Rubrica – Dentro l’età vittoriana: quattro serie tv da non perdere

Dentro l’età vittoriana: quattro serie tv da non perdere. Guardate, partiamo con il piede sull’acceleratore: poteva l’Età Vittoriana, uno dei periodi storici più amati dall’industria dell’intrattenimento, non essere protagonista di alcuni importanti serial degli ultimi anni? Ovviamente la risposta è “no” e infatti, dai tempi dei primi serial su Sherlock Holmes negli ani ’60 sino a recenti, importantissimi show, la lista è lunghissima; tentiamo dunque di fare ordine e di proporvi qualche idea su come immergervi nel secolo d’oro della cultura britannica in maniera semplice e rapida attraverso la vostra TV!

Partendo dall’inizio: Victoria!

Prodotta dalla BBC, con Jenna Coleman, fra le più amate delle spalle del Doctor Who, Victoria è uno show britannico, ancora in uscita in queste settimane, che ci da subito il “la”; appena rinnovata per una seconda stagione, la serie, scritta da Daisy Goodwin, è ambiziosa e vuole rappresentare il più importante periodo della storia britannica di petto, spostando la telecamera dalle persone comuni, dalle vicende quotidiane o dalle storie di fantasia in essa ambientate per portare sullo schermo la donna al centro di tutto, ossia proprio la regina Vittoria. Si tratta di un’operazione costosa e suntuosa, che sembra non badare a spese per rappresentarla Storia in maniera appassionante, soprattutto adottando l’ottica, particolarmente moderna, di una giovanissima principessa che in un momento si ritrova a dover regnare sull’impero più importante del globo all’apice della sua gloria. In mezzo, l’amore per il principe Albert, la famiglia, gli intrighi, i pregiudizi, la presenza rassicurante di lord Melbourne, consigliere della regina, interpretato da un veterano come Rufus Sewell.

Misteri di Londra

A questo punto, tolte le novità dell’ultimo mese, ci spostiamo sui grandi classici delle serie moderne a sfondo vittoriano; sono tutti thriller o horror, mistery, che fanno dell’ambientazione potenzialmente pulp il loro punto di forza, e non solo: per tutte, la Londra vittoriana diventa la ragion d’essere, perché giocano tutto il loro “meccanismo” sul rielaborazione di un vastissimo immaginario collettivo fatto di romanzi e lungometraggi cinematografici costruiti su Jack lo squartatore, Dracula e altre importantissime narrazioni fantastiche. Proprio i due “miti horror” sopra nominati ci portano ai primi tre esempi di cui parleremo velocemente: la versione di Dracula con Jonathan Rhys Meyers del 2013, Ripper Street (2012) e, per estensione, Whitechapel (2010).

La prima è una rielaborazione che suona abbastanza “americanata” del capolavoro della letteratura fantastica di Bram Stoker, con un affascinante Dracula visto come ambiguo antieroe con l’obbiettivo di distruggere l’Ordine del Drago, setta cristiana fondamentalista colpevole di aver assassinato l’amata del vampiro secoli prima; si tratta di una trasposizione postmoderna della storia di partenza, tutta giocata sulla rilettura in chiave seriale delle sue dinamiche (sfide personali fra i protagonisti, costanti lotte fra l’Ordine del Drago e il vampiro, fatte di diverse battaglie, e così via). Gli amanti del romanzo non l’hanno molto gradito, e non è un caso che sia stato chiuso dopo la prima stagione.

Ripper Street e Whitechapel sono invece due serie che giocano comunque sulla rielaborazione dell’episodio storico di Jack lo squartatore (autunno 1888), ma raccontando entrambe sviluppi del caso avvenuti dopo la fine degli omicidi delle prostitute dei quartieri popolari londinesi; nel primo si narra un’immaginaria seconda tornata di omicidi, un anno dopo quelli canonici. Nel secondo, spingendosi ancora più in là, si immagina cosa accadrebbe se lo squartatore riprendesse ad assassinare nella Londra contemporanea.

Due giochi narrativi thriller abbastanza ben accolti per la loro capacità di invenzione a partire da fatti storici; altro esempio, famosissimo, che gioca invece sulla rielaborazione dei classici della letteratura horror mescolando situazioni e personaggi di diversi romanzi per creare qualcosa di nuovo (un’operazione già tentata con successo da La lega degli straordinari Gentlemen di Alan Moore) è ovviamente Penny Dreadful con Eva Green, Timothy Dalton e Josh Hartnett (2014-2016) che ha diviso il pubblico: c’è chi lo ama, chi lo odia, chi lo prende con le pinze ma, in tutti questi casi, lo show ha colpito e ha creato abbastanza dibattito da dirsi “riuscito”. Giorgio, direttore di Youpopcorn, gli ha inoltre dedicato un ciclo di recensioni dedicato alla terza stagione, uscita su Netflix la scorsa primavera, che potete trovare sul nostro sito.

Oltre il canone, Sherlock!

La più importante e ambiziosa serie “vittoriana” degli ultimi anni è stata però, forse, un ennesimo gioco narrativo basato su uno dei più importanti prodotti narrativi di quell’epoca, ossia la serie di Sherlock Holmes di Conan Doyle.

Per quanto suoni assolutamente fuori luogo inserirlo in un articolo su serie in costume come Victoria, Sherlock con Benedict Cumberbatch e Martin Freeman, della BBC, è riuscito a trasporre in un’ottica contemporanea lo spirito dei romanzi, l’ironia, la complicità tutta vittoriana dei loro protagonisti, con una cura filologica perfetta, con pochissime stonature, portando in TV un buon esempio di giallo deduttivo vecchia maniera. Inoltre è di quest’anno L’abominevole sposa, episodio speciale della serie che ha riportato il personaggio in un episodio ambientato a fine ‘800, perfetta ciliegina sulla torta per l’intera serie.

Beh, diteci: vi abbiamo fatto venire un po’ di acquolina in bocca?

– Fabio Antinucci –

Rispondi