Rubrica – Emile Zola

Emile Zola nasce a Parigi il 2 aprile 1840. Il padre è il veneziano Francesco Zola (senza accento sulla A quindi) ed è un ingegnere civile. È un fervente liberale in contatto con elementi carbonari e una persona colta che nutre fiducia nei progressi della scienza. La madre, Emélie-Aurélie Aubert, è una borghese di provincia, figlia di un modesto artigiano. È una donna dal temperamento nervoso, ma dolce e sensibile ed è molto più giovane del marito.

Nel 1840, l’anno in cui nasce Emile, Francesco è ingegnere ad Aix-En-Provence, impegnato nel progetto di un canale per l’acqua potabile di fondamentale importanza per la popolazione locale. Nel 1843 gli Zola si trasferiscono da Parigi ad Aix, ma poco dopo l’inizio dei lavori nel 1847 Francesco muore di polmonite. Lascia in eredità alla famiglia 80.000 franchi di debiti. Emile entra nel Collège Bourbon dove fa amicizia con il suo coetaneo Paul Cézanne. Non è un bambino particolarmente studioso, ma è un avido lettore; divora Balzac, Chateaubriand, De Musset, Flaubert, Hugo, Lamartine, Scott, Taine… Il germe della letteratura che è in lui lo porta a scrivere varie cose con lo stile di uno o dell’altro dei suoi scrittori preferiti. Un suo amico di Aix, Antoine Marion, lo introduce allo studio delle scienze naturali e soprattutto al tema dell’ereditarietà. Zola fa tesoro di questi insegnamenti che metterà in pratica nel creare la sua folla di personaggi, in special modo quelli appartenenti alla saga dei Rougon – Maquart, veri e propri studi sulla complessità dell’animo umano.

I problemi economici spingono lui e la madre a tornare a Parigi. Emile sente la mancanza degli amici di Aix con i quali mantiene stretti rapporti epistolari. Si iscrive al liceo Saint Louis, ma non si impegna molto nello studio e viene bocciato all’esame di baccalaureato in scienze. Ritenta a Marsiglia, ma niente: di nuovo bocciato. Lo studio non va, i soldi scarseggiano e così Zola si mette in cerca di lavoro. Nel 1860 un amico di famiglia gli trova un lavoro alla dogana pagato 60 franchi al mese. Intanto legge Molière, Montaigne, George Sand e Shakespeare. Inizia a scrivere seriamente una serie di racconti. E dopo 2 mesi si licenzia dalla dogana. Inizia un periodo bohémienne, che era la parola romantica per definire la povertà. Solo che noi oggi non possiamo più definirci bohémienne, ma precari, che è la stessa cosa, ma suona decisamente meno romantico ed accattivante.

Ovviamente Zola va a scrivere i suoi racconti in una mansarda. Vittima o creatore di cliché? Ma il destino ci mette lo zampino e, nel 1862, il giovane bohémien viene assunto come fattorino dalla casa editrice Hachette. Come nella migliore commedia americana, il giovane fattorino riesce a dar sfoggio delle sue reali potenzialità e nel giro di pochi mesi viene nominato “capo del servizio pubblicità”. Ciò gli permette di guadagnare 200 franchi al mese e di entrare in diretto contatto con grandi scrittori contemporanei: Guizot, Lamartine, Michelet, Sainte-Beuve e Taine. Ma soprattutto comprende i meccanismi dell’editoria ed il ruolo determinante che i gusti del grande pubblico, contrapposto a quello dei letterati e della critica, riveste per il successo di un libro. Scrive i primi 3 racconti che faranno parte della sua prima raccolta, Racconti di Ninon, che uscirà nel 1864.

Inizia a collaborare con alcuni giornali scrivendo articoli e recensioni. Intanto a Parigi si affievoliscono definitivamente le fiamme romantiche del ’48 e la nuova ideologia borghese soppianta i valori utopici ed eroici con uno spirito più conservatore e moderato. In questo clima di cambiamenti sociali e politici si accende il dibattito attorno alla letteratura ed alla rappresentazione letteraria della realtà. Si discute sull’oggettività e sul distacco del narratore rispetto alla materia narrata, sul racconto in prima persona contrapposto ad uno sguardo impassibile di fronte ai fatti descritti. Gli scrittori sono ovviamente divisi; c’è chi persegue ed estremizza le indicazioni romantiche del simbolismo e c’è chi invece sceglie di confrontarsi con la complessità della realtà. Anche Zola vive questo contraddittorio momento di cambiamento.

