclassicismo

1Tornate con me nel XVIII secolo.Luigi XIV, Luigi XV, Luigi XVI e Maria Antonietta. Gli eccessi, politici, economici ed artistici. Sì, perché l’arte riflette sempre la condizione politico-sociale del periodo. E la corrente artistica che domina la prima metà del Settecento è il Barocco, stile ricco, ridondante, lezioso, eccessivo che sfocia addirittura nel Rococò. La società dice basta agli eccessi della classe governante e scoppia la Rivoluzione. Gli artisti dicono basta agli eccessi del Rococò e danno vita al Neoclassicismo.

L’artista simbolo di questa corrente è Jacques-Louis David. David nasce nella Francia del 1748, proprio nel periodo di transizione da un’epoca ad un’altra. Tre anni dopo di lui vede la luce la prima Enciclopedia. David, spinto come i suoi colleghi dall’esigenza di un ritorno ad un forte rigore etico dopo le mollezze dell’Ancien Régime, punta ad una radicale riforma dell’arte. Ciò è possibile solo grazie un rigoroso ritorno all’antico, modello di virtù civili, che lui presenta come interpretazione del periodo greco Classico. Nasce così il Neoclassicismo europeo. Il giovane David va dapprima a bottega da Boucher e da Vien per poi frequentare corsi regolari all’Accademia, dove ottiene l’ambitissimo Prix de Rome grazie al quale può visitare i tesori artistici dell’Italia. David soggiorna per ben 5 anni nella Capitale, dove studia soprattutto le opere di Michelangelo, Raffaello e Caravaggio.

2La prima opera che realizza una volta tornato in patria è il Belisario riconosciuto (1781). In questa tela possiamo per prima cosa notare l’influenza di Poussin, massimo esponente del Classicismo, visibile nella composizione per piani paralleli in profondità, nel paesaggio basato sulle architetture e sulla diagonale costruita sulle due mezze colonne corinzie. Ma in questo quadro emergono anche elementi decisamente innovativi; la composizione è fondata su un incrocio rigoroso di linee orizzontali e verticali e soprattutto l’assoluta concentrazione sui solo elementi fondamentali alla comprensione della storia narrata, senza accessori, senza fronzoli, senza linee inutili.

Belisario, vecchio generale in disgrazia, ormai cieco, è costretto ad accettare l’elemosina di una donna caritatevole, che versa la sua offerta in un elmo antropomorfo rovesciato, simbolo delle sconfitte umane. Un soldato che era stato suo sottoposto lo riconosce prova stupore. L’opera di David si pone con forza come esempio morale di valenza universale: la gloria passa, la forza morale nelle avversità distingue i veri grandi. L’opera simbolo del Neoclassicismo è però datata 1785 e si intitola Il Giuramento degli Orazi. Qui David dimostra di essere il vero creatore di un nuovo linguaggio artistico, che unisce la forma al contenuto in modo immediato e pregno di significato. L’opera era stata 3commissionata da Luigi XVI e David sentì il bisogno di tornare a Roma per poterla realizzare. L’artista si ispira agli scritti di Tito Livio e di Corneille, ma sceglie di rappresentare un momento mai descritto: il giuramento dei giovani Orazi, pronti a morire per la loro patria. Sullo sfondo vediamo tre archi che dividono in sequenze il quadro: all’interno del primo arco vediamo i tre Orazi che prestano il solenne giuramento, tendendo le mani verso le tre spade offerte loro dal padre, incorniciato dal secondo arco. Nel terzo ed ultimo arco, leggermente più illuminato rispetto agli altri, vediamo le tre mogli ed uno dei figli degli Orazi che, in contrasto con le linee nette, decise e virili dei loro mariti, si abbandonano morbidamente al dolore, mantenendo pur sempre compostezza e dignità.

