Rubrica – Johann Heinrich Füssli

0Se siete come spero fedeli lettori di YouPopCorn avrete già letto l’articolo dedicato alla letteratura gotica, in cui spiegavo origini culturali, artistiche ed emotive di questa nuova corrente artistica che coinvolge tanto gli scrittori quanto i pittori e gli architetti. Ma qui oggi parliamo di pittura ed il pittore gotico/romantico per eccellenza è lo svizzero Johann Heinrich Füssli.

Fussli nasce nel 1741 e si trova quindi a lavorare in piena rivoluzione Neoclassica. Ma lui reagisce al fervore di studi sull’antico e sul bello ideale (bello bello in modo assurdo) in un modo assolutamente originale e totalmente autonomo. Durante il suo primo soggiorno in Inghilterra, svoltosi tra il 1764 ed il 1770, Fussli entra in contatto con la nascente letteratura gotica, che non manca di influenzare il suo sentire e di conseguenza la sua arte.

1La sua concezione e la sua interpretazione dell’arte classica è perfettamente espressa nell’opera L’artista commosso dalla grandezza delle rovine antiche (1778). Qui non c’è traccia dell’ammirazione composta ed espressa per mezzo della Ragione nelle opere del contemporaneo David, ma lo stesso amore è reso per mezzo dell’emozione provocata dal pensiero dell’inarrivabile grandiosità dell’antico da parte dell’artista moderno, e ciò scatena in Fussli sensazioni conturbanti e non pacate riflessioni razionali sull’ideale.

Dal 1770 al 1778 Fussli soggiorna e studia a Roma. Qui, a differenza degli altri artisti a lui contemporanei, Fussli non rifugge le opere dei Manieristi ed apprezza in particolare l’allora deprecato Michelangelo; ama quelle forme grandiose, dinamiche, disarmoniche ma fortemente espressive, fonti di quel sentimento del sublime che è alla base dell’arte gotica, la quale cerca le forti emozioni negate all’uomo ed all’artista dal Neoclassicismo dell’Era dei Lumi.

2Nel 1778 torna definitivamente a Londra dove realizza l’opera Il giuramento dei tre confederati sul Ruttli (1780). Questo dipinto si situa esattamente dall’altro lato dello specchio rispetto al contemporaneo Il giuramento degli Orazi di Jacques – Louis David. L’opera di Fussli si basa sul gigantismo e sullo slancio dei corpi dei tre protagonisti verso l’alto, con chiari riferimenti manieristi, con forme sommarie, tracciate con pennellate furiose ed espressive, al contrario del quadro di David fondato su una narrazione pacata, sull’equilibrio spaziale e geometrico della scena e sulle forme statuarie dei personaggi, modelli della bellezza ideale e morale.

Quindi abbiamo un Fussli pittore visionario, appassionato, che trae spunto tanto da temi storici che da temi letterari, che elabora schizzi per composizioni tratte dalle sue opere letterarie preferite, come ad esempio la serie dedicata allo shakespeariano Sogno di una notte di mezza estate oppure al Paradiso Perduto di Milton, in cui esalta la componente eroica della ribellione di Lucifero. Opere in cui le visioni scaturite dalla sua fantasia si caricano di valenze ambigue ed oscure, fondate sui sentimenti alla base della letteratura gotica quali l’orrido, l’esotico, il piacere ed il terrore, conditi da una componente bizzarra e fantastica.

3Ma l’opera simbolo di Fussli è certamente L’Incubo (1781), capolavoro sicuramente influenzato dall’opera di Blake (vedi Red Dragon) e massimo esempio di ciò che si intende per sublime. Sulla tela vediamo rappresentata una giovane dormiente, dipinta a toni chiari, che emerge direttamente dal buio non della semplice notte, ma dell’ignoto, da quel mondo oltre che non è visibile, non è razionalizzabile, ma esiste. La giovane posa in maniera scomposta, sconvolta dal sogno, rappresentato dalla testa di cavallo, e dalla sensualità repressa rappresentata dall’essere deforme che le comprime il respiro standole sul petto.

Questa visione onirica di Fussli è venata di perversione e masochismo ed è la più radicale manifestazione di quel processo di liberazione dell’io che caratterizza la produzione artistica dei pittori dell’immaginario, artisti in aperto contrasto con i neoclassicisti schiavi (secondo loro) dei vincoli della Ragione. Questi pittori si sottraggono al rassicurante dominio della ragione, si privano volontariamente delle 5certezze che ne derivano e liberano la loro immaginazione creatrice. Le immagini sono prive di ogni riferimento logico e sono la forma visibile di una nuova sensibilità che, attingendo alle fonti primarie del mito e del sogno, produce una nuova realtà linguistica e simbolica.

Dunque, chi ha ragione? I Neoclassici, con i loro rigorosi  ideali di bellezza e purezza morale prima che fisica? I Romantici con il loro rifiuto del dominio della ragione, ma che si sottomettono al dominio delle emozioni? Gli Impressionisti, con la loro indipendenza? Hanno ragione tutti.

Anche se ogni corrente artistica è specchio della società politico-culturale che rappresenta è doveroso sottolineare che l’Arte non è Politica. Non esiste il giusto e lo sbagliato, esiste solo la sensibilità incontestabile dell’artista, le cui opere possono emozionarvi o lasciarvi indifferenti e questo dovrebbe essere l’unico metro di giudizio applicabile all’arte.

Monia Guredda

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