Nel 1865 pubblica il suo primo romanzo, di stampo autobiografico: La confessione di Claude. Nello stesso anno conosce Gabrielle-Alexandrine Meley con la quale inizia una convivenza e che sposerà nel 1870. Scrive Madeleine, un dramma in 3 atti che non viene rappresentato e che diventerà il romanzo Madeleine Férat. Il 31 gennaio 1866 lascia la Hachette e diventa critico letterario per l’Evénement, giornale fondato da Hippolyte de Villemessant. Ha conquistato la possibilità di mantenersi grazie alla scrittura. Come critico conosciuto e stimato elogia Balzac, Flaubert, Goncourt e una strana confraternita di pittori non convenzionali, che la stragrande maggioranza della critica ufficiale definisce in maniera spregiativa Impressionisti. Ora Zola è tranquillo, ma decide di intraprendere la strada del successo scrivendo feuilleton, i romanzi d’appendice, che tanto piacciono al grande pubblico. Nascono così I misteri di Parigi (un tipico romanzetto su un amore contrastato, morte, intrighi, cattivi cattivissimi e morale finale. Vi si possono riscontrare rimandi al romanzo gotico) e La voeu d’une morte. Ma contemporaneamente gli studi psicologici e fisiologici sull’individuo, sull’ereditarietà e sull’influenza dell’ambiente diventano l’impalcatura su cui costruisce il suo romanzo Thérèse Raquin. Il libro esce nel 1867 e scatena accesi dibattiti che gli procurano finalmente la notorietà che cercava. La critica è divisa, ma il pubblico è con lui.

In questi anni Zola legge L’introduzione agli studi di medicina sperimentale di Claude Bernard, che si dimostra fondamentale per i suoi studi sulla componente fisiologica del comportamento umano. Convinto della necessità di raccontare la realtà in tutte le sue implicazioni biologiche, fisiologiche e sociali, sente l’esigenza di superare le lezioni di scrittori, che ama, come Goncourt e Flaubert, di valicare la semplice osservazione dei fatti e di unire ad essa la pratica dell’esperienza diretta. Nasce così, nel 1870, il progetto dei Rougon-Maquart, un ciclo di 20 romanzi che vuole prendere in esame tutti gli strati della società attraverso le storie di diversi personaggi, appartenenti allo stesso ceppo familiare, quello dei Rougon-Maquart, appunto. Nel 1869 esce su Le Siècle La fortuna dei Rougon, primo romanzo-trattato della saga dei Rougon-Maquart.

Nel 1870 scoppia la guerra franco-prussiana; Zola è esentato dall’obbligo militare in quanto orfano di padre e miope. Si rifugia a Marsiglia con la madre e la moglie. Qui, con un amico, fonda il quotidiano popolare La Marsellaise. Prova a farsi nominare sottoprefetto a Bordeaux, ma non ci riesce. Nel 1871 rientra a Parigi. La fortuna dei Rougon non ha avuto fortuna e Zola si trova di nuovo in cattive acque. L’amico Théophile Gautier lo presenta all’editore Georges Charpentier, con il quale Zola si impegna a pubblicare 2 romanzi l’anno per 10 anni. Nel 1872 esce La Cuccagna e nel 1873  Il ventre di Parigi, 2° e 3° capitolo dei Rougon-Maquart nei quale ci mostra la vita nei quartieri alti e dentro il grande mercato generale di Les Halles. Va in scena Thérèse Raquin, che però, a differenza del romanzo, si rivela un insuccesso. Nel 1874 pubblica il 4° volume dei Rougon-Maquart, La conquista di Plassans, nel quale affronta il tema dell’avidità dell’emergente borghesia, nata dopo il colpo di stato di Napoleone III.

Un altro fiasco a teatro: Les héritiers Rabourdin. Esce Nuovi Racconti di Ninon. Nel 1875 pubblica La colpa dell’abate Mouret, 5° capitolo dei Rougon-Maquart che gli vale la stima di J. K. Huysmans e di Henry Céard, scrittore naturalista. Segue Sua Eccellenza Eugène Rougon. Ma è la pubblicazione de Lo scannatoio (o L’Ammazzatoio, romanzo in cui facciamo la conoscenza della piccola Nanà) a sancire il suo definitivo successo. Con i proventi delle vendite compra una villa a Médan, vicino Parigi, dove si circonda di amici letterati ed artisti. La rivista Diner Trap definisce come protagonisti della scuola naturalista gli scrittori Alexis, Céard, Flaubert, Goncourt, Hennique, Huysmans, Maupassant, Mirbeau e, ovviamente, Zola. Il loro manifesto è Les soirées de Médan , una raccolta dei loro racconti pubblicata nel 1880. Intanto nel 1878 Zola pubblica Una pagina d’amore, 7° volume dei Rougon-Maquart, a cui segue il capitolo più famoso, venduto e discusso in assoluto: ovviamente parliamo di Nanà. Purtroppo nello stesso anno muoiono l’amico Flaubert e sua madre.

