Rubrica – Letteratura latina

Lo spirito di Roma: la letteratura latina.
Se è vero che il cuore di ogni civiltà risiede nel suo patrimonio culturale e nella sua letteratura, ciò è particolarmente vero per la civiltà greco-romana. Abbiamo già detto altrove che nel caso della Grecia antica la sua letteratura è stata centrale perché ha praticamente fondato l’immaginario collettivo occidentale (mica male, eh!). Bene, nel caso di quella latina, ossia della letteratura di Roma, invece, la cosa interessante è un’altra: mai, come durante gli splendenti anni di quella civiltà, una produzione di scritti è riuscita a cementare l’ideologia dominante nella società.
Come?
Lo vediamo fra un secondo!

01Le origini

Come per ogni civiltà antica, la prima fase della letteratura di Roma (siamo nel largo periodo che va dal 753 al 240 a.C.) è quella della di testimonianze di scrittura scarse e rudimentali che erano proprie di una civiltà contadina non ancora perfettamente organizzata.
Roma in questa fase nasce e si sviluppa, combatte le prime guerre e muove i primi passi prima nel resto della penisola italica e poi nel Mediterraneo, quindi l’immagine della ricca città imperiale è ancora lontanissima dall’arrivare. In questa fase avremmo più che altro trovato i famosi “coccetti” con, sopra, iscrizioni funebri o primordiali esempi di poesia, e, senza dubbio, poco più!

L’età repubblicana e quella imperiale

02Ecco, qui viene il bello.
Quando Roma diventa Repubblica, quando la città acquista una forma “moderna” (passatemi il termine!) ecco che la letteratura comincia a farsi più strutturata e complessa, cominciano ad arrivare i primi grandi autori che si studiano a scuola e, soprattutto, di secolo in secolo la letteratura acquista una funzione sempre più civile e politica. È da una parte l’età di dei grandi autori del teatro e della poesia, dall’altro, più avanti (proprio sul passaggio fra Repubblica e Impero) di Cicerone e degli altri grandi protagonisti della letteratura “politica” di Roma. In questo periodo la città diventa “metropoli”, crescono i rapporti commerciali, la lotta per il potere si fa dura fra famiglie e fazioni politiche e, quindi, nascono i grandi confronti fra pensatori. Della letteratura inizia a far parte in maniera dominante la retorica, strumento importantissimo per andare a caccia di alleanze, portare il popolo o il senato dalla propria parte, e costruirsi una piccola fetta di potere. Tutti scrivono, a Roma, soprattutto i capi politici come Caio Giulio Cesare o gli imperatori. Tutti, scrivere è importante; letteratura, politica e pensiero si intrecciano strettamente e vanno a fondare la ferrea mentalità romana. Nel frattempo arrivano altri grandissimi autori: Orazio, Properzio, Livio e… e…

… e se ci mettiamo a elencarli tutti chi la finisce più?

03Il cristianesimo e la fine dell’impero

La contaminazione fra la cultura latina e la fede cristiana arrivata dall’est produce anzitutto la nascita di versioni di testi sacri in latino, grande rivoluzione sulla quale si baserà poi tutto il potere della Chiesa medioevale. Pian-piano però l’impero cede sotto la spinta della decadenza culturale e sociale (tanti i fattori, tantissimi!) e delle invasioni di popoli stranieri: la letteratura si impoverisce sempre più e la società romana si sbriciola, e lo fa man mano che si avvicina il fatidico 476 d.C., data simbolica della fine dell’Impero Romano d’Occidente.
Ma la storia non è finita.
Le testimonianze dalla letteratura e cultura latina vengono raccolte, come abbiamo accennato, dalla chiesa, che ovviamente le rielabora e le confina nelle biblioteche dei monasteri. Roma avrebbe faticato a tornare veramente centrale rispetto ad altre realtà… ma la sua letteratura sarebbe diventata parte del patrimonio occidentale forse ancor di più di quella greca, perché in essa continuava   a vivere il sapore del primo grande impero occidentale.

– Fabio Antinucci –

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