Quattro anni dopo scoppia la Rivoluzione, e l’opera di David, che ne sembra un presagio, ne diventa la bandiera. Durante il Salon del 1789, dopo la presa della Bastiglia, David espone il suo Bruto e i Littori, simbolo di patriottismo repubblicano, in quanto possiamo osservare un Bruto solitario e meditabondo dopo l’uccisione dei suoi figli colpevoli di tradimento. Il cittadino Jacques-Louis David crede fermamente negli ideali rivoluzionari e partecipa come deputato alla Convenzione, fa parte del Comitato di Salute Pubblica e  riforma l’insegnamento e le istituzioni artistiche dopo aver chiesto ed ottenuto la soppressione dell’Accademia, altro simbolo del Vecchio Regime. Vota a favore della morte di Luigi XVI e fa un impietoso ritratto di Maria Antonietta portata al patibolo. Si occupa dei musei, dei teatri e dell’urbanistica. Disegna uniformi, sciabole e medaglie, organizza feste e cerimonie per commemorare la Rivoluzione e soprattutto ne celebra i martiri nella trilogia che presenta Peletier de Saint Forgeau, La morte di Bara ed il celeberrimo Marat Assassinato.

4Il Marat assassinato è un’opera di chiara ascendenza caravaggesca; infatti il corpo, il mezzobusto, di Marat emerge da un fondale d’ombra densa e si presenta allo spettatore come illuminato da un faretto teatrale. Il quadro è più che essenziale; abbiamo il mezzobusto di Marat morto, la vasca, lo scrittoio e la lettera di Charlotte Corday. Eppure, con questi scarsissimi elementi David non solo ci racconta la storia di due vite, ma ci impartisce anche un profondo insegnamento morale. Il cittadino Marat soffriva di una malattia della pelle che lo obbligava a passare l’intera sua giornata immerso nell’acqua della vasca. Ma ciò non gli impediva di svolgere il suo lavoro di deputato Giacobino; aveva infatti attrezzato la vasca come una scrivania, e lì lavorava e riceveva chi ne faceva richiesta. La giovane Girondina Charlotte Corday, fingendosi giacobina, aveva chiesto un incontro che le era stato concesso. Trovatasi di fronte un uomo disarmato l’aveva pugnalato a morte ed era fuggita.

David soffre profondamente la perdita di Marat e decide di dedicargli un quadro. Ma si rifiuta di mostrarlo nel momento dell’uccisione e soprattutto rifiuta l’idea di rappresentare l’assassina, perché così facendo le donerebbe una fama eterna. No, David decide di rappresentare un Marat già morto, ma sereno, perché morto durante lo svolgimento dei suoi doveri. Dell’assassina nessuno deve conoscere le sembianze, ma solo il nome, visibile nella lettera che Marat tiene in mano, mentre l’altro braccio, abbandonato, riprende quello del Cristo deposto di Caravaggio. Durante la reazione di Termidoro David finisce in prigione. Tornato libero inizia a dipingere ritratti nei quali addolcisce le severe linee che avevano creato e contraddistinto il suo stile. Vedi Madame Sériziat con il figlio. Ma in una delle sue ultime opere successive, Le Sabine 5arrestano il combattimento tra i Romani ed i Sabini, possiamo notare sì un ritorno alle composizione ricche di forza espressiva e morale del periodo rivoluzionario, ma il messaggio, portato dalle donne che si interpongono tra i due schieramenti per fermare la battaglia, è quello di una riconciliazione nazionale. Questo quadro è del 1799, anno in cui David inizia ad ammirare le gesta di un certo Napoleone Bonaparte. David diventa il pittore ufficiale dell’era Napoleonica, contribuendo a diffondere in Europa l’immagine di Napoleone quale eroe.

Citiamo Bonaparte che valica il Gran San Bernardo (1800) e La Consacrazione di Napoleone (1807). Nel primo un giovane Napoleone riecheggia gli eroi dell’antichità restando fermo in sella ad un cavallo apparentemente indomabile, mentre nel secondo abbiamo la ricostruzione dell’incoronazione di Napoleone e Giuseppina alla presenza di 80 personaggi, ognuno ritratto con dovizia di particolari. Jacques-Louis David non è più il giovane, ardente rivoluzionario che è stato solo pochi anni prima; nelle sue opere la grandiosità della realizzazione non è più lo specchio che delle virtù morali che vorrebbe trasmettere. Ma i tempi cambiano, e gli uomini e l’arte cambiano di pari passo.

– Monia Guredda –

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