Pubblica i saggi Il romanzo sperimentale, I romanzieri naturalisti, Il naturalismo a teatro e Documenti letterari. Nel 1882 esce il 10° capitolo dei Rougon-Maquart, Dietro la facciata. Romanzo ambientato in un rispettabile condominio abitato da integerrimi borghesi, che cambiano donna come cambiano idea politica in base all’aria che tira. Gli fa seguito Al Paradiso delle Signore, la straordinaria storia della nascita dei centri commerciali. Il 12° capitolo dei Rougon-Maquart si intitola La gioia di vivere. È del 1885 Germinal, 13° volume dei Rougon-Maquart che ci presenta Etienne, fratellastro di Nanà, minatore impegnato nelle prime vere e drammatiche rivendicazioni sociali. Nel 1886 pubblica L’Opera, 14° romanzo della saga dei Rougon-Maquart e dedicato alla vita dei pittori ed al loro tormentato processo di creazione artistica. L’amico d’infanzia Cézanne si riconosce nel protagonista, Claude Lantier, altro fratellastro di Nanà già visto in Dietro la facciata; non la prende bene e rompe un’amicizia ventennale. Nel 1888 la moglie di Zola assume una guardarobiera, Jeanne Rozerot, di cui lo scrittore si innamora. Non lascia la moglie, ma tiene Jeanne come amante ufficiale con la quale avrà due figli, fino alla sua morte. Paradossalmente questo sarà il periodo più sereno e più prolifico nella vita di Zola. In questo periodo escono La terra e Il sogno, 15° e 16° capitolo dei Rougon-Maquart. Nel 1890 pubblica il 17° volume dei Rougon-Maquart: La bestia umana, romanzo in cui scorre il parallelismo tra la bestialità dell’animo umano e quella del progresso, rappresentato dai treni, che corrono via indifferenti tanto agli umani che trasportano che a quelli che travolgono lunga la loro corsa. Grande successo ottengono i capitoli 18° e 19° dei Rougon-Maquart, Il denaro e La disfatta. Nel 1893 viene nominato presidente della Société des Gens de Lettres e contemporaneamente conclude il ciclo dei Rougon-Maquart con il romanzo dal titolo Il dottor Pascal. Ma già l’anno successivo è a lavoro su un nuovo progetto, dal titolo Tre Città: Lourdes, Roma e Parigi sono le 3 città che danno il titolo ai 3 volumi che compongono l’opera. Contemporaneamente riprende il suo lavoro di giornalista e, nel 1897, scrive il famoso articolo J’accuse, in cui si schiera apertamente contro il governo nel controverso “Affare Dreyfus”. Il ministro della Guerra gli fa causa e la vince; Zola è condannato a pagare 3.000 franchi di ammenda e ad un anno di prigione. Si rifugia in Inghilterra.

Nel 1899 il caso Dreyfus si conclude con l’assoluzione del capitano ebreo ingiustamente accusato di essere una spia e questo porta all’amnistia per Zola, che rientra a Parigi non come semplice scrittore, ma come un uomo dai profondi valori morali, pronto a lottare ed a pagare per difenderli. Il suo ultimo progetto è influenzato da questa nuova consapevolezza di se; la sua ultima serie intitolata I Quattro Vangeli, composta dai volumi Fecondità, Lavoro e Verità (il quarto non ha fatto in tempo a scriverlo) abbandona gli studi naturalistici della realtà per assumere toni più moralistici. Il 29 settembre del 1902, mentre sta terminando Verità, Zola muore asfissiato nella sua casa di Parigi. Il sospetto che sia stato assassinato si fa strada nella mente di molti. Lo scrittore Anatole France pronuncia l’elogio funebre ed il 5 ottobre il corpo di Zola, seguito da un lungo corteo, viene sepolto al cimitero di Montmartre. Nel 1908 le sue ceneri vengono trasferite al Panthéon, tra i grandi di Francia.

– Monia Guredda –

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