Rubrica – Il Medioevo Seriale

Come per il cinema, anche in televisione il medioevo ha dato molto materiale per i costruttori di grandi drammi epici da portare avanti di settimana in settimana, ma mai come negli ultimi anni, quando è riuscito a ottenere un successo straordinario. Merito forse del suo meticciarsi con  altri generi come il fantasy, o del saper raccontare storie dal sapore moderno, non abbiamo mai avuto tante serie ambientate in questo periodo storico. Ma partiamo da molto tempo fa, prima di vichinghi e troni contesi, nel parlare di Medioevo Seriale

1Una giungla di serial

Partiamo dunque da La freccia nera e da Ivanhoe, prodotti dalla Rai negli anni ’50 (tanto per essere nazional-popolari) ma la lista del dramma medioevale in tutte le televisioni occidentali genererebbe solo una lista lunghissima. Il medioevo ha sempre avuto, come elementi centrali, valori molto “moderni”, grazie più che altro alla rilettura romantica di quell’immaginario: nell’800, con l’emergere dei nazionalismi e dei patriottismi (nonché del romanzo storico), la narrativa fu invasa da una rivalutazione positiva dell’immaginario medioevale solo secoli di demonizzazione sulla spinta prima del rinascimento e poi dell’illuminismo.

L’epica, i suoi valori, l’attenzione all’amore, propria di storie come quelle di Walther Scott o del ciclo arturiano, furono utilizzate dalla moderna industria dell’intrattenimento come ottimi modi per avvicinare le persone. Quando, nel secondo dopoguerra, la televisione divenne il principale metodo di intrattenimento, il passaggio di queste storie da un linguaggio all’altro fu, ovviamente, scelta ovvia.

2Gioiellini recenti: il caso di fratello Cadfael

Gli inglesi hanno poi sempre amato raccontare il loro “periodo d’oro”. Loro è la serie a fumetti, poi portata al cinema e in tv come cartoon di Prince Valiant, loro sono un paio di fortunate edizioni a serial di Robin Hood (una delle quali, BBC, ha avuto un certo successo una decina d’anni fa), ma anche Le indagini di fratello Cadfael, serie gialla tratta dai romanzi di Ellis Peters, roba degli anni ’70, con lo shakespereano Derek Jacobi nei panni di un monaco impegnato nel risolvere casi di omicidio nell’Inghilterra medioevale, quasi un proto-Guglielmo di Baskerville de Il nome della rosa.

La serie ha avuto molto successo, tant’è vero che le sue repliche sono tutt’ora trasmesse anche qui da noi, e hanno contribuito a diffondere un certo revival del medioevo nella cultura di massa. Una serie interessante soprattutto per il suo aver saputo ricreare, con un tono abbastanza leggero, le atmosfere e i modi di fare dell’epoca.

3Gli ultimi anni, i più barbarici

E veniamo ai “pezzi da novanta”, nati dal 2010 quando, grazie allo sviluppo della qualità e delle risorse dei network televisivi, ben due imperi americani hanno tratto spunto dall’immaginario medioevale per creare dei prodotti davvero molto forti. Il primo, fantasy ma fortemente caratterizzato da una certa verosimiglianza, lo conosciamo fin troppo bene: Game of Thrones della HBO, con le sue atmosfere da cupo alto medioevo, i suoi intrighi, i suoi orrori e i suoi eroi.

Il secondo è invece un “derivato” dal successo di GoT, meno famoso ma comunque potente, ed è del 2013; stiamo parlando di Vikings, di History Channel, a metà strada fra ricostruzione storica del secolo d’oro delle civiltà scandinave (ancora una volta nell’alto medioevo) e il romanzo dark-action. Arrivato alla sua quarta stagione, Vikings è riuscito, nonostante una ricostruzione storica non certo perfetta, ad appassionare grazie al suo rappresentare uno fra i popoli più affascinanti  del medioevo in modo verosimile: i suoi uomini non sono tutti spietate macchine da guerra, le sue donne sono spesso i veri motori della casa e del villaggio, e per questo il suo racconto riesce a emozionare come se fosse davvero ciò che dovrebbe davvero essere l’epica di un popolo, ossia la narrazione della sua storia e dei suoi valori. Entusiasmante.

– Fabio Antinucci –

Rispondi